[Mexico] 19 de Junio. Jornada contra la prisión política y por la libertad de Alberto Patishtán.

dal sito: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2012/06/08/jornada-contra-la-prision-politica-y-por-la-libertad-de-alberto-patishtan-19-de-junio/

JORNADA CONTRA LA PRISION POLITICA Y POR LA LIBERTAD DE ALBERTO PATISHTAN

Ruidos metálicos de puertas cerradas.                                                                         Pasos y miradas que tropiezan con rejas y torres armadas.
Cabezas rapadas para podar ideas y personalidades.
Horas marcadas al ritmo del vacío.
Apenas un pedacito de cielo…

En todo el mundo así son las cárceles. En la ciudad, en el campo, los poderosos y los ricos atacan a quienes somos explotad@s e inconformes. Nos roban, nos esclavizan, nos discriminan y finalmente nos encarcelan, cuando no nos asesinan.
Buscan así callarnos, desarticularnos, amedrentarnos pero no pueden lograrlo, porque hasta dentro las cárceles podemos seguir luchando.
Como siempre lo ha hecho Alberto Patishtán Gómez.
Era el 19 de junio del año 2000 cuando se llevaron preso Alberto, maestro tzotzil, acusandolo de un delito que nunca cometió y que se le fabricó para punir su osadía por estar a lado del pueblo y en contra del presidente municipal de su pueblo, El Bosque, en Chiapas.
Una injusticia que se sigue perpetuando desde hace 12 años. Hoy el compañero Alberto está encerrado en un penal de máxima seguridad federal, Guasave (Sinaloa), a más de 2000 km de su familia, sus compañeros, su tierra. Se le castiga con saña y rencor porque Alberto ha hecho de cada prisión una trinchera, concientizando a los presos y luchando con y por ellos contra las brutalidades del sistema de (in)justicia del Estado Mexicano.
Como adherentes a la Sexta convocamos nuevamente a la movilización por la libertad de Alberto Patishtán, símbolo de la lucha en prisión, y por los demás pres@s polític@s de La Otra Campaña y del país, según los acuerdos tomados en el “Foro contra la prisión política y por la libertad de Alberto Patishtán” el 12 y 13 de mayo de 2012 (Chiapas), organizado por la Red contra la Represión y por la Solidaridad.
Invitamos, entonces, a las organizaciones, grupos, colectivos e individu@s en México y en el mundo a movilizarse en la medida de sus posibilidades el día martes 19 de junio 2012 para exigir la libertad de l@s luchadores/as sociales bajo la consigna:
“Contra la represión y el olvido: la libertad… abajo y a la izquierda”
Comunicamos que este día, desde las 11 a.m., habrá lugar un acto político en la comunidad de Alberto, organizada por el “Movimiento del Pueblo de El Bosque por la libertad de Alberto Patisthán”.

También les invitamos a señalar su acción, pancarta, mitin, marcha, volanteo, conferencia, mesa informativa, concierto al correo: foro.presxs@gmail.com

¡Abajo los muros de las prisiones!
¡Pres@s polític@s LIBERTAD!

[Mexico] IL CASO DELLA COMPAGNA ROSA LOPEZ DIAZ

dal sito del nodo solidale: http://www.autistici.org/nodosolidale/altre_pagine.php?l=it&id=2

DATI PERSONALI

Nome e Cognome: Rosa Lopez Diaz
Data di nascita: 2 Dicembre 1978
Luogo di nascita: San Cristobal de las Casas.
Stato civile: coppia di fatto
Lingua: Tsotsil
Numero familiari: 1 figlio di 2 anni, oltre la sua mamma
Domicilio attuale della famiglia: Jardin de nuevo eden, Teopisca. Il figlio vive con lei
Organizzazione: Solidarios de la Voz del Amate
Incarico nella comunità: non ha avuto incarichi nella sua comunità
Occupazione: Commerciante di abiti e accessori
Dossier: 056/2007

