Aggiornamento sulla situazione giuridica di Mario González

Tradotto dal Blog per Mario Gonzales

Le prigioni non servono per “riadattarci alla società”, bensì sono il castigo più disumano e crudele che esiste; a noi prigionieri e prigioniere fanno vivere la crudezza di una realtà assurda e ingiusta, promossa da un sistema marcio dalla radici”

Mario

Dopo un processo penale assurdo e un ricorso in appello che ha solo fatto diminuire di 7 mesi la sentenza, a inizio agosto è stato notificato a Mario che il secondo tribunale collegiale in materia penale ha ricevuto la sollecitazione del ricorso contro la sentenza di 5 anni, 1 mese e 15 giorni per il reato di attacco alla pace pubblica che lo mantiene in carcere da quasi un anno. Viste le chiare argomentazioni dei difensori di Mario sulla inconsistenza del reato, la mancanza assoluta di prove ed anche sulla persecuzione verso Mario, sarebbe logico che lo assolvino e liberino appena arrivi la risoluzione; invitiamo ancora una volta ad esprimere collettivamente il nostro rifiuto al sequestro di cui è vittima il nostro compagno e ad esigere la sua libertà, fosse firmando il documento che consegneremo a fine mese al Tribunale e/o partecipando alla giornata che si conclude il 2 ottobre.

Per maggiori informazioni o firmare il documento che sarà consegnato al Tribunale che il 29 settembre risolverà il ricorso presentato dai difensori di Mario, scrivere a: solidaridadmariogonzalez@riseup.net o alla pagina Mario Libre (in FB[I]).

Quello che segue è un esempio di lettera che si può mandare al Secondo Tribunale per far pressione ed esigere alle autorità di Città del Messico la libertà di Mario. Specifichiamo che non è la forma che più ci si conface, per dirlo alla buona, ma prendiamo atto che anche la pressione di questo tipo, ancor di più quando è internazionale, spesso ha avuto in suoi effetti in Messico.

(data)

Alejandro Gómez Sánchez, Irma Rivero Ortíz y Rosa Guadalupe Malvina Carmona Roig, Magistrados del Segundo Tribunal Colegiado en Materia Penal del Primer Circuito:

Desde ——– (nome del luogo), exigimos a los integrantes del Segundo Tribunal Colegiado en Materia Penal, deje en libertad inmediata a nuestro compañero Jorge Mario González García, detenido de manera violenta y completamente arbitraria el 2 de octubre de 2013 cuando se dirigía a la manifestación de conmemoración de la matanza de Tlatelolco, día emblemático para miles de estudiantes y para el pueblo en general. El compañero no tuvo tiempo de llegar a dicha marcha cuando fue detenido y posteriormente torturado por las autoridades del Gobierno del DF.

Estamos atentos a una resolución pronta y satisfactoria en la que dicten la libertad inmediata e incondicional para Jorge Mario González García, preso político desde hace ya casi 1 año.

Atentamente:

(firma della organizzazione, collettivo o persona)

Intervista su Mario Gonzales Garcia

Questo è l’audio doppiato in italiano di un’intervista con Nuria la compagna di Mario Gonzales Garcia, studente anarchico arrestato il 2 ottobre 2013 a Città del Messico e tuttora detenuto.

Nuria racconta che Mario studiava nel bachillerato1 dell’UNAM (Università Autonoma di Città del Messico) e che il suo impegno politico gli aveva causato ripetuti problemi con le autorità universitarie, che di fatto lo avevano sospeso in diverse occasioni. L’espulsione definitiva arrivò lo scorso aprile 2013, quando M. fu arrestato per tre mesi, accusato di furto aggravato in un WallMart.

Tornato in libertà Mario riprese la sua lotta contro la riforma educativa che stava entrando in vigore proprio in quei mesi, fra lo scontento generale e un clima di protesta fervente.

Si uni al presidio permanente sotto il rettorato dell’UNAM, presidio che era stato formato da studenti e insegnanti contro la suddetta riforma educativa e per la reintroduzione degli espulsi (fra cui lo stesso Mario).

