30 ottobre 2012 Il Caracol V Que Habla para Todos denuncia minacce, sgombri, furti, intimidazioni e la presenza delle forze di sicurezza pubblica nelle comunità zapatiste “Comandante Abel” e Unión Hidalgo.


Pubblichiamo interamente la terza denuncia del Caracol V Roberto Barrios.

Caracol v que habla para todos Roberto Barrios Chiapas México
Junta de Buen gobierno, Nueva Semilla que va a producir

Al dì del 29 ottobre del 2012.
Alla società Civile nazionale ed internazionale.
Agli aderenti dell’Altra Campagna
Alla sesta internazionale.
Ai mezzi di comunicazione indipendenti.
Agli organismi indipendenti dei diritti umani.
Alla stampa nazionale ed internazionale.

Compagni e compagne
Fratelli e sorelle del Messico e del mondo.
Come giunta del buon governo “Nueva semilla que va a producir”della zona nord del Chiapas, Messico, facciamo pubblica la quarta denuncia sulle minacce, sgombri, intimidazioni e la presenza delle forze di ordine pubblico, che in questo momento stanno vivendo e soffrendo i nostri villaggi come la nuova comunità “Comandante Abel”e la comunità di Unión Hidalgo, i nostri compagni basi d’appoggio uomini e donne, bambini e bambine. Continue reading

L’ignobile situazione dei prigionieri di coscienza come Alberto Patishtan.

 


Domani sarà operato alla testa per un turmore.

Nell’attesa della sua operazione, Alberto Patishtàn rimane ammanettato ad un letto dell’Istituto Nazionale di Neurologia, nella città del Messico.

 

La Jornada Domenica 7 ottobre 2012-10-09

 

San Cristóbal de las Casas, Chiapas, 6 Ottobre.

I prigionieri dell’Altra Campagna nel penale n.5 di questo municipio, denunciarono telefonicamente  che il loro compagno Alberto Patishtán Gómez si trova ammanettato ad un letto dell’Istituto di Neurologia Manuel Velasco Suárez, a Città del Messico.

“Ha bisogno di riposo, subirà un’operazione alla testa  il lunedì, non possono tenerlo legato di giorno e di notte”, spiegò Pedro López Jiménez, portavoce dei prigionieri Solidarios de la voz del amate. “Ciò che stanno facendo è una tortura psicologica, violando così i suoi diritti”. I reclusi fanno responsabile di ciò il comandante Nefer del Gruppo Lobo (specializzato nel trasferimento dei detenuti), che fu confermata anche dai familiari del professore.

Dal Distretto Federale, sua figlia Gabriela Patishtán affermò che il summenzionato Nefer “ ci ha proibito le visite che abbiamo per diritto, in quanto familiari ed amici, e adesso si trova ammanettato per 24 ore al giorno, ciò ci sembra ignobile, in quanto dovrebbe stare in buone condizioni per prepararsi all’operazione di lunedì, però purtroppo con questa mancanza di rispetto fa in modo che non possa godere del riposo che anche i medici gli hanno consigliato.”

Questo lunedì sarà operato chirurgicamente per un tumore ipofisario  che gli ha danneggiato seriamente la vista e si calcola che abbia una lunghezza di 4 cm di diametro. Per molto tempo, includendo un ricovero di sei mesi nell’ ospedale Vida Mejor di Tuxtla Gutiérrez, la sofferenza di questo riconosciuto prigioniero di origine tzotil, è stata malintesa o inascoltata dalle autorità carcerarie e dal personale medico.

La richiesta della sua liberazione si è estesa, e adesso la corte suprema di giustizia della nazione si accinge a rivedere la sentenza che condanna il professore a 60 anni per crimini che non ha commesso.

Dal penale di San Cristóbal, López Jiménez sostiene che “la negligenza dei medici è abituale, ritardano tutti le analisi, ma sappiamo che hanno la responsabilità di darci un’attenzione adeguata” (le autorità penitenziarie). Egli stesso soffre di fortissimi dolori alla testa da più di un anno, gli somministrano solo analgesici senza nessun procedimento diagnostico. “ Sto sollecitando una visita adeguata”, afferma.

I detenuti dell’ Altra Campagna si proclamano incarcerati ingiustamente, ugualmente  Patishtán, e sono in presidio permanente all’interno del carcere.

Tra di loro c’è Francisco Santiz López, base d’appoggio dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale. Rimane in carcere a San Cristóbal per motivi politici, in quanto tutti i capi di accusa per cui è stato condannato si sono rivelati falsi. Tzeltal de Tenejapa, Santiz López insieme a Patishtán, è il prigioniero politico più emblematico dello stato del Chiapas. La richiesta della sua liberazione a livello internazionale dura da mesi e va crescendo.

