La crisi energetica a Gaza

Da anni la crisi energetica a Gaza è un grave problema.
L’unica centrale elettrica della striscia riesce a produrre solo fra il 30 ed il 50% del fabisogno di corrente e la mancanza di petrolio e benzina che si sta verificando ormai da mesi aggrava le già difficilissime condizioni di vita dei suoi abitanti.
In Egitto il petrolio spesso scrseggia, Israele vende il suo ad un prezzo triplo rispetto a quello egiziano.
Secondo quanto annunciato da fonti ufficiali, domani mattina, dopo lunghe trattaive diplomatiche iniziate il mese scorso, 153.000 litri di carburante donati dal Qatar, verranno lasciati entrare nella Striscia attraverso il border di Rafah.
La situazione migliorerà , ma per un periodo brevissimo. La striscia di Gaza deve quotidianamente affrontare difficoltà ed ingiustizie a causa dell’occupazione militare Israeliana


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[Gaza] CONTINUANO I BOMBARDAMENTI SULLA STRISCIA DI GAZA

Oggi martedì 5 giugno, intorno alle 23 Gaza veniva bombardata più volte.
Negli ultimi giorni i raid si sono succeduti quasi ogni notte, da quando un attivista jihaidista della resistenza palestinese ha superato i confini della striscia per entrare in territorio israeliano con l’intento di far esplodere un kibbutz. Uno scontro a fuoco fra questo ed un militare israeliano, che sorvegliava l’area, è costato la vita ad entrambe.
Successivamente un aereo israeliano ha sganciato una bomba su un mezzo di trasporto con a bordo 4 attivisti jihaidisti, uccidendoli.

Nella sotte fra sabato e domenica due missili lanciati da un F16 dell’aviazione israeliana hanno colpito il villaggio beduino di Um al Nasser, a nord della Striscia di Gaza distruggendo una piccola fattoria una cisterna e danneggiando una struttura per l’infanzia.

La notte fra domenica e lunedì, durante una serie di incursioni aeree, israele ha colpito con 4 missili una casa abitata nel campo profughi di Nouseirat, ferendo 7 persone di cui 4 bambini.

QUI IL RACCONTO DI CHI ERA DENTRO LA CASA DURANTE IL BOMBARDAMENTO

http://ilblogdioliva.blogspot.co.il/2012/06/attacco-israeliano-su-gaza-3-4-giugno.html

Sono stati colpiti anche un’area disabitata fra una moschea ed una casa, una fattoria in Khan Younis, (sud della Striscia), una fattoria in Beit Lahia, (nord della Striscia), un’abitazione disabitata in Deir el Balah, (zona centrale della Striscia)

Questa notte i raid aerei si sono succeduti sia su Rafah, a sud della striscia dove è stato mirato un’allevamento di polli, che su Gaza city.
Per ora si sa solo che un uomo è stato ucciso e ci sono diversi feriti.

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[Gaza] PRIMO GIUGNO A GAZA, FUCILI E BOMBE

Questa mattina a Gaza il sole non si è levato silenzioso come le altre volte, anzi è esploso prima nel cielo e poi sulle strade e ha lasciato morti e feriti.
Era notte tarda quando il nostro amico Mohamed stava camminando lungo la spiaggia. Tutto in torno era buio e l’unica cosa che si sentiva erano i suoi passi e quelli del compare col quale stava rientrando a casa.