Pochi giorni prima del 2 ottobre arrivò una lettera indirizzata a Mario e altri due studenti, nella quale l’avvocato generale dell’università li intimava a interrompere il presidio, ma chiaramente si decise di continuare con la protesta.

Appena pochi giorni dopo, mentre M. ed altre undici persone si trovavano su un autobus dirigendosi verso la marcia in memoria della mattanza del 2 ottobre del ’68 nella Piazza di Tlatelolco, un enorme numero di poliziotti fermano il trasporto arrestandolx tuttx.

Furono picchiatx, caricati sulle volanti e dispersi in vari Ministeri Pubblici della città, torturatx, lasciati senza possibilità di comunicare per l’intera giornata e il 4 ottobre trasferiti in segreto in due penitenziari: a Santha Marta le donne e nel reclusorio Oriente i ragazzi.

Il 7 ottobre viene pattuita per tuttx le e gli arrestatx una cauzione di 130000 pesos messicani (circa 7000 euro a testa) e la notte vengono rilasciatx.

Ma al momento della liberazione di Mario un cordone di sbirri antisommossa circonda il carcere nello stupore generale e lo arrestano nuovamente, non senza prima dargli un po di botte.

Il motivo di questa seconda detenzione è legato alle supposizioni della giudice che, considerando i precedenti di M., lo considera un individuo di alta pericolosità sociale, adducendo che non avrebbe rispettato i termini della libertà cautelare e anzi si sarebbe dato alla fuga.

Cosi Mario decide di intraprendere uno sciopero della fame il giorno successivo, l’8 ottobre, che si prolungherà per ben 56 giorni, fino al 3 dicembre, quando decide di interromperlo per gravi complicazioni al suo stato di salute.

Durante il lungo digiuno le autorità penitenziarie fecero di tutto perché interrompesse lo sciopero (che di fatto poco a poco stava amplificando il suo caso a livello internazionale), intimidendolo, facendogli promesse false, mentre intanto la giudice continuava a rimandare le udienze del processo per varie mancanze…

Al quarantesimo giorno di sciopero della fame Mario viene trasferito nell’ospedale del carcere femminile di Santha Marta, dove si trova tuttora.

Il 10 gennaio 2014 arriva la sentenza che è di 5 anni e 9 mesi, un lasso di tempo troppo lungo per rientrare nei termini della cauzione, questo perché in Messico se ti accusano per un delitto con un massimo di 5 anni puoi uscire pagando una cauzione.

Da quel momento è cominciato un lungo processo legale, sono stati presentati vari ricorsi in appello facendo leva sulle molteplici irregolarità in tutto il processo, a cominciare dallo stesso arresto che è avvenuto arbitrariamente, la mancanza di testimoni diretti, le accuse infondate e senza prove, il prolungamento e il continuo rinvio delle udienze…

L’ultima sentenza è arrivata l’11 giugno 2014, il reato imputatogli è quello solito e ridondante di Attacco alla Paca Pubblica e questa volta la condanna è di 5 anni, 1 mese e 15 giorni di carcere, quindi non cambia nulla, non rientra nei termini della cauzione e così M. deve restare in carcere.

Piuttosto arriva l’ennesima conferma che dietro il processo di Mario ci sono questioni che vanno ben aldilà del suo caso specifico: traspare la volontà delle autorità di Città del Messico di dare un castigo esemplare, che serva da monito alle nuove generazioni di ribelli metropolitani e non.

Nonostante ciò la lotta per la libertà di Mario non si arresta, le azioni di solidarietà continuano in Messico come in altri parti del mondo finché non lo potremo rivedere e abbracciare da questa parte della barricata.

Per maggiori informazioni potete visitare il blog per la libertà di Mario

e per scrivergli lettere o chiedere informazioni c’è la mail: solidaridadmariogonzales@riseup.net

1Il bachillerato corrisponde a quel periodo di studi non obbligatorio, che va dai 16 ai 18 anni, di cui non esiste un equivalente esatto in Italia ma è un sistema che funziona in modo simile in Francia e Inghilterra.

