30 ottobre 2012 Il Caracol V Que Habla para Todos denuncia minacce, sgombri, furti, intimidazioni e la presenza delle forze di sicurezza pubblica nelle comunità zapatiste “Comandante Abel” e Unión Hidalgo.


Pubblichiamo interamente la terza denuncia del Caracol V Roberto Barrios.

Caracol v que habla para todos Roberto Barrios Chiapas México
Junta de Buen gobierno, Nueva Semilla que va a producir

Al dì del 29 ottobre del 2012.
Alla società Civile nazionale ed internazionale.
Agli aderenti dell’Altra Campagna
Alla sesta internazionale.
Ai mezzi di comunicazione indipendenti.
Agli organismi indipendenti dei diritti umani.
Alla stampa nazionale ed internazionale.

Compagni e compagne
Fratelli e sorelle del Messico e del mondo.
Come giunta del buon governo “Nueva semilla que va a producir”della zona nord del Chiapas, Messico, facciamo pubblica la quarta denuncia sulle minacce, sgombri, intimidazioni e la presenza delle forze di ordine pubblico, che in questo momento stanno vivendo e soffrendo i nostri villaggi come la nuova comunità “Comandante Abel”e la comunità di Unión Hidalgo, i nostri compagni basi d’appoggio uomini e donne, bambini e bambine.

1. Il terreno dei nostri compagni ,occupato dai paramilitari provenienti da Unión Hidalgo nel giorno 6 settembre, si sta già cominciando a ripartire tra gli invasori, questi cominciarono a misurarlo il giorno 25 settembre e terminarono il giorno del 21 ottobre, per ripartirsi così ognuno il suo pezzo di terra.
- Come abbiamo già menzionato nelle denuncie anteriori, gli invasori si sono appropriati degli
11 ettari seminati a mais dai nostri compagni, e rubarono tutto il raccolto, non lasciando nulla, adesso questi 11 ettari sono stati tutti puliti e hanno seminato fagioli.
- Il giorno 24 ottobre alle ore 20:00 arrivarono altri paramilitari della comunità Unión Hidalgo per dare un rinforzo alle fila degli invasori che stanno occupando il terreno recuperato dai nostri compagni base d’appoggio.
2.- Questo conflitto continua a nuocere ai nostri compagni basi d’appoggio zapatisti che vivono nella comunità Unión Hidalgo e rimasero lì per prendersi cura della propria casa e dei pochi averi rimasti, a causa dello sfollamento che hanno subito i propri familiari in un’altra comunità per le continue minacce ricevute dai paramilitari, loro compaesani, fatto già menzionato nella nostra denuncia dell’ 11 settembre.
All’alba del giorno 16 ottobre alle ore 1:00 all’incirca, i gruppi paramilitari della Comunità Unión Hidalgo spararono 5 colpi in un solo momento con armi di grande calibro, successivamente le raffiche si alternavano ogni 15 minuti fino alle 3: 00, complessivamente furono sparati 15 colpi, l’ultimo da una distanza di 150 metri dalla casa di un compagno base d’appoggio. E alle ore 22:00 dello stesso giorno ci furono 2 raffiche di colpi d’arma da fuoco continue, fino ad arrivare alle ore 24:00. Al fine di continuare con le minacce e le persecuzioni arrivarono, nella comunità di Unión Hidalgo, 15 agenti di sicurezza pubblica, nel giorno 17 ottobre.
3.- Il 25 ottobre, nel terreno invaso, alle ore 17:30, i paramilitari si muovevano secondo uno schema militare, divisi in tre gruppi da 6 con armi di grande calibro e, in questa circostanza mandano una commissione di 4 verso il accampamento della polizia, e successivamente, alle ore 18:00, la polizia si diresse verso il fiume, territorio anch’esso occupato dai paramilitari. Ed alle ore 20:00, le forze del (dis)ordine spararono 3 colpi dal luogo dove sono posizionati.
La polizia quotidianamente pattuglia il percorso che collega Sabanilla a S.Patricio e,per il pomeriggio e per la notte, si muovono da San Patricio alla postazione occupata dai paramilitari,
ed in Unión Hidalgo, quando gli invasori si spostano anche la polizia si mobilita, ed è chiaramente evidente che la polizia ed i paramilitari sono una sola forza ed hanno una sola direzione che li guida a compiere le proprie azioni belliche e delittuose, l’obiettivo principale della polizia, che è un ordine diretto dei loro capi, Felipe Calderón, Juan Sabines, Artemio Gómez Sánchez presidente municipale di Sabanilla e Limber Gutiérrez Gómez presidente municipale di Tila, è allenare e preparare al meglio gli invasori e farli sentire sicuri nel compiere le loro azioni di minacce, furti, intimidazioni e di persecuzione.
Il mal governo afferma in uno scritto datato il 9 ottobre del 2012, che i gruppi di San Patricio e Unión Hidalgo, in comune accordo, richiesero al governo dello Stato la presenza della forza pubblica, con l’unica finalità di salvaguardare l’ordine e la convivenza pacifica degli abitanti del luogo. Segnalano anche che per tutto il tempo si sono rispettati i diritti dei militanti dell’EZLN.