La spiaggia di Gaza è magica quando è deserta, quando l’unica luce che vedi proviene dalle stelle o dalle barche dei pescatori che anche questa notte hanno sfidato i fucili israeliani. Quando senti sparare quei colpi, anche se lontani, anche se ti senti al sicuro, non puoi che sentirti unito al pescatore che in quel momento starà subendo l’aggressione. La mattina precedente 4 pescatori sono stati arrestati
Perché l’esercito israeliano spara sui pescatori? Perché spara sui contadini? Perché non lascia la possibilità alle povera gente di lavorare dignitosamente.
Ma lo sapete che i proiettili bucano la carne e uccidono, anche se risuonano come in un film, fanno molto male.
Quando gli israeliani sparano in mare, è quasi sicuro che danneggeranno il motore di una barca e arresteranno dei pescatori, trattenendoli ad Asdot per uno o due giorni, sotto pesante interrogatorio.
Magari è così che Israele riesce a farsi delle spie, opprimendo e spaventando e poi ricattando.
Per fortuna dalla spiaggia dove Mohamed e il suo compare stavano camminando non si sentono spari questa notte, non si vedono ombre e non si poteva immaginare che qualcuno fosse li. I due vengono aggrediti, picchiati malamente e deprivati di ogni avere: lap top, telefono, I-pod, tutto importante ma non fondamentale, a parte il passaporto di Mohamed.
A Gaza, coi problemi interni che ci sono e a causa della divisione con il West Bank perdere il passaporto significa dire addio alla possibilità di muoversi per molto, molto tempo. Non basta andare alla questura con una foto e qualche euro. Se hai il passaporto forse puoi uscire da Gaza, se non ce l’hai e lo stai aspettando può capitarti di aspettare 8 anni.

Dall’altra parte della striscia a Kan-Younis sono le 4 del mattino e le sentinelle della resistenza palestinese e quelle israeliane sorvegliano armati quelle righe immaginarie dette confini.
Ovviamente nessuno deve permettere che il nemico varchi la linea, sicurezza significa garantirsi che il nemico sia sufficientemente lontano, ma se succede come sta volta che due soldatini si incontrano, questi si si sparano. Così ne sono morti due la mattina del 1 giugno 2012. Uno a uno.
L’esercito israeliano rende noto che l’attivista palestinese stesse cercando di approfittare di una fitta nebbia per varcare il confine, altre fonti sostengono che l’incursione voleva mirare a rapire il soldato israeliano.
Ma perdere due vite non è bastato questa mattina. A Gaza Strip, poco lontano da quest’area un aereo israeliano ha bombardato un rickshaw che portava quattro uomini, attivisti Jihadisti, Uno è morto poche ore fa, un altro è in fin di vita e due sono feriti gravi.
L’ufficiale portavoce dell’esercito israeliano ha dichiarato che Israele continuerà ad operare contro chiunque usi il terrore sui i cittadini israeliani.

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[MoviengToGaza] Nakba e apartheid


Gaza City, 15 Maggio 2012: 64 anni dalla Nakba.
Il giorno della ‘catastrofe’, quando buona parte degli abitanti arabi della Palestina venne letteralmente cacciata dai confini dello Stato d’Israele, all’indomani della fine del mandato britannico sulla Palestina gli Arabi: si stima che i discendenti dei 700.000 palestinesi cacciati dalle loro terre possano essere oggi circa 4.250.000.
Abbiamo incontrato Haidar Heid, portavoce del BDS e professore di Cultural Studies dell’università Al Aqsa, che ci ha fatto un interessante parallelismo fra Apartheid sudafricana ed Apartheid palestinese: due vicende molto distanti ma unite da un profondo problema razziale.
Le continue restrizioni alla libertà del popolo palestinese sono infatti in stretta similitudine con l’esperienza che attraversò tutto il secolo scorso nella colonia del Sudafrica: leggi restrittive, limiti alla mobilità, abusi e violenze rendono oggi il conflitto israelo-palestinese un fenomeno di Apartheid, segregazione, a tutti gli effetti.

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[MoviengToGaza] BREAKING NEWS-Carro armato israeliano spara sulle case dei contadini

A Gaza si spara quasi ogni giorno. Confini qui significa esercito armato che invade, minaccia, occupa, ma non spaventa più.
Il problema qui non è tenersi informati, è dimenticare.
Impegnarsi per la Palestina significa concentrarsi sulla popolazione che vuole vivere una vita normale. I bambini hanno bisogno di giocare e ridere, gli anziani di distrarsi perchè la consapevolezza è anche troppo alta, c’è bisogno di ridere, mentre alcuni si occupano di diffondere informazione.
Per strada non ci si racconta cosa succede sulla buffer zone, o in mare, perchè è sempre la stessa cosa ormai da troppi anni.
Da fonti non ufficiali, ovvero i contadini che vivono la buffer zone senza diritto di scelta, ci arriva questa notizia:
“I carri armati israeliani sono entrati a nella zona est della striscia di Gaza, nei pressi di Kan-junis. Gruppi di resistenza hanno risposto al fuoco con un razzo RBG sparato contro un carro armato. 7 soldati israeliani sono stati feriti, uno dei quali gravemente. Come conseguenza, due bulldozer e cinque carri armati israeliani sono stati posizionati di fronte al valico di Karni (uno delle tre dogane che isolano Gaza dal resto del monto).
In questo momento l’esercito di occupazione israeliano sta bombardando le case degli agricoltori.
Diversi palestinesi feriti”.