 

YAKIRI LIBRE!

Alcune FOTO  e AUDIO della  protesta che ha avuto luogo il 25 Febbraio 2014 fuori la prigione di Santa Martha Acatitla dove, con molto rumore che arrivava da fuori, c’è stato un confrontamento tra Yakiri e suo accusatore. Ecco la traduzione di un  flyer che girava:

DONNE CHE SI DIFENDONO IN CARCERE, UOMINI STUPRATORI LIBERI PER LE STRADE, GIUSTIZIA?yakiLibre

9 dicembre 2013, quartiere Doctores, Cittá del Messico. I fratelli Luís Omar e Miguel Ángel Ramírez Anaya sequestrano Yakiri Rubi Rubio Aupart quando stava andando a trovare la sua fidanzata. Viene minacciata con un coltello e costretta a salire sul motorino e viene portata, contro la sua volontà, all’ albergo Alcázar. Lí, nella stanza nº27 Yakiri, viene oltraggiata, picchiata, torturata eviolentata sessualmente. Miguel Ángel Ramírez Anaya, un grande uomo, di più di 90 kili, dopo tutto ciò, prova ad ammazzarla.

Yaki riesce a diffendersi, gira il coltello dalla mano del suo aggressore che ferisce gravemente se stesso e scappa con il suo motorino per morire poco dopo all’uscita dell’albergo. Yakiri esce dell’albergo, con i vestiti distrutti, piangendo e piena di sangue per le ferite fatte a lei dagli aggressori. Cerca aiuto e, in una gelateria vicina, le fanno telefonare alla polizia.

Nell’ agenzia 50 del Ministerio Pubblico del DF, intanto lei fa la denuncia di stupro, sequestro , tortura e tentato omicidio arriva l’altro aggressore Luís Omar Ramírez Anaya accusandola d’avere assassinato suo fratello. É accusata di omicidio. Viene trasferita in carcere senza notifica, ignorando la verità della sua accusa, lasciando il colpevole e complice Luís Omar Ramírez Anaya libero e senza accusa. Due denunce, una arrestata: Yakiri.DSC_1063

Il giorno dopo, il Pubblico Ministero di Città del Messico, Rodolfo Ríos Garza, prima dell’arrivo delle prove e senza chiedere il peritaggio medico-legale sulle impronte che evidenziavano che Yaki era stata violentata, decide di iniziare un processo per omicidio, senza considerare il contesto di violenza sessuale in cui é successo l’ incidente. In piú, afferma che lei ha mentito, che non era stata violentata, che era entrata nell’albergo per sua volontá e che aveva un rapporto intimo con il suo agressore. L’irresponsabile dichiarazione del pubblico ministero è stata poi contraddetta dalle indagini conclusive condotte dalla Procura per i reati sessuali, le cui decisioni ufficiali sono state presentate come prova dalla difesa di Yakiri. Le ferite di Yakiri sostengono la sua versione, secondo la perizia forense sulla dinamica dei fatti,

Yakiri viene portata alla prigione di Santa Martha Acatitla dove viene minacciata e aggredita. La trasferiscono nella prigione di Tepepan, dove si trova attualmente.

Perchè il publico ministero Rodolfo Rios Garza protegge gli aggressori?

DSC_1031Yakiri viene arrestata il 17 Dicembre dal giudice Santiago Ávila Negrón, titolare della giurisdizione penale nùmero 68. Questo giudice ha un processo aperto per una accusa di abuso sessuale nel 2011. In più, nell’ anno 2004, è stato respinto un ri-esame che stabiliva che Santiago Avila Negron ha fatto “errori tecnico legali: omissione di informare le parti, mancanza di motivazione e di incoerenza nelle sue risoluzioni” (la Jornada, lunedi 16 Febbraio 2004)

SE CI GIUDICANO PER ESSERE SOPRAVISSUTE , LA GIUSTIZIA CI VUOLE MORTE!

