Il Martedi 4 di giugno del 2013 alle 14ore il prigioniere tzotzil Rosario Díaz Méndez é stato condannato a 20 anni di cárcere per un crimine falsamente costruito.  » L’originne radica nell’oppormi alla cancelazione dei contatori dell’acqua potabile che soffriva mio municipio Huitupan » per il sindaco Hernal González López .I suoi contendenti son stati i suoi accusattori che han creato un crimine di rapimento e assassinato con testimoni vergognosamente falsi. I primi testimoni non lo hanno riconosciuto nella ronda ,e la presenza nel posto del reatto dei secondi non é verificabile.
In oltre, in quelli giorni il csolidario della Voz del Amate e aderente a la Sesta declarazione della Selva Lacandona era a Playa del Carmen, Quintana Roo, posto ben lontano da Huitiupan, Chiapas da dove parte l’accusa di assalto e assassinato.

Riceviamo questa amara notizia nella atessa della risoluzione del caso. La condanna per assassinato del caso ancora non stata dittatta e la giudice Jacqueline Ángel si rivela come una boia di uno stato corruttamente opressore e di una giustizia complice, sporca di sangue e banconotte.

Manteniamo il supporto Rosario Díaz Méndez. Domandiamo immediata giustizia e la scarcerazione di Rosario Díaz Méndez e tutti e tutte componenti de la Voz del Amate e solidari, rapiti dalla ingiustizia nel Cereso numero 5 ,San Cristóbal de las Casas.

Alleghiamo la lettera scritta da Rosario:

A la opinión públicaA los medios de comunicación estatal, nacional e internacionalA los medios alternativosA la SextaA las organizaciones independientesA los Defensores de Derechos Humanos ONGs
La injusticia sigue, hoy siendo las 14 horas, fui sentenciado a 20 años de condena con el número de expediente 333/2005, por el delito prefabricado de secuestro, a pesar de todo, los agraviados dicen no conocerme y piden mi libertad y de mis testigos de descargo ya ni se dice de las múltiples pruebas, pero la autoridad injusta que es ciego y sordo solo dicta condena.
En verdad el origen fue por oponerme en la cancelación de medidores del agua potable que estaba sufriendo mi Municipio de Huitupan en manos de la autoridad del ayuntamiento, presidente Municipal Hernal Gonzales López en el periodo 2005-2008. Esta misma persona fue la que involucró a estas personas a que me acusaran de secuestro.
Por esta irregularidad pido al Gobierno de Manuel Velazco Cuello a que le de fin a este injusto encarcelamiento tal como se ha pronunciado en sus visitas. Al mismo tiempo reclamo a que cumpla con su palabra hecha por su llegada del día 18 de abril de los meses pasados en donde se comprometió a liberarnos.
Por último invito a todo México y al mundo a sumarse a este reclamo de justicia y libertad.
FRATERNALMENTE
La Voz Del Amate, Rosario Díaz Mendez
Penal Numero 5 de San Cristóbal de Las Casas, Chiapas a 4 de Junio de 2013

http://noestamostodxs.noblogs.org/?p=1750

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MANIFESTAZIONE « EL BOSQUE PER LA LIBERTÁ DI ALBERTO PATISHTAN »

http://youtu.be/jnk9kB1W6yY

PIRATA all’Acrobax (Roma)

 

Dalle 19.00 proiezioni video « Tessendo Autonomie » a cura di Piattafoma LaPirata

Video della Marcia Zapatista del Silencio

Apericena messicana

Dalle 20.30 dibattito MEXICO EN REBELDIA insieme a: -Vittorio Sergi autore di  » il vento dal basso, nel Messico della rivoluzione in corso »

-Collegamenti dal Chiapas

- A seguire selezioni musicali a cura di La Esquina del Soul- ondarossa.info

Il 1 gennaio 1994 la rivolta zapatista portava sotto gli occhi di tutti/e un nuovo modo di intendere la ribellione; una scintilla che dalla resistenza ai trattati di libero commercio neoliberisti arrivava ad immaginare la costruzione di un altro mondo “desde abajo y a la isquierda” (dal basso e a sinistra). Un immaginario che diventa pratica quotidiana sperimentando resistenza e autogestione nei territori « liberati » e contagiando nel resto del Messico, e non solo, tanti movimenti sociali attraverso la Sesta Dichiarazione della selva Lacandona e l’Altra Campagna del 2006 che farà da sfondo alle rivolte di Atenco e Oaxaca. Quasi vent’anni dopo, simbolicamente nel giorno della « predetta fine del mondo » il movimento zapatista torna ad invadere le piazze di tutto il chiapas in una mobilitazione silenziosa ma « assordante ». Come dal loro comunicato: « questo è il suono del vostro mondo distruggendosi, questo è il suono del nostro risorgendo… »

EZLN-Diciembre 2012 ¿Escucharon?