Che necessità hanno i paramilitari, della polizia, nel momento in cui egli stessi hanno invaso il terreno dei nostri compagni e delle nostre compagne base di appoggio?

Che necessità hanno questi gruppi paramilitari, quando loro stessi hanno cacciato dalle loro terre donne e bambini, fuggiti via per le continue raffiche di colpi da fuoco?

Che bisogno ha della presenza della polizia un gruppo paramilitare in un luogo dove stanno sgombrando, rubando e saccheggiando tutti gli averi dei nostri compagni davanti ai loro occhi?

Che necessità c’è della polizia in un luogo dove i paramilitari, in presenza delle forze del (dis)ordine, realizzano le proprie azioni di intimidazioni, di minacce e di provocazione bellica?

Qual è il pericolo che sta correndo questo gruppo paramilitare in modo che il mal governo giustifichi la presenza della polizia e attenda le sue richieste.

Quali aggressioni, furti, minacce e intimidazioni stanno commettendo le nostre basi d’appoggio tanto da indurre il gruppo paramilitare a fare una richiesta di sicurezza allo stato?

Che bisogno ha della polizia un gruppo paramilitare preparato ed armato che commette azioni di sgombro, minacce, intimidazioni di fronte un gruppo di uomini, donne e bambini che vivono lavorando e coltivando la propria terra per il sostegno delle loro famiglie e figli, e che stanno sopportando in maniera pacifica le aggressioni e tutte le azioni violente e delittuose come furti, minacce, sgombri e sottrazione della propria terra?
Si deve vergognare il mal governo ad affermare che la presenza della polizia è solo per salvaguardare l’ordine e la pace sociale e che davanti ai loro occhi si consumano furti, minacce, movimenti dei paramilitari e spari d’arma da fuoco di grosso calibro.
Deve dire chiaramente che inviò la sua polizia per salvaguardare i paramilitari che sgombrano, rubano e sottraggono la terra e il raccolto dei nostri compagni base d’appoggio.