Il Pane e le Rose

Costruzione di forni e workshop di panetteria

Le esigenze delle comunità autonome zapatiste sono molteplici ma la particolarità degli indigeni maya organizzati nell’EZLN è quella di soddisfarle in maniera autorganizzata, avendo come riferimento una struttura civile, politica e militare che hanno creato nel corso di lunghi anni di ribellione.

Infatti dal 1994 il territorio liberato dall’EZLN e’ diviso in una trentina di Municipi Autonomi Ribelli Zapatisti (MAREZ), raccolti in cinque centri amministrativi detti “Caracol” e presieduti da altrettante Giunte di Buon Governo (GBG), in un sistema di rappresentanza politica rotativo e non remunerato. Però la base decisionale di questa organizzazione sociale è la comunità, luogo privilegiato della democrazia radicale (come viene detta in Messico) e della sperimentazione sociale: qui avviene la costruzione di casa di salute, scuole, orti collettivi e cooperative; il tutto realizzato in maniera rigorosamente indipendente dal governo e dai partiti (da cui non ricevono nessun tipo di finanziamento o appoggio).
Continua…

Alberto Patishtan ritorna al Carcere numero 5 di San Cristobal

Giovedi 26 luglio 2012, San Cristobal de las Casas

E’ una vittoria a meta’, pero’ e’ una vittoria di tutti e tutte.

Alberto Patishtan, prigioniero politico emblematico in Messico e fondatore e integrante dell'organizzazione "La voz del Amate" e appartenente all'Otra Campagna, e' ritornato in queste ore al Carcere No.5 di San Cristobal (Chiapas), dal quale venne violentemente portato via all'alba del 20 ottobre del 2011, durante uno sciopero della fame che stava portando avanti con i suoi compagni del collettivo "Solidarios de la voz del Amate". Alla fine il governo ha dovuto accettare la sentenza del giudice del tribunale di Tuxla del 13 luglio 2012 riguardo un ricorso portato avanti dal centro diritti umani Frayba che ha dichiarato inaccettabile il trasferimento di Alberto al carcere di massima sicurezza di Guasave, Sinaloa.

Dopo 9 mesi il professore e compagno Alberto Patishtan torna a condividere la cella, i pasti, le riunioni, le iniziative, l'allegria, i sogni e le speranze di liberta' con i suoi compagni di lotta, fra i quali Francisco Santiz Lopez base di appoggio dell'EZLN. Finalmente la sua famiglia non dovra' piu' percorrere 2200 km per visitarlo. Finalmente anche noi torneremo ad abbracciarlo e ad ascoltare le sue parole sagge e confortanti.

E' una vittoria a meta' perche' Alberto non doveva essere punito con questo trasferimento forzato, organizzato dal governo messicano su richiesta del segretario del governo di Chiapas, Noe Castanon. In piu', Alberto non deve stare dietro le sbarre; e' un maestro elementare e attivista sociale legato alla sua comunita' tzotzil, El Bosque. La' lo stanno aspettando, lo esigono... lo esigiamo.

Per questo il ritorno in Chiapas del Profe Alberto e' il risultato di uno sforzo coordinato e globale. Dai famigliari ai compagni/e di molti angoli del pianeta, da diversi gruppi anarchici ad organismi di difesa dei diritti umani del Messico e non solo, includendo tutte le organizzazioni dell'Otra Campagna. Dal suo villaggio natale nella montagna ai quartieri della metropoli di New York, per arrivare simbolicamente in Palestina. Questo dimostra che la giustizia si tesse, si esercita e perfino si impone ai chi comanda con la lotta dal basso.

Con questo vogliamo ringraziare con il cuore in mano e con un po' di commozione a tutte le persone che si sono unite alle campagne per la liberazione del Profe Patishtan e degli altri prigionieri politici. Con la vostra partecipazione abbiamo distrutto un pezzetto di carcere, come hanno suggerito i compagni/e dell'Otra di New York.

La lotta continua, Alberto e i nostri/e compagni/e indigeni/e sono ancora imprigionati nelle carceri in Chiapas e per questo dobbiamo continuare ad organizzarci e coordinarci come abbiamo fatto finora; ancora una volta gridiamo LIBERTA' IMMEDIATA per:

Alberto Patishtan Gomez (Voz del Amate)
Rosario Diaz Mendez (Voz del Amate)

Francisco Santiz Lopez (membro del EZLN)

Pedro Lopez Jimenez (Solidarios de la Voz del Amate)
Alfredo Lopez Jimenez (Solidarios de la Voz del Amate)
Rosa Lopez Diaz (Solidarios de la Voz del Amate)
Juan Collazo Jimenez (Solidarios de la Voz del Amate)
Alejandro Diaz Santiz (Solidarios de la Voz del Amate)
Enrique Gomez Hernandez (Solidarios de la Voz del Amate)
Juan Diaz Lopez (Solidarios de la Voz del Amate)