Il passato 21 dicembre, il movimento zapatista è riapparso pubblicamente in 5 municipi dllo stato del Chiapas. Senza dubbio questa mobilitazione pacifica è stata la dimostrazione pubblica più impressionante da quando nel 1994 erano entrati in scena. Il messaggio era chiaro e contundente: non sono mai andati via, non solo sono sopravvissuti come movimento, ma si sono fortificati a tutti i livelli di libera determinazione dei popoli indigeni. Il comunicato reso pubblico il 30 dicembre del 2012 ha illuminato il loro silenzio con una breve frase: « IL NOSTRO MESSAGGIO È DI LOTTA E RESISTENZA ».

[18-09-2012] Solidarietà della PIRATA con le comunità zapatiste aggredite

Solidarietà della PIRATA con le comunità zapatiste aggrediteMercoledì 19 Settembre 2012
All’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale
Ai/alle compagne base d’appoggio zapatista della Nueva Comunitad Comandante Abel
Alla Otra Campaña
Alla Sesta Internazionale

Fratelli e sorelle del mondo:

Con grande rabbia e indignazione abbiamo saputo della grave e dïfficile situazione che stanno vivendo i nostri fratelli e sorelle basi d’appoggio zapatiste (BAZ) nella Nueva Comunitad Comandante Abel (prima San Patrizio), Municipio Autónomo la Dignidad.

Il giorno 12 Settembre, la Giunta di Buon Governo (JBG) Nueva Semilla que va a Producir, del Caracol V Que Habla para Todos, Roberto Barrios denunciò pubblicamente la ennesima aggressione paramilitare subita dalle basi d’appoggio zapatiste della Nueva Comunidad Comandante Abel. La situazione in questa comunità è molto preoccupante: la vita, l’integrità e la sicurezza dei e delle nostre compagne BAZ sono in grave pericolo, al punto che si sono trovati obbligati a scappare verso la montagna per evitare di essere massacrati dai paramilitari.

Dalle aggressioni dell’anno scorso fino ad oggi, i e le compagne, insieme alle loro famiglie, hanno subito molti abusi perpetrati da parte del malgoverno, che per i suoi scopi repressivi utilizza altri contadini abitanti dello stesso villaggio dei compagni zapatisti. Il potere statale muove in questo modo i fili di una guerra tra poveri indotta allo scopo di uccidere, appropriarsi e sfruttare le ricchezze naturali di un territorio che non gli appartiene. Questi territori appartengono infatti alla gente che da sempre vive e lavora lì, tutela e difende la Madre Terra.

La aggressione nella comunità Comandante Abel fu attuata da 150 persone, che hanno sparato verso i e le compagni/e. Allo stesso modo nella comunità di Union Hidalgo, i e le compagne basi d’appoggio zapatiste sono stati obbligati a rifugiarsi nella montagna per mettere in salvo le loro vite. Lì hanno passato due giorni alla pioggia e al freddo, i bambini e le bambine si sono ammalati e stanno soffrendo la fame. Al momento quattro persone, due donne e due bambini si sono perse, rimanendo altri tre giorni nel bosco, bagnati e affamati.

« Tutto quello che sta accadendo è parte della stessa guerra di controinsurgenza che sta attuando il malgoverno dei ricchi potenti contro la nostra organizzazione e i nostri villaggi in resistenza; il governo sta cercando di spargere sangue e morte, mentre i nostri villaggi in resistenza stanno costruendo la loro vita basandosi sull’unica ricchezza che abbiamo che è la madre terra dove viviamo »
(Comunicato del 8 settembre 2012 della Giunta di Buon Governo, Nueva Semilla que va a producir)

Fino a quando durerà questa persecuzione contro i nostri fratelli e le nostre sorelle zapatiste? 