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[MoviengToGaza] Gaza la ami o la odi


Gaza o la ami o la odi, non ci sono mezzi termini. La sua gente ospitale e gentile, sempre allegra e positiva, che guarda avanti e accoglie gli stranieri come amici di sempre. Gaza vuole sapere tutto di te e ti trascina fra i suoi mille vialetti e situazioni. Gaza non dorme mai, coi suoi blogger che scrivono e pubblicano fino a tardo mattino. Gaza della religione e delle tradizione, Gaza degli studenti arrabbiati che vogliono un futuro di verità e libertà. Gaza di chi ne ha paura e di chi ti protegge perchè sei straniero. Gaza che ti vede come un eroe perchè sei li e potresti non starci. Gaza dove tutto è più bello solo perchè si trova qui.

Qui non si perde un secondo per vivere, arriva sempre qualcuno, ci sono manifestazioni da organizzare e seguire, c’è da crearsi delle relazioni, perchè non ti puoi muovere se non sai come farlo.

Le relazioni umane esistono, funzionano e se non le sai gestire ti affogano. Se la vuoi vivere questa terra la devi assorbire tutta, altrimenti ci passi in mezzo e non la vedi.

A Jabalia Camp dove filmiamo una scena del video clip di Antar, un rapper fra i più apprezzati nella scena locale, i vicini di casa sono amici fra di loro,anche se condividono degli spazi minuscoli e hanno case su strade anche più strette di un metro, si rispettano, si occupano a vicenda dei bambini e creano una comunità.E se tu passi di li facilmente verrai invitato per un te e poi un caffè e poi una shisha.

A Gaza puoi chiedere alla polizia se li puoi filmare con fucili mitragliatori in mano mentre sorvegliano la stazione di benzina, ma per passegiare al porto fuori che il venerdì, devi avere una autorizzazione speciale.

Le regole del gioco sono impalpabili e variabili, le conseguenze se sbagli dolorose per te e chi si rpende cura di te.

PROCESSO ARRIGONI-NAKBA-E PAL STRIKE

Oggi 14 Maggio alle ore 10 il processo per Vittorio Arrigoni che doveva tenersi è Gaza è stato rimandato al 28 di Maggio per assenza del giudice.
Nel tardo pomeriggio l’autorità palestinese di Gaza ha dichiarato terminato lo sciopero della fame in solidarietà ai prigionieri nelle carceri israeliane, che si teneva sotto le tende di piazza Al-Joundi in seguito al raggiunto accordo fra i rappresentanti dei prigionieri e le autorità israeliane. Subito sono iniziati i festeggiamenti. La notizia è stata confermata da diverse fonti palestinesi e dalla BBC diverse ore fa. E’ di pochi minuti fa la notizia che i prigionieri Thaer Halahlel e Bilal Diab in sciopero da 70 giorni saranno scarcerati, il primo il 5 di giugno, il secondo il 17 agosto. Termina per loro lo sciopero della fame.
Domani è il giorno della commemorazione della Nakba e per direttiva interna non sono permesse manifestazioni o cortei di grande portata. Così come non sarà più possibile organizzare la manifestazione sulla buffer zone che da tempo si teneva ogni martedì.
Un collettivo di studenti ha indetto alle 10 all’università Al Aqsa una incontro per discutere e ricordare il valore storico di questa giornata e per continuare a dimostrare solidarietà ai prigionieri e le loro famiglie.

[MoviengToGaza] Kan-Yunis-Khuzaa Farming Action


Mercoledi 2 maggio, Gaza.
Le incursioni dell’esercito isareliano nella cosidetta “buffer zone” (territorio palestinese al confine con quello israeliano che viene di fatto controllato da questi ultimi) mirano a impedire ai contadini palestinesi di coltivare le loro terre. In questo modo si aggravano le condizioni di indigenza di un popolo già costretto a forti sacrifici per via dell’embargo.