La Storia non si è mai sbagliata, il mal governo ha sempre preparato i propri poliziotti e i paramilitari per rubare, uccidere, far scomparire, sgombrare, depredare le persone povere ed innocenti che lottano per sopravvivere, questa storia l’abbiamo vista dal cuore dei nostri popoli, e così fecero negli anni 95, 96 e 97 nel municipio di Sabanilla, nella zona bassa di Tila, commisero numerosi furti, assassinii, sequestri, sgombri e incendi di case di famiglie innocenti, che fino ad ora i responsabili sono rimasti impuniti e protetti dal mal governo, vale a dire, non si è fatta giustizia come successe in Acteal, nel Municipio del Bosques, in Atenco, in Oaxaca, e anteriormente, nel 1968 in Tlatelolco con gli studenti e molte morti in più nel nostro paese.
Il mal governo diretto da Felipe Calderón e da Juan Sabines non ha fatto niente per risolvere il conflitto e tutti questi atti delittuosi compiuti dai gruppi paramilitari, al contrario invia poliziotti come rinforzo per gli invasori, invece di ritirare questo gruppo dal terreno recuperato dai nostri compagni, e come risultato hanno incoraggiato la violenza per imporre il proprio progetto di “regolarizzazione”.
Come abbiamo già detto e continuiamo a sostenere la nostra posizione, non permetteremo mai che ci tolgano le terre recuperate nel 1994, e la questione del “regolarizzare”non vale niente per noi, e non lo stiamo chiedendo. Questa terra è già stata consegnata a chi la vive e la lavora. Nella data del 29 aprile, noi della Giunta del Buon Governo siamo stati con cuore umano nella comunità, abbiamo unito le due parti ,ovvero, le nostre basi d’appoggio ed i filogovernativi senza considerare le appartenenze politiche, senza inganni, senza usare presupposti economici per comprare le autorità o rappresentanti, alle spalle della comunità affinché prendano accordi che ingannino e nuocciano la stessa comunità, andammo e li riunimmo tanto alle autorità così come i membri, tenendo conto di coloro che vivono e lavorano questa terra durante molti anni per sostenere le proprie famiglie, gli abbiamo proposto che le proprietà di San Patricio y Los Angeles rimangano ai filogovernativi affinché la lavorino e vivano lì per sostenere le proprie famiglie e figli perché sappiamo che hanno pieno diritto per il tempo che hanno impiegato nel lavoro, e le nostre basi di appoggio gli abbiamo proposto di tenersi la proprietà della Lampara. La proposta fu accettata da entrambi le parti, anche se ci costò la riubicazione, ma l’abbiamo fatto con tutta la volontà ed il cuore che abbiamo come zapatisti, in modo da evitare scontri per le differenze ideologiche e affinché ogni gruppo possa vivere in armonia, godere dei suoi diritti alla terra ed esercitare la sua forma di vita e di organizzazione come meglio credano, in comune accordo si fece un atto di separazione degli integranti del nucleo agrario firmato da entrambi le parti, la filogovernativa e la ufficiale.
Nella costruzione della nostra autonomia che esercita il nostro autogoverno, disconosciamo la parola “regolarizzazione”della terra, il mal governo la utilizza come uno strumento per manipolare le persone che tuttavia si lasciano ingannare, facendoli credere che con gli incartamenti legali si può vivere tranquilli ed essere padroni delle proprie terre, lavorandola al meglio. Però tutto questo successivamente servirà solo per giustificare un esproprio legale, in quanto per loro la terra è come una merce che si può vendere e comprare per mezzo di incartamenti e documenti.
Noi ci domandiamo: dove rimane il diritto dei popoli indigeni, gli abitanti originari di questa terra messicana, ed il diritto di esercitare il proprio auotogoverno e la libera determinazione proprio come lo menzionano i convegni internazionali e gli accordi di San Andrés?
Per questo diciamo a questi mal governi che tirino fuori i propri gruppi di delinquenti o agiremo con determinazione. Se qualcuno muore, voi siete i colpevoli ed i responsabili del sangue versato, sarà un altro carico in più degli oltre 70mila morti assassinati a livello nazionale secondo i vostri ordini. Sosteniamo la nostra parola della terza denuncia e se non l’avete letta, potete comiciare.
Lo sapete che questa non è la prima volta che mandate ad invadere con i vostri gruppi paramilitari assassini e ingaggiati da voi. La prima volta fu il 10 settembre 2011, dove i nostri compagni persero tutti i loro averi, e questa volta fu il giorno 6 settembre del 2012 dove rubarono tutto il raccolto. Non è giusto che i nostri compagni base d’appoggio continuino a lavorare e che il proprio raccolto serve per mantenere le bocche di questi paramilitari insieme alle loro mogli e figli alle spalle del popolo povero che lavora con il sudore della fronte per sopravvivere mentre voi continuate ad ingrassarvi come maiali.
Vi domandiamo che cosa volete ottenere con tutte queste azioni? Parlate chiaro come parliamo noi altri, o meglio dite che volete solo uccidere, sgombrare, rubare ed assassinare. È una pena che in Messico esista un tal mal governo che nella sua testa invece di avere un’intelligenza, ci sia della merda.
Compagni e compagne, fratelli e sorelle, vi esortiamo a prestare attenzione a questa situazione tanto difficile che stanno vivendo i nostri popoli in rivolta.