Questa aggressione è rivolta anche a noi, perché i e le zapatiste sono per noi tutt* un esempio di lotta dal basso e di autonomia, che con le loro iniziative quotidiane ci ricordano che un altro mondo – fra differenti – è possibile, perché è un mondo di cui fan parte molti mondi.

Compagn* zapatist*:

In questi momenti così difficili non siete soli/e. Il nostro cuore è pieno di rabbia. La vostra lotta è la nostra lotta, perché tutt* lottiamo contro il capitalismo e per la difesa della terra. Dai tempi della conquista spagnola fino al tempo del dominio neoliberalista, la dinamica non è cambiata: quelli che comandano dirigono una guerra senza pietà per appropriarsi del territorio, schiacciando la vita delle persone, seminando morte e facendo scorrere il sangue dei nostri fratelli e sorelle.

Assumiamo il dovere minimo della solidarietà: diffondere le denunce delle Giunte di Buon Governo e, nella misura delle nostre possibilità, agire allo scopo di frenare la guerra integrale che il mal governo muove contro quell’isola di libertà che quotidianamente costruite, compagn* zapatist*.

Sappiamo chi sono i mandanti delle aggressioni contro la comunità Comandante Abel, contro i compagni di Moisés Gandhi, contro la comunità di San Marcos Avilés; conosciamo i loro nomi e le loro facce, sono i nostri nemici comuni che agiscono attraverso diverse braccia comprate per un pugno di centesimi, e capeggiate dalla cupola del potere transnazionale del Messico; gente come Calderón e Sabines…

Per questo i collettivi della Piattaforma Internazionalista per la Resistenza e l’Autogestione Tessendo Autonomia (PIRATA) vogliono pubblicamente denunciare nei nostri paesi, nei nostri quartieri e nelle nostre lotte le violenze e le aggressioni perpetuate contro i/le compagne zapatiste e la responsabilità del mal governo messicano.

Stop alle aggressioni a Comandante Abel e San Marcos Avilés!

Basta con gli attacchi verso le comunità zapatiste!

I/le zapatist* non sono sol*, siamo dapertutto!

La Pirata:
Collettivo Zapatista « Marisol » di Lugano (Svizzera) – http://czl.noblogs.org/
Nodo Solidale (Italia e Messico) – http://www.autistici.org/nodosolidale/
Nomads (Italia) – http://nomads.indivia.net/
Grassroots Projects (Olanda) – http://www.grassrootsprojects.com/

[Messico] 19 giugno, appello e azioni per la libertà di Alberto Patishtan


Giornata contro la prigionia politica e per la libertà di Alberto Patishtan

Rumori metallici di porte che si chiudono.

Passi e sguardi che inciampano su sbarre e torrette armate.

Teste rasate per potare idee e personalità.

Ore marcate al ritmo del niente.

Giusto un pezzetto di cielo…

In tutto il mondo così sono le carceri. Nella città, come nelle campagne, i potenti e i ricchi attaccano chi è sfruttato e non allineato. Ci derubano, ci schiavizzano, ci discriminano e alla fine ci arrestano, quando non ci assassinano.

Cercano così di zittirci, dividerci, intimorirci, però non ci riusciranno perché possiamo continuare a lottare anche dentro il carcere.

Come sempre l’ha fatto Alberto Patishtan Gomez.

Era il 19 giugno del 2000 quando arrestarono Alberto, maestro tzotzil, accusandolo di un delitto che non aveva commesso e che venne fabbricato per punirlo per aver osato stare al lato della gente e contro il sindaco del suo paese, El Bosque, in Chiapas.

Un’ingiustizia che si perpetua da 12 anni. Oggi il compagno Alberto è detenuto in un carcere federale di massima sicurezza, a Guasave (Sinaloa), a più di 2000 Km dalla sua famiglia, i suoi compagni, la sua terra. Lo si punisce con ferocia e rancore perché Alberto ha fatto di ogni carcere una trincea, con un lavoro di politicizzazione dei prigionieri e lottando con e per loro contro le brutalità del sistema di (in)giustizia dello stato messicano.