Dalla Giustizia Feminista sappiamo che alle donne è stato imposto l’obbedire alle norme patriarcali tra cui la violenza sessuale come condizione di dominio, cioè, il diritto di accesso ai nostri corpi senza il nostro permesso. Per questo che le donne vengono punite quando ci diffendiamo, quando diciamo di NO e quando rinvidichiamo la libertà e l’autonomìa dei nostri corpi.

Sappiamo che esiste complicità tra gli aggressori sessuali e le istituzioni incaricate di garantire la giustizia, che normalmente proteggono gli stupratori e “femminicidisti”, criminalizzando le donne anche se é un evidente situazione di legittima difesa, come nel caso di Yakiri. Le nostre voci sono sottovalutate nello stesso momento in cui ci esprimiamo, come fa il pubblico ministero dichiarando che Yakiri sta mentendo, prima di verificare le prove.

La libertà di Yakiri significa la garanzia della possibilità che le donne possano decidere liberamente sulle proprie vite, di difendere i propri corpi di fronte a qualunque aggressione.DSC_0987

Per questo,rivendichiamo la leggittima difesa davanti l’aggressione sui nostri corpi!

Alle donne che si difendono , applausi!!  Per Yakir, libertà!!

MESSICO: sugli arresti del primo settembre e su come supportare gli arrestati.

pajaritosDomenica 1 settembre, durante le mobilitazioni contro la riforma educativa e la presentazione del primo rapporto del governo illegittimo di Enrique Peña Nieto a Città del Messico, sono state arrestate arbitrariamente sedici persone, alcune delle quali fanno parte di collettivi libertari e di comunicazione alternativa.

Per neutralizzare le azioni di solidarietà’ per i/le detenuti/e, la strategia del Governo del DF (Distretto Federale) ha sparpagliato questi ultimi in quattro diversi ministeri pubblici, situati lontano dal centro della città’, dove hanno avuto luogo gli arresti. Rendendo cosi’ più’ complicato per i compagni ricevere consulenza legale.

I reati di cui sono accusati sono diversi: attacchi contro la pace pubblica (utilizzo di sostanze tossiche, incendio, inondazione o violenza estrema), resistenza all’arresto, possesso di oggetti atti ad attaccare, impedimento del legittimo esercizio dell’autorità e oltraggio all’autorità.

Esistono video e foto che dimostrano che gli arresti sono avvenuti senza che ci fosse flagranza di delitto e che tutte le accuse che vengono mosse sono chiaramente false.

http://subversiones.org/archivos/12189
https://vimeo.com/73590423
https://vimeo.com/73681563
https://vimeo.com/73877015

I delitti per cui sono stati accusati non sono considerati gravi, così che nella giornata di martedì 3 settembre nove dei e delle detenute sono stati liberati in seguito al pagamento di una cauzione. Tuttavia il processo nei loro confronti resta aperto.

I nove sono:
1.- Ana Berenice de la Cruz Cortés – Studente di Comunicazione
2.- Estela Morales – Locutrice di Regeneracion Radio
3.- Alejandro Amado Frausto – Giornalista indipendente
4.- Silvia Colmenaro – Poeta e studente di Filosofia e Lettere
5.- Ángel Francisco Hernández Lezama – Minorenne
6.- Jesús Uriel López Ramírez – Minorenne
7.- José Eduardo Alonso Vigueras- di 21 anni
8.- Marco García Alatorre – Studente di 22 anni
9.- José Luis García Arce

Per i restanti sette le cose vanno diversamente: il pomeriggio del 3 settembre amici e familiari riescono a raccogliere il denaro necessario e viene pagata una cauzione di 23,500 pesos messicani (oltre 1300 euro) per 4 degli arrestati: Julián Humberto Luna Guzmán, Gustavo Ruiz Lizarraga, Pavel Alejandro Primo Noriega, Juan Daniel Velázquez.