Attentamente
Mandar Obedeciendo

Il presente documento è stato bollato dalla Giunta di Buon Governo NUEVA SEMILLA QUE VA A PRODUCIR e firmato dai seguenti rappresentanti in turno:
Paulina López Trujillo, José Martínez Flores, Angélica López Mondejos y Juventino Jiménez Pérez.

[Messico] Video Report della Caravana d’appoggio nella Nuova Comunità Comandante Abel

I giorni 18,19,20 settembre 2012 si recò una caravana d’appoggio alle BAEZLN nella Nuova Comunità Comandante Abel, che dal 8 settembre passato è assediata dai paramilitari.

Guarda il video

L’ignobile situazione dei prigionieri di coscienza come Alberto Patishtan.

 


Domani sarà operato alla testa per un turmore.

Nell’attesa della sua operazione, Alberto Patishtàn rimane ammanettato ad un letto dell’Istituto Nazionale di Neurologia, nella città del Messico.

 

La Jornada Domenica 7 ottobre 2012-10-09

 

San Cristóbal de las Casas, Chiapas, 6 Ottobre.

I prigionieri dell’Altra Campagna nel penale n.5 di questo municipio, denunciarono telefonicamente  che il loro compagno Alberto Patishtán Gómez si trova ammanettato ad un letto dell’Istituto di Neurologia Manuel Velasco Suárez, a Città del Messico.

“Ha bisogno di riposo, subirà un’operazione alla testa  il lunedì, non possono tenerlo legato di giorno e di notte”, spiegò Pedro López Jiménez, portavoce dei prigionieri Solidarios de la voz del amate. “Ciò che stanno facendo è una tortura psicologica, violando così i suoi diritti”. I reclusi fanno responsabile di ciò il comandante Nefer del Gruppo Lobo (specializzato nel trasferimento dei detenuti), che fu confermata anche dai familiari del professore.

Dal Distretto Federale, sua figlia Gabriela Patishtán affermò che il summenzionato Nefer “ ci ha proibito le visite che abbiamo per diritto, in quanto familiari ed amici, e adesso si trova ammanettato per 24 ore al giorno, ciò ci sembra ignobile, in quanto dovrebbe stare in buone condizioni per prepararsi all’operazione di lunedì, però purtroppo con questa mancanza di rispetto fa in modo che non possa godere del riposo che anche i medici gli hanno consigliato.”

Questo lunedì sarà operato chirurgicamente per un tumore ipofisario  che gli ha danneggiato seriamente la vista e si calcola che abbia una lunghezza di 4 cm di diametro. Per molto tempo, includendo un ricovero di sei mesi nell’ ospedale Vida Mejor di Tuxtla Gutiérrez, la sofferenza di questo riconosciuto prigioniero di origine tzotil, è stata malintesa o inascoltata dalle autorità carcerarie e dal personale medico.

La richiesta della sua liberazione si è estesa, e adesso la corte suprema di giustizia della nazione si accinge a rivedere la sentenza che condanna il professore a 60 anni per crimini che non ha commesso.

Dal penale di San Cristóbal, López Jiménez sostiene che “la negligenza dei medici è abituale, ritardano tutti le analisi, ma sappiamo che hanno la responsabilità di darci un’attenzione adeguata” (le autorità penitenziarie). Egli stesso soffre di fortissimi dolori alla testa da più di un anno, gli somministrano solo analgesici senza nessun procedimento diagnostico. “ Sto sollecitando una visita adeguata”, afferma.

I detenuti dell’ Altra Campagna si proclamano incarcerati ingiustamente, ugualmente  Patishtán, e sono in presidio permanente all’interno del carcere.