Antonio Estrada Estrada (San Sebastian Bachajon)
Miguel Vazquez Deara (San Sebastian Bachajon)
Manuel Demeza Jimenez (San Sebastian Bachajon)

E per tutti e tutte le prigioniere ed i prigionieri politici del Messico e del mondo.
ABBATTERE I MURI DELLE PRIGIONI!
RED CONTRA LA REPRESION ­ CHIAPAS

Grupo de trabajo "No Estamos Todxs"
Espacio de Lucha contra el Olvido y la Represion

[Messico] Primo Maggio di lotta delle sex workers messicane

Lavoratrici del sesso di La Merced e Tlalpan marciano il 1 maggio per il riconoscimento del settore come lavoratrici non salariate

* Contro la criminalizzazione e in difesa della lotta alla tratta di persone
* Per la ratifica del carattere gratuito dei servizi di salute sessuale

di Jaime Montejo della Agencia Indipendente di Notizie Noti-calle, México D.F. 2 maggio 2012.
Circa 350 lavoratrici del sesso di la Merced, Tlalpan e altri punti di incontro del Distretto Federale e di Michoacan sono scese in piazza questo primo maggio, per la settima occasione, convocate dalle assemblee territoriali organizzate dalla Brigada Callejera de Apoyo a la Mujer “Elisa Martínez” A.C.
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[Messico] 3 giorni di presidio permanente nello Zocalo di Oaxaca

Nel giorno del 23 aprile una nuova alleanza tra le organizzazioni indigene per la difesa dei diritti umani ha manifestato la propria nascita e la sua forte presenza con un presidio permanente nello zocalo della citta’ di Oaxaca. Il suo nome e’ COOA ovvero Consejo de Organizaciones Oaxaquenas Autonomas, ne fanno parte integrante le seguenti organizzazioni: Coalicion Obrera Campesina Estudiantil del Istmo (COCEI), Comite’ de Defensa Ciudadana (CODECI), Comite’ de Defensa de los Derechos Indigenas (CODEDI), Consejo de Defensa de los Derechos del Pueblo (CODEP), Frente Indigena Zapoteca (FIZ), Organizaciones Indias por los Derechos Humanos en Oaxaca (OIDHO), Organizacion de Pueblos Indigenas (OPI), Union Nacional de Trabajadores Agricolas (UNTA).
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[Messico] Sequestrano 31 poliziotti federali nella Mixteca

SAN PEDRO NHUMI, SAN JUAN NHUMI, TLAXIACO. Indigeni di etnia mixteca del villaggio di San Pedro Nhumì, hanno sequestrato per più di 13 ore, 31 poliziotti federali, 4 pattuglie e 10 ispettori della Commissione Generale delle Telecomunicazioni (Cofetel), in seguito ad un’azione ingiustificatamente violenta da parte della polizia che aveva smantellato il radiodiffusore comunitario che trasmetteva senza permesso della federazione delle telecomunicazioni.
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[Messico] Giornata di mobilitazione e protesta per l’assassinio di Bernardo Vasquez

Il giorno 21 marzo ci sono state moblitazioni in tutto lo stato di Oaxaca e nel Distretto Federale per l’omicidio del compagno e attivista Bernardo Vasquez. Solo nella città di Oaxaca ci sono state all’incirca quaranta  azioni di blocco delle strade di fronte ai palazzi e i centri di potere, per poi convergere al consolato canadese che paradossalmente, si trova situato all’interno di un hotel dove all’ingresso non c’è neanche un’insegna di riferimento. La giornata di mobilitazioni nella città di Oaxaca è stata organizzata dalla sezione 22 del magistero oaxachegno, nelle diverse sezioni locali. I componenti del direttivo di Ocatlàn  (località dove si trova la miniera Cuzcatlàn) si son dati appuntamento nella mattinata di fronte al palazzo di giustizia di Oaxaca, hanno presidiato l’ingresso senza che nessuno potesse uscire o entrare e, verso le 14, si sono spostati in corteo verso il  consolato canadese dove si sono incontrate con le altre realtà che compongono la Secciòn 22.

Tutto si è svolto senza incidenti e con determinazione  da parte del movimento che chiede senza negoziazioni la giustizia per la morte degli attivisti assassinati a S.José El Progresso, l’arresto dei suoi responsabili materiali e intellettuali, la chiusura della miniera a cielo aperto di Cuzcatlàn, e la destituzione del presidente municipale della città S. José El Progreso.

