Dissoluzione del Collettivo NOMADS

Ai nomadi e le nomade del mondo
A XM24 e tutti gli spazi liberati che ci hanno appoggiato
Ai compagni e compagne della PIRATA
Ai e alle Aderenti della Sexta in Messico e nel mondo
Alla Europa Zapatista
Al CODEDI e OIDHO di Oaxaca
Alla Brigada Callejera del DF
A tuttx i compagni e compagne che abbiamo incontrato e con cui abbiamo camminato assieme in questi anni
Innanzitutto mandiamo un saluto fraterno e un forte abbraccio ribelle da parte di tuttx noi.
Vi scriviamo per formalizzare la dissoluzione del collettivo Nomads, che si è organizzato negli ultimi anni tra Italia, Germania e Messico in maniera autonoma ma anche all’interno della PIRATA (Piattaforma Internazionalista per la Resistenza e la Ribellione Tessendo Autonomia) insieme con il Nodo Solidale (Messico/Italia) e il Collettivo Zapatista Marisol di Lugano (Svizzera).
Non è stata una decisione facile presa in tempi brevi, anzi ci è costata molto (temporalmente ed emotivamente) arivare a questo punto. Le difficoltà della distanza geografica, le differenze politiche e progettuali tra integranti insieme ad altre motivazioni, ci portano a questa decisione, che sentiamo corretto comunicarvi.
Alcunx di noi continueremo a partecipare nella Pirata in maniera individuale, ognunx coi suoi tempi, forme e possibilità.
Vi ringraziamo per tutto quello che ci siamo scambiati, per quello che ci avete insegnato e speriamo di vedervi presto sui cammini della resistenza e delle lotte per la libertà.
Nomads, dicembre 2015.

Prima Sagra del Peperoncino Ribelle, XM24, Bologna

 

(Español) LOE Info: Especial Refugiadxs en Alemania

2*Sagra Peperoncino Rebelde

flyer FORNTE STAMPA

flyer retro seconda sagra

Intervista su Mario Gonzales Garcia

Questo è l’audio doppiato in italiano di un’intervista con Nuria la compagna di Mario Gonzales Garcia, studente anarchico arrestato il 2 ottobre 2013 a Città del Messico e tuttora detenuto.

Nuria racconta che Mario studiava nel bachillerato1 dell’UNAM (Università Autonoma di Città del Messico) e che il suo impegno politico gli aveva causato ripetuti problemi con le autorità universitarie, che di fatto lo avevano sospeso in diverse occasioni. L’espulsione definitiva arrivò lo scorso aprile 2013, quando M. fu arrestato per tre mesi, accusato di furto aggravato in un WallMart.

Tornato in libertà Mario riprese la sua lotta contro la riforma educativa che stava entrando in vigore proprio in quei mesi, fra lo scontento generale e un clima di protesta fervente.

Si uni al presidio permanente sotto il rettorato dell’UNAM, presidio che era stato formato da studenti e insegnanti contro la suddetta riforma educativa e per la reintroduzione degli espulsi (fra cui lo stesso Mario).

Pochi giorni prima del 2 ottobre arrivò una lettera indirizzata a Mario e altri due studenti, nella quale l’avvocato generale dell’università li intimava a interrompere il presidio, ma chiaramente si decise di continuare con la protesta.

Appena pochi giorni dopo, mentre M. ed altre undici persone si trovavano su un autobus dirigendosi verso la marcia in memoria della mattanza del 2 ottobre del ’68 nella Piazza di Tlatelolco, un enorme numero di poliziotti fermano il trasporto arrestandolx tuttx.

Furono picchiatx, caricati sulle volanti e dispersi in vari Ministeri Pubblici della città, torturatx, lasciati senza possibilità di comunicare per l’intera giornata e il 4 ottobre trasferiti in segreto in due penitenziari: a Santha Marta le donne e nel reclusorio Oriente i ragazzi.

Il 7 ottobre viene pattuita per tuttx le e gli arrestatx una cauzione di 130000 pesos messicani (circa 7000 euro a testa) e la notte vengono rilasciatx.

Ma al momento della liberazione di Mario un cordone di sbirri antisommossa circonda il carcere nello stupore generale e lo arrestano nuovamente, non senza prima dargli un po di botte.