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[MoviengToGaza] SCIOPERO DELLA FAME A GAZA IN SOLIDARIETA’ AI PRIGIONIERI #2


Gaza, una striscia di terra di 360 km/q percorribili in una o due ore di automobile, variabili a seconda delle condizioni delle strade e dell’auto che si guida, vive compressa dentro ai suoi confini che vengono sorvegliati e “protetti” dall’esercito israeliano. La striscia di Gaza è circondata a nord a est e a sud da un muro alto sei metri di cemento armato che solo i militari dell’esercito di occupazione possono oltrepassare durante le loro inaspettate incursioni o esercitazioni (organizzate con carri armati e proiettili veri su gente vera che viene ferita ed uccisa davvero). Ci sono due soli ingressi per i civili, Erez e Rafah controllati dalle forze militari israeliane a nord ed egiziane a sud. A ovest c’è il mare sorvegliato dalla marina israeliana che quasi ogni notte spara sui pescatori, sequestra barche ed arresta.

Come in altri paesi in via di sviluppo qui per strada si trovano auto i cui pezzi paiono tenuti insieme dalle preghiere. Non importa se con o senza ammortizzatori, se le portiere chiudano o meno e se i finestrini e gli specchietti ci siano, basta che le ruote girino e che quel che resta della tappezzeria venga rivestito con pellicola trasparente da imballaggio perché qui anche i rottami si rivendono e continuano ad avere una vita.
Le strade sono sature di fumi neri nei momenti di traffico più intenso, che vanno a miscelarsi con gli odori dei generatori quasi sempre accesi per compensare la distribuzione di corrente elettrica che va e viene a secondo della zona, ogni giorno con orari diversi.
Nonostante la terribile crisi energetica dovuta alla mancanza di benzina e diesel anche per brevi distanze qui è tradizione usare l’auto. Noi questa mattina decidiamo di recarci a piazza Al-Jundi a piedi, anche se il caldo comincia a farsi sentire se non c’è vento ed è dura resistere in maniche lunghe.
La tradizione e la religione, qui popolarissime entrambi, prevedono regole di comportamento e costume piuttosto rigide nei luoghi pubblici, specialmente per le donne. Braccia e collo coperti, decoro, poche strette di mano, nessun contatto fisico con persone dell’altro genere, nessuna sigaretta in luoghi aperti e niente che possa apparire non convenzionale come accennare a movimenti di danza per strada. Come internazionale si hanno già molti occhi addosso e con i primi tre bottoni della camicia aperti, anche quelli indesiderati. E’ bastato avvicinarsi alla piazza “in quelle condizioni” per essere apostrofati da un agente della sicurezza che ci ricorda che esistono delle tradizioni a Gaza che devono essere rispettate.