DETENZIONE
Rosa Lopez Diaz fu arrestata il 10  di  maggio 2007 insieme a suo marito nel parco centrale di San Cristobal de las Casas, da alcune persone vestite da civili. La gettarono immediatamente sul pavimento. Non si identificarono, sentì che suo marito (il compagno Alfredo) chiese loro che si identificassero però non lo fecero.La condussero sino ad una camionetta e la misero sul pavimento con un piede su di lei. Le bendarono gli occhi.
Trascorso il tempo la gettarono in un luogo che teneva foglie secche coprendole la sua testa con una borsa mentre nella sua bocca misero uno straccio bagnato con l’intenzione di asfissiarla. La colpirono nello stomaco.
Ella chiese loro di fermarsi perché era incinta ma non si fermarono.
Dopo la riportarono sulla camionetta, e la portarono in un luogo sconosciuto. Qui capì che era sola, ossia che non stava con suo marito. La tennero inginocchiata, ammanettata e con gli occhi bendati. Chiese loro:”Cosa sta succedendo”. Le risposero:”Questo non ti importa, perché ora sei finita”.
Rosa ci racconta:”Piansi, piansi, perché non sapevo cosa mi accadesse, piansi per la mia famiglia, per la mia mamma. Non saprei come descrivere la paura che sentii.” ”Essi  continuarono gridando: “Da qui non ti salverai. Da dove ti porteremo, non uscirai”. Dopo gli aggressori abbandonarono la camionetta e le dissero a Rosa: “Non ti muovere. Se fai qualcosa, qui tu muori”.
Approssimativamente 40 minuti più tardi, la portarono nella stessa casa dove tenevano trattenuto suo marito. La fecero sedere contro la parete, ammanettata, con gli occhi bendati e iniziarono a colpirla.  La torturarono. Con uno straccio umido coprirono il suo viso, e sopra misero una borsa di plastica. Intanto le colpivano lo stomaco. Gli aggressori le dicevano. “Quando vorrai parlare muovi la testa”. Rosa, calpestava, perché si sentiva asfissiata. Le tolsero la borsa e le diedero tre schiaffi. “ Dove la tieni. Non ti faccia……., sai  bene di chi stiamo parlando”.
La portarono in una altra stanza lontana. Nell’interno della stanza  la denudarono e subì violenza sessuale, la toccano da tutte le parti del suo corpo, minacciandola di violentarla. Le raccontano che vogliono che lei dica che sequestrò Claudia Estefani.
Rosa piangeva, e chiedeva che non le facessero niente,  che lei non aveva sequestrato nessuno. “Come dirò qualcosa che non ho fatto”, domandò Rosa. Uno degli aggressori la buttò sul pavimento, altri due la maltrattarono, ella sentì che qualcuno le si mise sopra, con l’intenzione di violentarla. Rosa racconta che in quel momento non potè più e disse:” non mi violentate, sono incinta” e uno dei suoi aggressori le dice:” Se dici che lo facesti,non ti facciamo niente”. Quindi Rosa dice loro di sì, che aveva sequestrato, sebbene fosse falso.
Così la sollevarono, la fecero uscire dalla stanza e la lasciarono sola in casa. All’improvviso ritornano, e Rosa ascolta le grida di suo marito, Alfredo. Rosa ci riferisce “Dissi , Grazie a Dio. È vivo”. Aveva pensato che lo avessero ammazzato.

DICHIARAZIONE

Da lì furono condotti al Pubblico Ministero. Lì hanno ricevuto nuovamente minacce di morte da parte di alcuni uomini di cui Rosa non conosce nè i loro nomi  né i loro incarichi nel pubblico ministero. La obbligarono a firmare un foglio in bianco. In questi uffici può parlare perfino con il compagno Alfredo (suo marito) e gli chiede se sa perché li tengono lì. Alfredo le racconta che suo cugino ha “sequestrato” la fidanzata, ciò in questi popoli significa che la fidanzata va con suo marito sino a che questo paga la dote.”Cose di uomini” dice Rosa.
Rosa  non ha mai avuto accesso a un traduttore qualificato che conoscesse la lingua e i costumi  tsotsiles. Nella dichiarazione il suo difensore di ufficio Joaquìn Dominguez Trejo fu presente solo in una parte.  Le lessero la sua dichiarazione, ma non la capì,senza il traduttore  non comprese i termini giuridici. Per questo Rosa non era d’accordo, ma la obbligarono a firmare.
Quindi la trasferirono al carcere CERSS n°5 de San Cristobal de las Casas accusata di sequestro.
Tocca menzionare che Rosa non ebbe mai cure mediche per la tortura, sia fisica che psicologica, di cui soffrì.

PROCESSO

Trascorsi 14 mesi dal momento della sua detenzione le sentenziarono a 27 anni, 6 mesi e 17 giorni. Lei si appellò a detta sentenza, e la ridussero di 17 giorni.  Il 13 aprile 2009 è l’ultima volta che ha visto il suo avvocato.


CONDIZIONI IN PRIGIONE

Rosa soffre di forti dolori alle spalle da circa due anni. Infatti  la fa soffrire l’ora della passeggiata. Soffre forti dolori di testa, e febbre. Ha l’ernia ombelicale che mette in grave pericolo la sua vita. Non ha avuto le cure mediche sebbene le ha sollecitate varie volte e lo ha denunciato pubblicamente.
Rosa non ha sufficienti  entrate economiche per sostenere la sua famiglia.