Il motivo di questa seconda detenzione è legato alle supposizioni della giudice che, considerando i precedenti di M., lo considera un individuo di alta pericolosità sociale, adducendo che non avrebbe rispettato i termini della libertà cautelare e anzi si sarebbe dato alla fuga.

Cosi Mario decide di intraprendere uno sciopero della fame il giorno successivo, l’8 ottobre, che si prolungherà per ben 56 giorni, fino al 3 dicembre, quando decide di interromperlo per gravi complicazioni al suo stato di salute.

Durante il lungo digiuno le autorità penitenziarie fecero di tutto perché interrompesse lo sciopero (che di fatto poco a poco stava amplificando il suo caso a livello internazionale), intimidendolo, facendogli promesse false, mentre intanto la giudice continuava a rimandare le udienze del processo per varie mancanze…

Al quarantesimo giorno di sciopero della fame Mario viene trasferito nell’ospedale del carcere femminile di Santha Marta, dove si trova tuttora.

Il 10 gennaio 2014 arriva la sentenza che è di 5 anni e 9 mesi, un lasso di tempo troppo lungo per rientrare nei termini della cauzione, questo perché in Messico se ti accusano per un delitto con un massimo di 5 anni puoi uscire pagando una cauzione.

Da quel momento è cominciato un lungo processo legale, sono stati presentati vari ricorsi in appello facendo leva sulle molteplici irregolarità in tutto il processo, a cominciare dallo stesso arresto che è avvenuto arbitrariamente, la mancanza di testimoni diretti, le accuse infondate e senza prove, il prolungamento e il continuo rinvio delle udienze…

L’ultima sentenza è arrivata l’11 giugno 2014, il reato imputatogli è quello solito e ridondante di Attacco alla Paca Pubblica e questa volta la condanna è di 5 anni, 1 mese e 15 giorni di carcere, quindi non cambia nulla, non rientra nei termini della cauzione e così M. deve restare in carcere.

Piuttosto arriva l’ennesima conferma che dietro il processo di Mario ci sono questioni che vanno ben aldilà del suo caso specifico: traspare la volontà delle autorità di Città del Messico di dare un castigo esemplare, che serva da monito alle nuove generazioni di ribelli metropolitani e non.

Nonostante ciò la lotta per la libertà di Mario non si arresta, le azioni di solidarietà continuano in Messico come in altri parti del mondo finché non lo potremo rivedere e abbracciare da questa parte della barricata.

Per maggiori informazioni potete visitare il blog per la libertà di Mario

e per scrivergli lettere o chiedere informazioni c’è la mail: solidaridadmariogonzales@riseup.net

1Il bachillerato corrisponde a quel periodo di studi non obbligatorio, che va dai 16 ai 18 anni, di cui non esiste un equivalente esatto in Italia ma è un sistema che funziona in modo simile in Francia e Inghilterra.

 

Tessendo solidarietà dalla Val di Susa al Chiapas zapatista

Il 13,14 e 15 di giugno 2014, nel presidio di Venaus, luogo simbolo della resistenza No TAV in Val di Susa, si sono riuniti alcuni collettivi europei solidali con la resistenza Zapatista in Chiapas, Messico.

L’incontro è stato chiamato Galeano Vive! in memoria del compagno zapatista José Luis Salis, conosciuto nella lotta come Galeano, assassinato il passato 2 di maggio nel Caracol I La Realidad da un gruppo paramilitare legato all’organizzazione contadina CIOAC-H.

La scelta del presidio di Venaus per svolgere quest’incontro non è casuale. In Val di Susa si sta lottando da più di 20 anni per difendere questo bellissimo territorio alpino dalla minaccia del mega-progetto di costruzione della linea ferroviaria ad alta velocità (TAV) Torino-Lione.

Un progetto inutile e insostenibile, finanziato esclusivamente con fondi pubblici, soldi cosi’ sottratti a educazione, sanità, salute, servizi sociali. La Torino-Lione è divenuta un simbolo del potere economico e politico del sistema neoliberista che vuole realizzarla ad ogni costo, nonostante la ferma resistenza degli abitanti della valle che hanno trovato sempre più consenso e solidarietà da parte di chi lotta quotidianamente in Italia e altrove per costruire un mondo migliore, liberato dalle logiche devastatrici e depredatrici del capitalismo contemporaneo.