Come aderenti alla Sesta Dichiarazione dell’EZLN convochiamo nuovamente una mobilitazione per la libertà di Alberto Patishtan, simbolo della lotta contro la prigione, e per gli altri prigionier* politic* della Otra Campaña e del Messico, secondo gli accordi presi durante il « Forum contro la prigionia politica e per la lbertà di Alberto Patishtan » il 12 e 13 Maggio 2012 (Chiapas), organizzato dalla Rete contro la Repressione e per la Solidarietà.

Invitiamo quindi le organizzazioni, gruppi, collettivi e individui del Messico e del mondo a mobilitarsi secondo le proprie possibilità, il giorno 19 Giugno 2012 per esigere la libertà dei compagn* arrestat* con lo slogan:

Contro la repressione e l’oblio: la libertà… dal basso e a sinistra!

Quel giorno, dalle 11.00, avrà luogo nella comunità di Alberto, una manifestazione organizzata dal « Movimiento del pueblo de El Bosque por la libertad de Alberto Patishtan ». Invitiamo a segnalare qualsiasi azione, meeting, manifestazione, striscione, volantinaggio, conferenza, trasmissione, incontro informativo, concerto alla mail: foro.presxs@gmail.com

Abbattiamo i muri delle prigioni!
Prigionier* politic* LIBERTÀ!

I/le partecipanti al « Forum contro la prigionia politica e per la lbertà di Alberto Patishtan »

Fonte: Nodo Solidale

[Mexico] 19 de Junio. Jornada contra la prisión política y por la libertad de Alberto Patishtán.

dal sito: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2012/06/08/jornada-contra-la-prision-politica-y-por-la-libertad-de-alberto-patishtan-19-de-junio/

JORNADA CONTRA LA PRISION POLITICA Y POR LA LIBERTAD DE ALBERTO PATISHTAN

Ruidos metálicos de puertas cerradas.                                                                         Pasos y miradas que tropiezan con rejas y torres armadas.
Cabezas rapadas para podar ideas y personalidades.
Horas marcadas al ritmo del vacío.
Apenas un pedacito de cielo…

En todo el mundo así son las cárceles. En la ciudad, en el campo, los poderosos y los ricos atacan a quienes somos explotad@s e inconformes. Nos roban, nos esclavizan, nos discriminan y finalmente nos encarcelan, cuando no nos asesinan.
Buscan así callarnos, desarticularnos, amedrentarnos pero no pueden lograrlo, porque hasta dentro las cárceles podemos seguir luchando.
Como siempre lo ha hecho Alberto Patishtán Gómez.
Era el 19 de junio del año 2000 cuando se llevaron preso Alberto, maestro tzotzil, acusandolo de un delito que nunca cometió y que se le fabricó para punir su osadía por estar a lado del pueblo y en contra del presidente municipal de su pueblo, El Bosque, en Chiapas.
Una injusticia que se sigue perpetuando desde hace 12 años. Hoy el compañero Alberto está encerrado en un penal de máxima seguridad federal, Guasave (Sinaloa), a más de 2000 km de su familia, sus compañeros, su tierra. Se le castiga con saña y rencor porque Alberto ha hecho de cada prisión una trinchera, concientizando a los presos y luchando con y por ellos contra las brutalidades del sistema de (in)justicia del Estado Mexicano.
Como adherentes a la Sexta convocamos nuevamente a la movilización por la libertad de Alberto Patishtán, símbolo de la lucha en prisión, y por los demás pres@s polític@s de La Otra Campaña y del país, según los acuerdos tomados en el “Foro contra la prisión política y por la libertad de Alberto Patishtán” el 12 y 13 de mayo de 2012 (Chiapas), organizado por la Red contra la Represión y por la Solidaridad.
Invitamos, entonces, a las organizaciones, grupos, colectivos e individu@s en México y en el mundo a movilizarse en la medida de sus posibilidades el día martes 19 de junio 2012 para exigir la libertad de l@s luchadores/as sociales bajo la consigna:
“Contra la represión y el olvido: la libertad… abajo y a la izquierda”
Comunicamos que este día, desde las 11 a.m., habrá lugar un acto político en la comunidad de Alberto, organizada por el “Movimiento del Pueblo de El Bosque por la libertad de Alberto Patisthán”.

También les invitamos a señalar su acción, pancarta, mitin, marcha, volanteo, conferencia, mesa informativa, concierto al correo: foro.presxs@gmail.com

¡Abajo los muros de las prisiones!
¡Pres@s polític@s LIBERTAD!