IMPATTO DELLA DETENZIONE SULLA FAMIGLIA E/O LA COMUNITA’

L’impatto nella sua famiglia è stato molto grande a livello emozionale e di salute, poiché le malattie delle quali soffre la famiglia si aggrava per l’impatto emozionale derivato dalla reclusione di Rosa.
Rosa era incinta di 4 mesi quando la torturarono. Suo figlio nacque con paresi celebrale, molto probabilmente questo fu causato dalle differenti  forme di tortura che subì nella sua detenzione. A causa della sua malattia, suo figlio Natanael  morì lo scorso 26 ottobre, a 4 anni di età.
Rosa fa parte dell’organizzazione di LOS SOLIDARIOS DE LA VOZ DEL AMATE. Dalla prigione Rosa ha denunciato in varie occasioni  il trattamento sofferto e le condizioni generali del settore femminile del CERSS n° 5 de San Cristobal de las Casas, così come le ingiustizie che stanno vivendo per le politiche del mal governo.
Rosa aveva digiunato nei 39 giorni, durante la protesta che si sollevò nel carcere di Los Llanos. Tocca ricordare che durante il suo digiuno, Rosa ricevette in varie occasioni  minacce e istigamenti per obbligarla a lasciare il suo atto di manifestazione che teneva come obiettivo esigere la sua libertà immediata così come per i suoi compagni di lotta.


LE PAROLE DI ROSA

La versione integrale di un’intervista di Luisa Betti, giornalista de Il Manifesto, nella quale Rosa racconta dettagliatamente la sua vicenda. Leggi qui

Parole di Rosa Lopez sulla lotta in carcere in Chiapas. Leggi qui

[Messico] Vídeo de las ponencia del Foro contra la prision política y por la libertad de Alberto Patishtán

[Messico] Pronunciamiento del Foro contra la prisión política y por la libertad de Alberto Patishtán


San Cristóbal de Las Casas a 14 de mayo de 2012

Pronunciamiento del Foro contra la prisión política y por la libertad de Alberto Patishtán

El pasado 12 y 13 de mayo se realizó en las instalaciones de CIDECI-Unitierra situado en la ciudad de San Cristóbal de Las Casas, un Foro contra la prisión política y por la libertad de Alberto Patishtán Gómez convocado por la Red contra la Represión y por la Solidaridad.

Acudieron al Foro más de doscientas personas de diferentes nacionalidades y pertenecientes a más de 50 organizaciones, comunidades y colectivos de Mexico y de otros paises.

A través de familiares de presos y presas, y varias organizaciones, un total de 21 pres@s y expres@s fueron representados en el Foro Contra la Prision Politica y por la Libertad de Alberto Patishtán.

La palabra de nuestros presos y presas llegó a traves de ponencias realizadas por compañer@s y familiares. También las voces de algunos de ellos estuvieron presentes mediante grabaciones de audio, así desde el Ceferezo, penal de máxima seguridad Guasave Sinaloa llegó la palabra de Alberto Patishtán Gómez, la de l@s Solidari@s de la Voz del Amate desde el CERSS Nº 5 de San Cristóbal de Las Casas y la de Máximo Mojica desde Guerrero. También se mostraron video grabaciones, como el video que realizaron los compañeros y compañeras del Movimiento por Justicia en el Barrio de Nueva York, y se leyeron cartas de organizaciones internacionales solidarias, que aunque por distancia geografica no pudieron estar presentes, los sentimos cerca durante todo el evento. Para estas organizaciones que nos demuestran que la solidaridad no entiende de fronteras, sino que en la distancia los lazos de solidaridad se siguen tejiendo conjuntamente, les enviamos un fuerte abrazo. A Les Trois Passants de Francia, al Comité de Solidaridad con los Pueblos de Chiapas en Lucha (CSPCL Paris), a la Plataforma Vasca de Solidaridad con Chiapas de Euskal Herria, a la Plataforma Pirata de Italia, Suiza y México y a la CGT del Estado Español.

En este mismo sentido queremos mostrar nuestra solidaridad hacia la compañera del Estado Español Laura Gómez de la CGT-Barcelona que desde el pasado 25 de abril se encuentra privada de libertad.

Así como también l@s tres compañer@s que se encuntran privad@s de libertad en Suiza y que responden a los nombres de Costa, Silvia y Billi.

De esta manera pudimos conocer sus historias y constatar que nuestro dolor es un trazo más dentro del mapa represivo que dibuja el mal gobierno y las instituciones encargadas de impartir justicia. También vimos que muchas son nuestras luchas y much@s l@s compañer@s que estan privados de libertad por el hecho de que estas luchas son parte vital en su caminar.