Continuano da giorni le azioni in solidarietà ai prigionieri che prevedono marce per la città organizzate in cortei di partito, letture, comizi e danze popolari. Su questa piazza, in maniera del tutto esclusiva a Gaza, è permesso l’uso di un sound system.
Ci avviciniamo alla tenda degli uomini, dove sono stati organizzati letti e sedie per permettere a questi di portare avanti lo sciopero della fame. Decidiamo di chiedere un’intervista ad Hamza, uno dei prigionieri rilasciati con gli accordi Shalit.
Shalit è il nome di un soldato israeliano che nel 2007, durante un’incursione palestinese oltre il confine con Israele, è stato rapito e trattenuto a Gaza come ostaggio ai fini di instaurare una trattativa per la liberazione di 1400 prigionieri politici del governo israeliano. Tale trattativa si è conclusa con successo quest’anno.
Hamza è rimasto in carcere per 10 anni trascorrendo gran parte della sua detenzione in isolamento in una cella piccolissima illuminata da un immenso faro dalle cinque di mattina fino alla mezzanotte, con solo un’ora d’aria al giorno e senza ricevere mai le terapie mediche richieste.
-”Dieci anni sono un periodo molto lungo e resistere ad angherie e soprusi, senza poter né incontrare né scrivere alla propria famiglia, resistendo a continui raid notturni punitivi, alle umiliazioni ed alle percosse, non è stato facile. In più da quando sono iniziati gli scioperi della fame in carcere, le relazioni fra detenuti e secondini si sono indurite, portando a continue azioni contro i prigionieri che ad ogni visita delle guardie vengon fatti spogliare nudi”-
Da quando è stato rapito Shalit nessun detenuto ha più potuto incontrare o scrivere ai propri parenti, sono state bandite tutte le comunicazioni con l’esterno compresi tutti i libri, quotidiani e lettere, quindi Hamza per cinque anni non ha potuto vedere sua madre o nessuno della sua famiglia e viceversa questi non avevano più notizie di lui.
Quando il soldato israeliano Shalit è stato liberato Hmaza, come tanti altri, è stato liberato e confinato a Gaza senza alcun documento di viaggio, come da accordi intrapresi fra il governo israeliano, e la croce rossa internazionale, che ha interceduto in tutte le trattative.
Ora Hamza è in sciopero della fame ed il suo sogno è di poter terminare i suoi studi, tornare a Gerusalemme e da li continuare le lotte per il suo popolo.
Per rendere l’idea, quasi ogni persona con la quale parliamo, anche al di fuori di questa piazza, ha o ha avuto un parente o genitore imprigionato nelle carceri israeliane durante azioni di resistenza all’occupazione o per ragioni apparentemente inerenti. Ognuna testimonia condizioni di prigionia barbare e non dignitose, ognuno denuncia ragioni inaccettabili per l’arresto quasi sempre avvenuto senza un vero processo civile, ognuno soffre la mancanza di un supporto internazionale attivo nei confronti di queste anomalie legislative.
Così ci testimonia anche un altro giovane, il cui padre è in arresto dal 2000, e dal 2007 non può vedere la famiglia. Quest’uomo è stato stato fatto prigioniero al valico di Rafah, mentre andava in vacanza con la famiglia, perché accusato di finanziare movimenti terroristici a Gaza.

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[MoviengToGaza] She is only a fisherwoman


During some members of our group were making a workshop in photography in a centre for children, i move with my best friend M. and S. of our group to the Beach Camp, a refugee camp containing about 60.000 persons. If we talk about a refugee camp, we often imagine a place full of tents, but those in Gaza existing for over 60 years look more like a small city with grey uncoloured lowest-standard houses. The distances between the houses are differing from each other, but some “streets” are as large as my body and it is easier to loose yourself in the alleys of the camp than in a labyrinth.

We want to see a fisherman, Mahmoud, he is 54 years old and is living close to the former Secret Service Building of the Palestinian Authority, which was several times bombed. Eventually many people people in this world were happy to hear that this building was destroyed and is not usable anymore, but did anybody care about the destroyed houses which are surrounding the building? Did anybody talk about Mahmouds house which was damaged several times? Did anybody ask himself if he would have the money to rebuild it? Obviously not. Mahmouds house is in a very bad condition, the roof is provisory repaired and a bad smell is present wherever you turn your nose, which is surrounded by a big “murder of flies”.

Mahmoud lives with his wife, who was not present today, because she had to meet her brother who lives in Egypt and 4 kids, 2 younger boys and 2 elder girls in this poor, in my opinion slum quarter. He is sick. He can´t move his legs properly, his nervous system is not working well anymore what forced him to stop to continue his work as a fisherman 20 years ago, but nevertheless during he tells us his unhappy story, he doesn´t show that he feels blue, no, he actually laughs and makes jokes like everybody in Gaza. It is tradition here to smile, when you pass the most difficult moments in your life.

On his right side sits a bit bashful 17 year old girl, called M. She doesn’t smile so much. The expression of her face reflects her disaffection of her current situation. No, it is not a punishment of her father, what makes her so serious, it is not the lack of money to buy a new Barbie doll or new clothes,…..it is the sadness not to be able to go to school anymore, not to be able to begin a career, not to be able to study education in sports, which you can read out of her beautiful brown glassy eyes. She likes sports, she swims faster than others and she had the dream to participate at the Olympic Games, but instead she decided to stop the school, to take the boat of her father and to continue with the tradition of the family, even if she knows that fishing at the coast of the Gaza Strip can be fatal. Her father is proud of her, he can´t stop to repeat how strong she is, how important she is for the survive of the family. With 1000 Shekel(200 Euros) for seven months, a contribution from the Authority, it is not possible to pay all the costs, electricity, food and transport for the school of her brothers and her sister. She is the oldest of her siblings and that they have something to eat depends often on her fishing.