[Mexico] Video dalla Junta de Buen Gobierno de Oventic

Il Movimento per la Giustizia del Barrio e La Otra Campaña Nueva York presentano questo video messaggio della Giunta di Buon Governo del Caracol II de Oventic, nella zona de Los Altos de Chiapas. Questo video si inscrive nella seconda settimana di mobilitazioni ed iniziative mondiali portate a capo per esigere, ancora una volta, la libertà dei prigionieri politici e « per abbattere tutte le carceri ». In particolare si fa riferimento a Francisco Santis Lopez arrestato da sei mesi ingiustamente, solo per essere una base d’appoggio zapatista

[Mexico] IL CASO DELLA COMPAGNA ROSA LOPEZ DIAZ

dal sito del nodo solidale: http://www.autistici.org/nodosolidale/altre_pagine.php?l=it&id=2

DATI PERSONALI

Nome e Cognome: Rosa Lopez Diaz
Data di nascita: 2 Dicembre 1978
Luogo di nascita: San Cristobal de las Casas.
Stato civile: coppia di fatto
Lingua: Tsotsil
Numero familiari: 1 figlio di 2 anni, oltre la sua mamma
Domicilio attuale della famiglia: Jardin de nuevo eden, Teopisca. Il figlio vive con lei
Organizzazione: Solidarios de la Voz del Amate
Incarico nella comunità: non ha avuto incarichi nella sua comunità
Occupazione: Commerciante di abiti e accessori
Dossier: 056/2007

DETENZIONE
Rosa Lopez Diaz fu arrestata il 10  di  maggio 2007 insieme a suo marito nel parco centrale di San Cristobal de las Casas, da alcune persone vestite da civili. La gettarono immediatamente sul pavimento. Non si identificarono, sentì che suo marito (il compagno Alfredo) chiese loro che si identificassero però non lo fecero.La condussero sino ad una camionetta e la misero sul pavimento con un piede su di lei. Le bendarono gli occhi.
Trascorso il tempo la gettarono in un luogo che teneva foglie secche coprendole la sua testa con una borsa mentre nella sua bocca misero uno straccio bagnato con l’intenzione di asfissiarla. La colpirono nello stomaco.
Ella chiese loro di fermarsi perché era incinta ma non si fermarono.
Dopo la riportarono sulla camionetta, e la portarono in un luogo sconosciuto. Qui capì che era sola, ossia che non stava con suo marito. La tennero inginocchiata, ammanettata e con gli occhi bendati. Chiese loro:”Cosa sta succedendo”. Le risposero:”Questo non ti importa, perché ora sei finita”.
Rosa ci racconta:”Piansi, piansi, perché non sapevo cosa mi accadesse, piansi per la mia famiglia, per la mia mamma. Non saprei come descrivere la paura che sentii.” ”Essi  continuarono gridando: “Da qui non ti salverai. Da dove ti porteremo, non uscirai”. Dopo gli aggressori abbandonarono la camionetta e le dissero a Rosa: “Non ti muovere. Se fai qualcosa, qui tu muori”.
Approssimativamente 40 minuti più tardi, la portarono nella stessa casa dove tenevano trattenuto suo marito. La fecero sedere contro la parete, ammanettata, con gli occhi bendati e iniziarono a colpirla.  La torturarono. Con uno straccio umido coprirono il suo viso, e sopra misero una borsa di plastica. Intanto le colpivano lo stomaco. Gli aggressori le dicevano. “Quando vorrai parlare muovi la testa”. Rosa, calpestava, perché si sentiva asfissiata. Le tolsero la borsa e le diedero tre schiaffi. “ Dove la tieni. Non ti faccia……., sai  bene di chi stiamo parlando”.
La portarono in una altra stanza lontana. Nell’interno della stanza  la denudarono e subì violenza sessuale, la toccano da tutte le parti del suo corpo, minacciandola di violentarla. Le raccontano che vogliono che lei dica che sequestrò Claudia Estefani.
Rosa piangeva, e chiedeva che non le facessero niente,  che lei non aveva sequestrato nessuno. “Come dirò qualcosa che non ho fatto”, domandò Rosa. Uno degli aggressori la buttò sul pavimento, altri due la maltrattarono, ella sentì che qualcuno le si mise sopra, con l’intenzione di violentarla. Rosa racconta che in quel momento non potè più e disse:” non mi violentate, sono incinta” e uno dei suoi aggressori le dice:” Se dici che lo facesti,non ti facciamo niente”. Quindi Rosa dice loro di sì, che aveva sequestrato, sebbene fosse falso.
Così la sollevarono, la fecero uscire dalla stanza e la lasciarono sola in casa. All’improvviso ritornano, e Rosa ascolta le grida di suo marito, Alfredo. Rosa ci riferisce “Dissi , Grazie a Dio. È vivo”. Aveva pensato che lo avessero ammazzato.