Ascolta i contenuti audio

intervista segretaria intervento rappresentante secciòn 22  

interveto rappresentante Ocatlàn seccion22

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[ Messico] Assassinano Bernado Vàsquéz, leader del movimento d’opposizione alla miniera di Ocotlàn, Oaxaca.

Nella notte del 15 Marzo il rappresentante e leader della Coordinadora de Pueblos Unido del Valle de Ocotlàn, Bernardo Vàsquèz Sànchez è stato assassinato in un’imboscata a S. Lucia Ocotlàn. Bernardo muore nella corsa all’ospedale trasportato da un taxi. Alvaro Andrés Vàsquez Sànchez e Rosalinda Vasquez, che si trovavano insieme a Bernardo sono rimasti gravemente feriti da colpi d’arma da fuoco.
Secondo i testimoni, gli assassini erano tre uomini che si sono dati alla fuga su un auto marca Nissan di colore rosso, in direzione Ejutla de Crespo.
Gli assassini ,come i mandanti, sono ancora sconosciuti , ma sicuramente bisogna cercarli tra le file della politica che guarda in maniera ammiccante gli interessi che scaturiscono dalla costruzione della miniera a cielo aperto di Ocatlàn.
Il 19 gennaio scorso, Vàsquez Sànchez contestò duramente il governo di Gabino Cue, definendolo incapace di risolvere il conflitto che si sta consumando a San Jose del Progresso e di prestarsi agli interessi della miniera Cuzcatlàn e durante una conferenza stampa disse che fu proprio il consigliere comunale a dare l’ordine alla sparatoria che ferì due persone durante una contestazione avvenuta il 18 gennaio da parte degli abitanti della comunità di S. Jose del Progresso e gli aderenti della Coordinadora de Pueblos Unidos del Valle de Ocatlan che hanno denunciato la realizzazione dei lavori che tentavano di connettere la rete idrica della comunità per la somministrazione dell’acqua necessaria ai lavori nella miniera Cuzcatlàn. Nella sparatoria rimasero feriti due abitanti di S. José del Progreso: Abigail Vàzqquez e Bernardo Mendez Vàsquez che morì il 19 gennaio.
In un intervista per il giornale “Oaxaca en Pie de Lucha” Bernardo Vàsquez affermò che l’agressione dove perse la vita il suo compagno Bernardo Mendez Vàsquez fa parte di un piano ben strutturato e premeditato dal presidente municipale di S. José Progreso, il priista Alberto Mauro Sànchez Munhoz.
“Il loro bersaglio ero io, e confusero il compagno per me e in quanto i sicari che erano stati ingaggiati dal presidente municipale non erano del posto, non mi riconobbero e solo gli si sentì dire: “Eccolo Bernardo” e gli svuotarono addosso un intero caricatore di AK-47, l’attentato fu così crudele e sadico in quanto continuarono a sparare e gli fecero saltar via le dita della mano quando ferito, cercò di alzarsi da terra per trovare riparo dalle pallottole”.
La ditta mineraria Cuzcatlàn , filiale dell’impresa canadese Fortuna Silver che opera in S. Jose del Progresso richiede un consumo d’acqua che va dai 400 mila ai 500 mila litri giornalieri. La minieria è un vero mostro ecologico che sta distruggendo sia l’ambiente che la salute dei suoi abitanti.
Con l’assassinio di Bernardo Vasquéz Sànchez sale a 4 il numero di omicidi relazionati da quando la ditta mineraria è arrivata a S. José del Progreso. Queste morti violente sono da annettere ad una lunga lista di atroci assassini di vari attivisti ambientali come Mariano Abarca, nella località di Chicomuselo, Chiapas, morto anch’esso per essersi opposto al progetto minerario della società canadese Blackfire, Miguel Àngel Pérez Cazales, nel municipio di Tepoztlàn, Morelos, e di Santa Caterina Morelos e Beatriz Carinho e Jiri Jakkola, a San Juan Copola, Oaxaca.
Le comunità e le autorità municipali ed agrarie di Capulalpam de Méndez e los Ocotes hanno mostrato la loro solidarietà e la stessa preoccupazione per l’ingresso dei progetti minerari nella regione.
La compagnia che non ancora conclude i lavori della miniera di S. José stima, annualmente, una produzione di 5 milioni di once d’argento.
Il 17 gennaio i dirigenti della miniera canadese Fortuna Silver Mines presenziarono alla cerimonia di apertura della borsa di New York, recitando la parte dei protagonisti, per celebrare i quasi quattro mesi di bilancio positivo nella borsa newyorkese.
Questa ditta canadese, fondata nel 2004, annunciò,lo scorso novembre, che durante il terzo trimestre della sua attività fiscale (luglio- settembre) registrò un beneficio netto di 10,31 milioni di dollari.