Since 2 weeks M. has another problem: She is not allowed anymore to go out at the Sea. The tradition says that only men can be fishers. With a strong voice she tells us that when she goes to the seaport to take the boat of her father, many of the male fishers were laughing at her and making discriminating jokes about her. A woman can irritate the local tradition, can blind the brains of the males and can be reasons for conflicts among the population. As consequence she was forced to stop fishing, to stop to feed her family, to stop to be herself. The following weeks, after the Authority will discuss her case, will show, if she will be able to continue her job, putting herself in danger to be shoot by the Israeli Coast Guard. And the following years will show, if she will be able to make her dreams come true, if she will participate at the Olympic Games, if she will be able to finish one time her studies, if she will be able to have a “normal” life…….or……..if she will be forced to help her father again……….. to repair their house.

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[MoviengToGaza] FINALMENTE IL LAVORO INIZIA VERAMENTE… -REPORT SECONDO MEETING-

Il secondo meeting con i ragazzi e le ragazze di Gaza è stato molto intenso e partecipato.
Noi avevamo precedentemente elaborato delle idee che potessero in un certo senso ‘guidare’ l’incontro. Avevamo distinto fra le idee generali, il concept, del lavoro filmico e invece i caratteri generali dei protagonisti, cioè delle storie che si andranno a sviluppare.

Subito abbiamo trovato una sintonia sulle idee generali, partendo dal punto di vista della youth, la gioventù, di Gaza: come loro vedono il loro paese, quali sono le problematiche, che connessioni hanno tali problematiche, ognuna interconnessa alle altre in rapporti causa-effetto o in interdipendenza.
Questa fase è stata in sostanza un’attenta ed interessante analisi sulla Gaza contemporanea. Tale analisi ci ha fatti arrivare alla conclusione che molto spesso la situazione socio-politica di Gaza è così complessa da non far affiorare un vero e proprio ordine gerarchico fra i suoi vari aspetti, ma che ognuno sia strettamente interconnesso al tutto, in una sorta di ‘miscela esplosiva’ fatta di problemi economici, politici, istanze culturali e religiose ed ogni altra eventuale sfaccettatura legata alle condizioni di classe.

Tra le principali problematiche ciò che è affiorato sono:

- PROBLEMI ECONOMICI
MANCANZA DI LAVORO, CRISI ENERGETICA, CRISI PETROLIFERA, MIGRAZIONE

- PROBLEMI POLITICI
DIVISIONE FRA FAZIONI E PARTITI, OCCUPAZIONE ISRAELIANA, EMBARGO ED ASSEDIO MILITARE, RESTRIZIONI ALLA LIBERTÀ D’ESPRESSIONE E ALLA LIBERTÀ DI MOVIMENTO

- ISTANZE CULTURALI E RELIGIOSE
TRADIZIONE E NUOVI COSTUMI, CONDIZIONE DELLA DONNA

- POLITICA INTERNAZIONALE
AIUTI UMANITARI E PATERNALISMO

Come punto di partenza siamo stati tutti e tutte in accordo sul far svolgere l’azione del film in tempi contemporanei, per meglio poter esprimere tutte quelle problematiche e dibattiti a cui la youth di Gaza si sente così legata e da cui si sente anche così fortemente mossa nel bisogno di creazione di movimenti culturali e politici che hanno animato la vita di questi ultimi anni.

