Donna in carcere per essersi difesa da stupro: YAKIRI LIBRE!

Con lo slogan  ” la stessa giustizia che ci opprime nella lotta, condanna Yakiri per non voler farsi ammazzare”,  iniziava il 29 Dicembre una manifestazione che colorava le strade dal centro di Cittá del Messico di viola e bianco. Centinaie di persone di tutte l’età e generi chiedevano con striscioni e fiori in mano la liberazione immediata di Yakiri Rubí Rubio Aupart.

Il caso di Yaki è pieno di irregolarità, come ci racconta suo padre, José Luis Rubio.

Tutto è iniziato il 9 dicembre 2013 . Yaki è stata rapita, portata in un albergo, picchiata e violentata . Quando stavano per farla finita con la vita della giovane di 20 anni con un coltello, lei ha combattuto  perché, come dice nella lettera che ha scritto riguardo l’evento: “io amo la vita, così come ho lottato per rimanere in vita ora voglio lottare per la mia libertà. ”

Lei si é difesa, ha lottato per fuggire alla morte ed il coltello è finito nel collo dell’aggressore che è fuggito lasciandola libera. Libera, fino a quando ha incontrato la polizia che,  invece di seguire il protocollo normale per una denuncia di stupro, la ha arrestata, senza farla visitare da un dottore o dottoressa, senza curare le ferite che coprivano il suo corpo, senza permettegli di chiamare la sua famiglia o Avvocato/essa.  Yaki è stata fortunata a sopravvivere ma uno Stato femminicida, non perdona. Lo stesso  giudice che ha l’incarico del suo caso é stato segnalato nel 2011 per molestie sessuali alla sua segretaria.

José Luis Rubio racconta come, da quando ha iniziato a difendere i diritti della figlia, riceve messaggi di altre donne che hanno subito la stessa sorte, ma che sono stato messe a tacere, spesso dalle loro stesse famiglie, per paura, senso di colpa, per quello che se ne dirá. La testimonianza di una giovane durante la manifestazione lo conferma. E basta guardare le cifre delle ultime statistiche rilasciate dal  Inmujeres : nello Stato del Messico, 7 donne su 10 sperimentano una qualche forma di violenza sessuale, ma solo il 9,2 % denuncia l’aggressore .

Il caso di Yakiri Rubino è un esempio, un caso unico che evidenzia un  potere corrotto e una  giustizia diversa a seconda dei generi.
In questo momento ci sono diverse campagne in rete di solidarietà con Yakiri. Sulla pagina Change.org è possibile firmare per chiedere al ministero della giustizia la sua liberazione, realizzando i protocolli necessari per la segnalazione di violenza sessuale.

http://www.change.org/petitions/liberen-a-mujer-que-defendi%C3%B3-su-vida-durante-una-violaci%C3%B3n-justiciaparayaki