Nonostante l’effettuato pagamento della cauzione, l’incompetenza e la mancata volontà’ delle autorità’ giudiziarie di liberare i detenuti provoca il trasferimento di quest’ultimi dal Ministero Pubblico di Milpa Alta al Reclusorio Sur.

Mercoledì 4 settembre la cauzione per Gustavo Ruiz Lizárraga (Flux) e Juan Daniel Velazquez Peguero viene aumentata da 23,500 a 126,476 pesos messicani (oltre 7000 euro) e probabilmente la stessa sorte toccherà a tutti quelli che sono stati arrestati.

I sette che sono stati trasferiti al Reclusorio Sur sono:
1.- Jesse Alejandro Montaña Sánchez “Jamspa”
2.- Omar Berinstain Montiel, 19 anni
3.- Gabriel Carrión Soto, 19 anni
4.- Gonzalo Amozurrutia Nava
5.- Gustavo Ruiz Lizárraga, dell’Agenzia Indipendente SubVersiones
6.- Pavel Alejandro Primo Noriega, di Multimedios Cronopios
7.- Juan Daniel Velazquez Peguero

Dopo le giornate del 1 dicembre 2012 e del 10 giugno 2013, caratterizzate da un gran numero di arresti arbitrari, gli avvenimenti del primo di settembre confermano che è iniziata una nuova battaglia da parte di Enrique Peña Nieto e del governo di Città del Messico per eliminare il diritto all’informazione e alla libertà di espressione, in cui media liberi e giornalisti indipendenti vengono presi di mira come fossero criminali.

VI CHIEDIAMO DI DIFFONDERE IL PIÙ’ POSSIBILE LA NOTIZIA SULLA SITUAZIONE E CHIEDIAMO LA VOSTRA SOLIDARIETÀ’, IN QUALSIASI MODO VI E’ POSSIBILE.

Per i compagni dei mezzi di comunicazione indipendenti Gustavo Ruiz Lizarraga e Pavel Alejandro Primo Noriega, il numero di conto è:

Banco Santander Serfín

Brenda Anaid Piña Burgoa

CONTO 56591607217

CHIAVE 014180565916072175

SWIFT 021000021

Per gli altri detenuti:

Banamex sucursal

Jose de Jesús Maldonado Alva

Numero di conto 28770771

Chiave 002180700628770710

[Messico] Pubblicazione del fumetto “VIOLENZA VERSO LE LAVORATRICI SESSUALI”

Violencia hacia las trabajadoras sexuales” è il titolo del nuovo fumetto che la Brigada Callejera de Apoyo a la Mujer “Elisa Martínez” A.C., diffonde a partire dal 10 dicembre 2011, per commemorare la Giornata dei Diritti Umani nell’ambito del sesso commerciale.

Clicca qui per leggere online il fumetto (in spagnolo)

La Brigada Callejera ci mostra i vari tipi di violenza di genere, subite quotidianamente dalle lavoratrici sessuali, alle quali vengono sistematicamente violati i diritti umani. Il fumetto ricrea, in maniera didattica, la forma in cui queste donne sono oggetto di violenza fisica, psicologica, economica, patrimoniale e sessuale, a livello famigliare, comunitario, lavorativo, istituzionale e femminicida. Inoltre vuole mostrare come sono picchiate e minacciate quotidianamente dai compagni che le sfruttano, da matrone che controllano il loro lavoro e dai funzionari pubblici che ne approfittano; ci illustra i meccanismi di controllo che gli sfruttatori del sesso hanno per appropriarsi dei loro soldi e patrimoni e le modalità con cui si esercita suddetta violenza.
Il fumetto chiarisce alle lavoratrici sessuali come è costruito socialmente il discorso e le pratiche di genere allo scopo di garantire la superiorità maschile e negare alle donne una vita libera da violenze, demistificando satiricamente l’assunto per cui l’esercizio della prostituzione è sinonimo di estrema violenza verso le donne che la praticano. Spiega anche come funziona il sistema sesso-genere nel contesto del sesso commerciale, a partire dalla discriminazione delle donne di ogni età e classe, e pianifica la necessità che siano le stesse lavoratrici sessuali, e non gestori o gruppi che cercano di riscattarle dalla situazione di violenza alla quale sono sottoposte, che decidano sulla loro permanenza nell’industria sessuale.
Violencia hacia las trabajadoras sexuales” si pronuncia a favore dello sradicamento delle cause che generano offerta e domanda di sesso commerciale come unica strategia di sopravvivenza, e postula la necessità del riconoscimento d i diritti come ad ogni lavoratore.