La lotta dei No TAV continua decisa, nonostante la brutale repressione dello stato italiano che utilizza la violenza poliziesca assieme all’autoritarismo del potere giudiziario per schiacciare la resistenza, arrivando addirittura a formulare gravissime accusa come quella di terrorismo a chi si oppone con l’azione diretta a questo progetto nefasto. La fiera resistenza della Val di Susa ha generato esperienze di autonomia territoriale, come quella della Libera Repubblica della Maddalena, forme di organizzazione comunitaria dal basso come i Comitati No TAV e i presidi permanenti e una grande solidarietà della società civile a livello locale, nazionale e internazionale.

In una visione di lotta anti capitalistica intergalattica, è importante creare ponti, legami e relazioni dirette tra chi quotidianamente resiste alle imposizioni del neoliberalismo. Dalla Val di Susa al Chiapas ci sono donne, uomini e bambini che rivendicano l’autodeterminazione sul proprio territorio e il diritto a vivere in un ambiente sano e liberato dal giogo delle grandi banche, delle imprese e dalla militarizzazione. Questo incontro è stato quindi un’importante occasione per tessere solidarietà e appoggio tra due popoli degnamente in lotta, gli indigeni zapatisti in Chiapas e i valsusini piemontesi.

In questi tre giorni i collettivi europei di appoggio alla lotta zapatista hanno discusso differenti temi: solidarietà con le comunità zapatiste, resistenze ai mega-progetti, repressione e prigionieri politici.

I collettivi hanno espresso la loro rabbia, dolore e indignazione di fronte agli attacchi degli ultimi mesi contro le comunità zapatiste in resistenza, che hanno provocato la morte di un compagno, il ferimento di altri, la distruzione di veicoli, di una scuola e una clinica autonoma nel Caracol La Realidad. Questi attacchi sono espressione di una guerra integrale che vuole logorare e annichilire con diversi mezzi il processo di autonomia zapatista, considerato a livello mondiale come il più importante esempio di resistenza al neoliberalismo e di realizzazione di un’alternativa effettiva e funzionale all’organizzazione dello stato-nazione.

La guerra contro le comunità zapatiste è parte di un progetto più ampio di controllo globale da parte dei gruppi di potere economico e politico, che adottano differenti forme per schiacciare le resistenze nei diversi angoli del mondo. La distruzione del medio-ambiente, la militarizzazione dei territori, la creazione indotta di divisioni del tessuto sociale e comunitario sono alcune delle facce della strategia di controllo globale neoliberale. Pero’ ci sono tante comunità e territori che lottano dal basso contro i megaprogetti in Messico, in Europa e in tutto il mondo e che fanno parte di una stessa resistenza popolare.

La criminalizzazione dei movimenti sociali, resa possibile dalla complicità dei mass media asserviti al potere, assieme alla violenza poliziesca, la repressione e il carcere sono tra le armi principali della strategia neoliberale per ottenere il suo scopo di controllo totale. Le carceri di tutto il mondo sono piene di prigionieri politici e di coscienza, persone che lottano contro i mega-progetti devastatori, contro l’avidità del sistema capitalistico, contro gli sfratti e per il diritto alla casa, per difendere i territori e le comunità. Il potere tenta di schiacciare i partigiani delle guerre sociale, gli antifascisti, gli anarchici e tutti quelli che dal basso lottano e resistono al capitalismo, al fascismo, al razzismo, al sessismo e a tutte le forme di dominazione e oppressione.

Tessendo un ponte di solidarietà tra il Chiapas e la Val Susa, i collettivi europei di appoggio alla resistenza Zapatista hanno contribuito a rafforzare la resistenza globale contro il capitalismo, perché é solo lottando uniti, ognuno con le proprie diverse forme e modi , che potremo conquistare quella libertà che aneliamo, quel mondo che sogniamo e che dal basso e resistendo stiamo costruendo giorno dopo giorno.

tt/La P.I.R.A.T.A.