Vemos que la represión es una constante, es un camino que los de arriba van dibujando transfiriendole mayor o menor intensidad, pero que no cesa y es parte intrínseca de este sistema en el cual se polariza de forma extrema la violencia, siendo esta monopolio exclusivo del Estado. Vemos también que la prisión es un medio disuasorio que a traves del miedo ejerce un control social y político. Pero que a traves del trabajo colectivo, del apoyo mutuo, del constituirnos como parte de un todo que conserva las particularidades de cada quien, hemos de superar esos miedos, hemos de vencerlos.

Así pues en el transcurso del dia 12 de mayo se compartieron las experiencias de los siguientes casos de compañeros y compañeras que en su mayoría se encuentran privad@s de libertad en un contexto de prisión política:

La Voz del Amate:

Alberto patishtán Gómez, preso en el cefereso en Guasave Sinaloa

Rosario Díaz, preso en CERSS Nº5 de San Cristóbal de Las Casas

Solidari@s de la Voz del Amate recluidos en el CERRS Nº5:

Pedro López

Juan Collazo

Alfredo López

Rosa López

Alejandro Díaz

Juan Díaz

Enrique Gómez preso en el CERSS Nº14 el Amate

Base de Apoyo del EZLN

Francisco Sántiz recluido en el CERRS Nº5

Presos de San Sebastián Bachajón

Antonio Estrada recluido en el CERSS Nº17 de Playas de Catazajá

Miguel Vazquez recluido en el CERSS Nº16 de Ocosingo

Miguel Demeza recluido en el CERSS Nº14 el Amate

Pres@s en el estado de Guerrero recluid@s en el CERESO Tecpan de Galeana

Máximo Mojica

María de los Angeles Hernandez

Santiago Nazario

La Voz de Loxicha

Alvaro Sebastian Ramírez

Compañeros Expresos

CODEDI-Xanica de Oaxaca

Abraham Ramírez

Del Distrito Federal

Victor Herrera

De Atenco

Ignacio del Valle

Norma Jimenez

Solidarios de la Voz del Amate

Andrés Nuñez

José Díaz

El dia 13 de mayo se realizaron diferentes mesas de trabajo con el fin de extructurar un calendario de lucha en torno a los ejes de prisión política y la liberación de Alberto Patishtán, poniendo también especial atención en l@ compañer@s pres@s que fueron representad@s durante el foro.

Estas son algunas de las acciones que se llevaran a cabo proximamente y las cuales enmarcamos dentro de la Semana Mundial por la libertad de Alberto Patishtán y Francisco Sántiz “A tumbar las paredes del calabozo”:

Marcha-mitin en la cabecera municipal del Bosque el día 18 de mayo a las 12h del día. Mitin simultaneo por el Movimiento por la Paz con Justicia fuera la reprepresentación de la casa del gobierno de Chiapas en el DF.

19 de mayo: Evento político-cultural en los distintos estados, en solidaridad con las comunidades zapatistas. También se abordará la prisión política.

Pase de video del colectivo Koman Ilel sobre Alberto Patishtán.

Acto de solidaridad en la comunidad de Cruztón.

Acto de Solidaridad en el Pueblo organizado San Francisco.

Acto de Solidaridad en Candelaria el Alto.

Mitin informativo sobre comunidades zapatistas y pres@s polític@s en Bellas Artes ciudad de México, el mismo 19 de mayo como parte de esta acción. En San Cristóbal de las Casas a las 18 horas en el Paliacate.

19 de mayo: Evento en solidaridad con las comunidades zapatistas y por la libertad de Patishtán en Oaxaca.

Dislocada nacional e internacional el 19 de junio para exigir la libertad de Alberto Patishtán.

Dislocada nacional e internacional en septiembre- octubre.

Campaña nacional e internacional de pronunciamientos para exigir la libertad de l@s pres@s políticos y denunciar violaciones de derechos humanos.

Caravana de visitas y denuncia en los penales donde están nuestr@s pres@s.

También se ha creado un blog donde se podrá dar continuidad a nuestr@s pres@s polític@s.

La dirección del blog es: foroporlalibertad.noblogs.org

Por otra parte queremos remarcar la importancia de no dejar en el olvido a l@s compañer@s que están en prisión, ell@s constituyen una parte importantísima de nuestra lucha y nuestro caminar.

Nuestro compromiso es con los de abajo, con los desposeidos, y la prisión es una maquila que trabaja incesantemente para tratar de despojarnos de nosotros mismos, de nuestra identidad, de nuestra historia. Esa es la lucha diaria de nuestr@s pres@s, y también de la nuestra ya que ell@s son la representación de un compromiso inalterable.

¡Libertad a l@s pres@s polític@s!

¡Libertad a Alberto Patishtán Gómez!

¡Viva el EZLN!

¡Libertad a Francisco Santis López!

¡Si nos tocan a unx, nos tocan a todxs!