DICHIARAZIONE

Da lì furono condotti al Pubblico Ministero. Lì hanno ricevuto nuovamente minacce di morte da parte di alcuni uomini di cui Rosa non conosce nè i loro nomi  né i loro incarichi nel pubblico ministero. La obbligarono a firmare un foglio in bianco. In questi uffici può parlare perfino con il compagno Alfredo (suo marito) e gli chiede se sa perché li tengono lì. Alfredo le racconta che suo cugino ha “sequestrato” la fidanzata, ciò in questi popoli significa che la fidanzata va con suo marito sino a che questo paga la dote.”Cose di uomini” dice Rosa.
Rosa  non ha mai avuto accesso a un traduttore qualificato che conoscesse la lingua e i costumi  tsotsiles. Nella dichiarazione il suo difensore di ufficio Joaquìn Dominguez Trejo fu presente solo in una parte.  Le lessero la sua dichiarazione, ma non la capì,senza il traduttore  non comprese i termini giuridici. Per questo Rosa non era d’accordo, ma la obbligarono a firmare.
Quindi la trasferirono al carcere CERSS n°5 de San Cristobal de las Casas accusata di sequestro.
Tocca menzionare che Rosa non ebbe mai cure mediche per la tortura, sia fisica che psicologica, di cui soffrì.

PROCESSO

Trascorsi 14 mesi dal momento della sua detenzione le sentenziarono a 27 anni, 6 mesi e 17 giorni. Lei si appellò a detta sentenza, e la ridussero di 17 giorni.  Il 13 aprile 2009 è l’ultima volta che ha visto il suo avvocato.


CONDIZIONI IN PRIGIONE

Rosa soffre di forti dolori alle spalle da circa due anni. Infatti  la fa soffrire l’ora della passeggiata. Soffre forti dolori di testa, e febbre. Ha l’ernia ombelicale che mette in grave pericolo la sua vita. Non ha avuto le cure mediche sebbene le ha sollecitate varie volte e lo ha denunciato pubblicamente.
Rosa non ha sufficienti  entrate economiche per sostenere la sua famiglia.

IMPATTO DELLA DETENZIONE SULLA FAMIGLIA E/O LA COMUNITA’

L’impatto nella sua famiglia è stato molto grande a livello emozionale e di salute, poiché le malattie delle quali soffre la famiglia si aggrava per l’impatto emozionale derivato dalla reclusione di Rosa.
Rosa era incinta di 4 mesi quando la torturarono. Suo figlio nacque con paresi celebrale, molto probabilmente questo fu causato dalle differenti  forme di tortura che subì nella sua detenzione. A causa della sua malattia, suo figlio Natanael  morì lo scorso 26 ottobre, a 4 anni di età.
Rosa fa parte dell’organizzazione di LOS SOLIDARIOS DE LA VOZ DEL AMATE. Dalla prigione Rosa ha denunciato in varie occasioni  il trattamento sofferto e le condizioni generali del settore femminile del CERSS n° 5 de San Cristobal de las Casas, così come le ingiustizie che stanno vivendo per le politiche del mal governo.
Rosa aveva digiunato nei 39 giorni, durante la protesta che si sollevò nel carcere di Los Llanos. Tocca ricordare che durante il suo digiuno, Rosa ricevette in varie occasioni  minacce e istigamenti per obbligarla a lasciare il suo atto di manifestazione che teneva come obiettivo esigere la sua libertà immediata così come per i suoi compagni di lotta.


LE PAROLE DI ROSA

La versione integrale di un’intervista di Luisa Betti, giornalista de Il Manifesto, nella quale Rosa racconta dettagliatamente la sua vicenda. Leggi qui

Parole di Rosa Lopez sulla lotta in carcere in Chiapas. Leggi qui