“Chi è stato vittima della prostituzione si libererà dalle sue catene solo quando le relazioni sociali che le schiavizzano termineranno. Le lavoratrici e i lavoratori sessuali si libereranno dello sfruttamento di cui sono vittime, solo quando distruggeranno la proprietà privata, insieme ai lavoratori della campagna e della città”

Chi è e cosa fa la Brigada Callejera

BRIGADA CALLEJERA DE APOYO A LA MUJER “ELISA MARTINEZ”

La Brigada Callejera de Apoyo a la Mujer “Elisa Martinez” è una organizzazione civile, senza scopo di lucro, apartitica e laica, che opera a Città del Messico con due cliniche autonome. E’specializzata nell’appoggio a lavoratrici sessuali e nella prevenzione di HIV, AIDS e delle varie infezioni sessualmente trasmettibili; si occupa inoltre di modificare quegli stereotipi per cui le donne sono viste come oggetti sessuali e di far rispettare la diversità sessuale in tutti gli ambiti della società.

Fondata nel 1995, attualmente sviluppa un programma di lavoro comunitario dove la partecipazione delle donne assicura un maggiore impatto sociale nella lotta alla povertà e nella trasmissione di malattie sessuali. Per sviluppo comunitario si intende un insieme di pratiche che sviluppano le competenze/abilità di ogni persona, famiglia, gruppo e comunità, allo scopo di rendersi autonomi e migliorare le proprie condizioni di vita.
Per sostenersi si autofinanzia, con la vendita di preservativi.

La sua “missione” è combattere le cause che generano il sesso commerciale, affinché le persone più colpite dalla discriminazione si rendano autonome e superino gli ostacoli culturali che gli impediscono di prevenire la trasmissione di malattie e infezioni sessuali, lo sfruttamento sessuale infantile ed eliminare i meccanismi sociali che riproducono la povertà e lo sfruttamento.

I valori che la caratterizzano sono:
La compassione, intesa come lotta innata contro il dolore, capace di salvaguardare i propri benefici nell’immediato e per le future generazioni.
La solidarietà nel lottare al fianco dei meno protetti, per assicurargli una vita degna.
La ricerca della giustizia, cioè il pieno rispetto della dignità delle persone, a prescindere dalla sua condizione sociale.
La benevolenza intesa come lo sforzo per eliminare la miseria in cui vivono molti esseri umani.

Nella pratica la Brigada Callejera:

- Fornisce assistenza sanitaria primaria alle donne, particolarmente lavoratrici-ori sessuali, migranti ed indigeni, fra altri gruppi della popolazione. I servizi comprendono assistenza medica di base, effettuazione di test rapidi per la diagnosi del HIV/AIDS, gestione dei casi di infezioni sessualmente trasmissibili (IST), contraccezione, Pap-test, colposcopia, elettrochirugia, chirurgia laser, ultrasuono pelvico, mammario e fetale, assistenza odontologica, massoterapia, agopuntura, nutrizione, sostegno emotivo, formazione di promotrici di salute e studio dentistico.
- Garantisce la disponibilità, l’accesso e l’accettazione dell’uso del preservativo, attraverso campagne specifiche che promuovono la commercializzazione diretta, la nascita di ferie del preservativo e negozi educativi.

- Genera opinione pubblica favorevole all’uso del preservativo e proposte politiche rispettose della dignità delle lavoratrici sessuali. Per fare ciò conta sull’Agenzia di Notizie Indipendente Noti-calle e sviluppa le iniziative di Radio Talón e TV calle.