Altro elemento che abbiamo voluto affrontare subito in questa prima parte del meeting è il pubblico fruitore del film: chi lo vedrà, che linguaggio servirà, che tematiche sarà meglio affrontare.
La risposta è stata ovviamente l’intenzione di far vedere questo lavoro a più persone possibile, perciò europei, palestinesi, gazawi, e via dicendo.. ma ovviamente in questo caso il primo problema da affrontare è capire cosa potrà venir meglio capito da un pubblico così vasto, cosa potrà venir accettato, cosa sarà un tabù impossibile da affrontare.
Quello che abbiamo immaginato (ma nel work in progress questo sarà un punto in continua evoluzione) è che sarà necessità prima quella di trovare una sorta di ‘codice’ che ci permetta di parlare di ciò che sentiamo il bisogno di esprimere, senza dover ricorrere all’auto-censura ma anche senza privarci del giudizio e della fruizione del pubblico di Gaza.

Nella seconda parte dell’incontro siamo entrati più nel dettaglio dei personaggi e del loro carattere, pur mantenendo ancora un punto di vista generale, senza entrare nei profili di ciascun protagonista delle nostre storie.
Ci è sembrato sicuramente interessante affrontare le diverse tematiche socio-politiche, di cui alla prima parte, da differenti punti di vista. La nostra idea è quindi avere dei personaggi provenienti a varie classi sociali e legati ad appartenenze politiche anche contrastanti fra loro, che affrontino in maniera diversa le istanze culturali e religiose e che abbiamo prospettive di vita fra le più disparate.
Ciò immaginiamo possa essere un buon elemento perché tali storie, qualora si incrocino, sviluppino interessanti incontri, stimolanti dialoghi e prospettive di confronto che possano dar vita ad un plot complesso e non drammaturgicamente non piatto.

Inoltre si è espresso il bisogno che i personaggi, seppur nella loro distanza socio-culturale, trovino un luogo, un momento, un contesto in cui possano incontrarsi. Ciò è fondamentale ai fini di una corretta e lineare definizione dell’azione filmica.

Altro elemento fondamentale che ci ha trovato tutti e tutte d’accordo è il bisogno di partire dall’idea che ognuno dei nostri protagonisti abbia un talento da esprimere e che tale talento incontri, in maniera differente per ogni storia, degli ostacoli al suo sviluppo.
Ovviamente ciò che vorremmo evitare parlando di tali talenti è il solito ‘vittimismo’ in cui spesso si rischia di cadere in certi contesti di guerra e povertà.
I ‘nostri’ talenti, quelli che racconteremo nel film, dovranno in qualche modo riuscire, chi con esito negativo e chi positivo, a sviluppare le proprie capacità.
Essi vivranno inoltre le contraddizioni fra vecchio e nuovo stile di vita, tradizionali costumi ed innovazioni contemporanee, soprattutto in stretto legame alla religiosità e alla condizione femminile.

Siamo quindi passati ad una fase di brain storming in cui i ragazzi e le ragazze di Gaza hanno dato una sorta di ‘elenco’ di talenti che è interessare incontrare ai fini di definire i profili dei personaggi.
Da rappers e beatbox a breakdancers e graffittari, da surfers a blogger, da videomaker a fotografi, attori e attrici, contadini e pescatori.
Nostro compito sarà perciò in questa settimana quello di incontrare, accompagnati sempre da uno o più ragazzi del gruppo, i talenti che loro ci segnalano, cercando di capire quale storia possa essere interessante da sviluppare e di facile fruizione per un pubblico così vario come quello che ci siamo immaginati.
Abbiamo già incontrato molti di questi talenti la scorsa settimana, all’interno di una schedule programmatica molto intesa e diversificata nelle sue attività, è molte delle idee che ci siamo fatti sui profili dei personaggi vengono fuori da quelle interviste e chiacchere.
Tante idee le abbiamo avute discutendo con i ragazzi e le ragazze del gruppo a cui abbiamo anche fatto delle belle ed intense interviste: ognuno di loro è un talento, ha delle idee precise su come vedere ed affrontare la vita, ognuno sembra più adulto della propria età anagrafica e pronto a carpire ogni singolo istante di questa faticosa ed intensa esistenza in uno dei più difficili angoli del mondo.

Ci siamo perciò lasciati col gruppo, dopo ore di animata discussione, con il proposito di rivederci Sabato prossimo alla stessa ora per tirare le somme ed iniziare a proporre dei profili, dei caratteri, delle idee su chi dovrebbero essere i nostri protagonisti e cosa dovrebbero fare, sul perché li vogliamo così e che obbiettivi dovrebbero avere.

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