20 anni a Rosario Diaz Mendez

http://chiapasbg.wordpress.com/2013/06/07/condanna-20-anni/

La Jornada – Venerdì 7 giugno 2013

“Senza fondamento” condannato a 20 anni di prigione l’indigeno tzotzil della Voz del Amate

HERMANN BELLINGHAUSEN

Il detenuto tzotzil Rosario Díaz Méndez, membro della Voz del Amate e aderente alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona, già da 8 anni in prigione a San Cristóbal de las Casas, Chiapas, martedì è stato condannato a 20 anni con l’accusa di sequestro. Ingiustificatamente, secondo numerose prove che Jacqueline Ángel, giudice di prima istanza di Simojovel, non ha preso in considerazione.

“L’ingiustizia continua”, scrive Díaz Méndez dalla sua cella. La nuova condanna, con procedimento 333/2005, è “per il reato prefabbricato di sequestro, nonostante le vittime dichiarino di non conoscermi e chiedono la mia libertà, ed i miei testimoni a discarico nemmeno vengono citati”, perché “l’autorità è cieca e sorda”. Aggiunge che l’origine della sua persecuzione giudiziaria è per aver guidato circa 300 coloni di Huitiupán contro “la cancellazione dei contatori dell’acqua potabile nel mio villaggio guidato dalla giunta di Hernal González López”. Il funzionario nel 2005 “coinvolse” delle persone che lo accusarono di sequestro. Su Rosario pesa anche un’accusa di presunto omicidio, per il quale è già stato condannato a 25 anni e la cui sentenza d’appello è prevista nelle prossime settimane.

Díaz Méndez chiede al governatore Manuel Velasco Coello di “porre fine a questa ingiusta detenzione”, e lo esorta a “rispettare quanto ha dichiarato il 18 aprile”, quando “si è impegnato a liberarci” (i detenuti della Sesta).

Intanto, la Red contra la Represión ha chiesto l’assoluzione di Díaz Méndez per l’omicidio del quale è accusato (procedimento 47/2005) ed ha invitato ad organizzare manifestazioni di protesta nei diversi paesi in cui la Sesta gode di simpatizzanti che chiedono la sua scarcerazione.

Il 24 gennaio scorso, il tribunale di Simojovel ha emesso la condanna per omicidio “nonostante le prove evidenti della sua innocenza”, sostiene la Red. Il tribunale penale di Tuxtla Gutiérrez aveva ordinato la revisione del procedimento per l’esame di prove rilevanti a favore del detenuto. In aprile si aspettava che il suo caso arrivasse al tribunale di San Cristóbal, ma “è arrivato incompleto” ed è quindi ritornato a Simojovel. “Per la giudice Ángel non è importante che si continui a perpetrare questa ingiustizia, e fa pensare che sia un modo di boicottare il compagno per coprire funzionari del municipio implicati nell’elaborazione di prove false”.

La Rete ricorda che Díaz Méndez è stato accusato di aver partecipato ad un assalto  il 4 di aprile 2005 a Huitiupan, nel quale morì Maurilio Madrigal Rodríguez, commerciante di Tabasco che, insieme ad altre quattro persone, vendeva prodotti di plastica. “Il pubblico ministero di Simojovel ha omesso in maniera negligente e deliberata lo svolgimento delle procedure che avrebbero permesso di conoscere con maggior precisione i fatti ed i responsabili”. Tre mesi dopo, il PM simula il confronto tra due altre persone che sarebbero state presenti ai fatti. L’agenzia statale di investigazione il 6 giugno di quell’anno presentò una relazione dove si assicurava di aver interrogato questi testimone. Questi deboli elementi sono la base dell’accusa e delle decisioni giudiziarie.

Al momento dell’assalto, Díaz Méndez si trovaba a Playa del Carmen, Quintana Roo, a lavorare come muratore insieme ai figli. I quattro sopravvissuti all’assalto “non hanno mai ammesso di aver visto Rosario partecipare al delitto” e quando nel 2008 hanno avuto un confronto con lui, non lo hanno riconosciuto come uno degli aggressori”.

Il PM ha dovuto così basare la sua accusa su altri due presunti testimoni, Rogelio Gómez García e Juan Gómez Cortez, che avrebbero dichiarato di aver visto i fatti e identificato l’accusato. Ma entrambi vivevano lontano dal luogo dei fatti ed è poco probabile che fossero presenti. Il secondo era gravemente malato e sarebbe morto 12 giorni dopo la sua presunta dichiarazione. Il primo, in un confronto faccia a faccia realizzato nel 2012, ritrattò la dichiarazione nella quale accusava Díaz Méndez. “Ci troviamo di fronte ad una classica montatura giudiziaria per vendette politiche e favori personali dei quali Rosario è vittima e non carnefice”, conclude la Rete. http://www.jornada.unam.mx/2013/06/07/politica/015n1pol

(Traduzione “Maribel” – Bergamo)

Lettera scritta da Rosario Díaz Méndez in spagnolo : http://noestamostodxs.noblogs.org/?p=1750