- Promuove e difende i diritti sessuali e riproduttivi di donne e bambine e realizza un lavoro di accompagnamento alle lavoratrici sessuali nella creazione di politiche pubbliche relative all’ HIV e AIDS, al controllo del sesso commerciale e al combattere la tratta di persone; inoltre capacita promotori dei diritti umani.

-Motiva lo sviluppo comunitario e si dedica ad attività quali: il recupero di alimenti a basso costo, progetti produttivi, circoli di studio, prevenzione di dipendenze, un albergo temporaneo e riunioni fra gruppi.

- Facilita le condizioni comunitarie per la mobilizzazione sociale contro lo sfruttamento sessuale e commerciale infantile.

FONTE: http://brigadacallejeraelisamartinez.blogspot.com/

Mobilitazione sociale contro la tratta di persone nella 10° festa dei Diritti Umani

Jaime Montejo dell’ Agenzia di Notizie Indipendente, Noti-Calle, Citta’ del Messico, il 4 dicembre 2011.- Trentacinque membri della Rete Messicana del Lavoro Sessuale, hanno accompagnato la Brigata di Strada d’Appoggio alla Donna “Elisa Martines” A.C., nella decima festa dei diritti umani, convocata dalla Commissione dei Diritti Umani del Distretto Federale (CDHDF), durante la quale
hanno promosso la campagna di mobilitazione sociale contro la tratta di persone a scopo di sfruttamento della prostituzione, utilizzando fumetti e audio-racconti affinchè bambine, bambini e adolescenti non siano oggetto di questo tipo di violenza.

L’attività di prevenzione dalla tratta di persone a scopo di sfruttamento della prostituzione, tra i passanti del centro capitalino, si è svolta tra le 14:30 e le 18 e vi hanno partecipato intere famiglie, educatori, giornalisti, lavoratori di vario tipo, bambine e bambini di tutte le età, provenienti in
maggioranza dallo stato del Messico, Oaxaca, Puebla, Veracruz e dal Distretto Federale.

Sono state regalate 500 agende dell’anno 2012 delle fabbriche di preservativi El Encanto del Condón di 36 pagine, dove si illustrano i criteri etici del programma di educazione sessuale rivolto a giovani e adolescenti sia maschi che femmine. Contemporaneamente, sono stati distribuiti 300 dialoghi lampo a fumetti sulla tratta delle persone a scopo di sfruttamento della prostituzione, insieme a 600
fumetti di Farfalle Notturne, Fiori Silvestri, Bambine della Solitudine, Niñas de la Soledad, Usignole del Sogno, la Tigre Florale e la Feta Geniale. Sono state anche regalate due cartoline della Brigata di Strada che trattavano l’argomento “il pugno della donna attacca il potere”.

Le lavoratrici e i lavoratori del sesso che hanno partecipato all’incontro della Brigata di Strada, hanno usato un megafono, uno zaino da viaggio affinchè gli audio-racconti fossero ascoltati e si sono svolte letture dei fumetti pubbliche e di gruppo, al grido di “vengano, signori, vengano, ad ascoltare come i papponi adescano le bambine e le vendono per pochi danari”.

Hanno partecipato la Cooperativa dei Lavoratori del Sesso, gli Angeli alla Ricerca della Libertà, il Coordinamento di Donne “Sor Juana Inés de la Cruz” e membri del Laboratorio di Giornalismo Comunitario “Aquiles Baeza”, così come le lavoratrici del sesso indipendenti, venute della Merced Tlalplan, Buenavista e altre zone della città dove si esercita il lavoro sessuale in strada.

Lavoratrici e lavoratori del sesso autonome e autonomi dichiarano: “Ci troverete sempre ovunque ci sarà sfruttamento della prostituzione, psicologico ed economico, emarginazione sociale, privazione delle fonti di lavoro e repressione della polizia”

Fonte: Agenzia di Notizie Indipendente Noti-Calle, 4 dicembre 2011