Tra di loro c’è Francisco Santiz López, base d’appoggio dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale. Rimane in carcere a San Cristóbal per motivi politici, in quanto tutti i capi di accusa per cui è stato condannato si sono rivelati falsi. Tzeltal de Tenejapa, Santiz López insieme a Patishtán, è il prigioniero politico più emblematico dello stato del Chiapas. La richiesta della sua liberazione a livello internazionale dura da mesi e va crescendo.

Il Pane e le Rose

Costruzione di forni e workshop di panetteria

Le esigenze delle comunità autonome zapatiste sono molteplici ma la particolarità degli indigeni maya organizzati nell’EZLN è quella di soddisfarle in maniera autorganizzata, avendo come riferimento una struttura civile, politica e militare che hanno creato nel corso di lunghi anni di ribellione.

Infatti dal 1994 il territorio liberato dall’EZLN e’ diviso in una trentina di Municipi Autonomi Ribelli Zapatisti (MAREZ), raccolti in cinque centri amministrativi detti “Caracol” e presieduti da altrettante Giunte di Buon Governo (GBG), in un sistema di rappresentanza politica rotativo e non remunerato. Però la base decisionale di questa organizzazione sociale è la comunità, luogo privilegiato della democrazia radicale (come viene detta in Messico) e della sperimentazione sociale: qui avviene la costruzione di casa di salute, scuole, orti collettivi e cooperative; il tutto realizzato in maniera rigorosamente indipendente dal governo e dai partiti (da cui non ricevono nessun tipo di finanziamento o appoggio).
Continua…

Alberto Patishtan ritorna al Carcere numero 5 di San Cristobal

Giovedi 26 luglio 2012, San Cristobal de las Casas

E’ una vittoria a meta’, pero’ e’ una vittoria di tutti e tutte.

Alberto Patishtan, prigioniero politico emblematico in Messico e fondatore e integrante dell'organizzazione "La voz del Amate" e appartenente all'Otra Campagna, e' ritornato in queste ore al Carcere No.5 di San Cristobal (Chiapas), dal quale venne violentemente portato via all'alba del 20 ottobre del 2011, durante uno sciopero della fame che stava portando avanti con i suoi compagni del collettivo "Solidarios de la voz del Amate". Alla fine il governo ha dovuto accettare la sentenza del giudice del tribunale di Tuxla del 13 luglio 2012 riguardo un ricorso portato avanti dal centro diritti umani Frayba che ha dichiarato inaccettabile il trasferimento di Alberto al carcere di massima sicurezza di Guasave, Sinaloa.

Dopo 9 mesi il professore e compagno Alberto Patishtan torna a condividere la cella, i pasti, le riunioni, le iniziative, l'allegria, i sogni e le speranze di liberta' con i suoi compagni di lotta, fra i quali Francisco Santiz Lopez base di appoggio dell'EZLN. Finalmente la sua famiglia non dovra' piu' percorrere 2200 km per visitarlo. Finalmente anche noi torneremo ad abbracciarlo e ad ascoltare le sue parole sagge e confortanti.

E' una vittoria a meta' perche' Alberto non doveva essere punito con questo trasferimento forzato, organizzato dal governo messicano su richiesta del segretario del governo di Chiapas, Noe Castanon. In piu', Alberto non deve stare dietro le sbarre; e' un maestro elementare e attivista sociale legato alla sua comunita' tzotzil, El Bosque. La' lo stanno aspettando, lo esigono... lo esigiamo.

Per questo il ritorno in Chiapas del Profe Alberto e' il risultato di uno sforzo coordinato e globale. Dai famigliari ai compagni/e di molti angoli del pianeta, da diversi gruppi anarchici ad organismi di difesa dei diritti umani del Messico e non solo, includendo tutte le organizzazioni dell'Otra Campagna. Dal suo villaggio natale nella montagna ai quartieri della metropoli di New York, per arrivare simbolicamente in Palestina. Questo dimostra che la giustizia si tesse, si esercita e perfino si impone ai chi comanda con la lotta dal basso.

Con questo vogliamo ringraziare con il cuore in mano e con un po' di commozione a tutte le persone che si sono unite alle campagne per la liberazione del Profe Patishtan e degli altri prigionieri politici. Con la vostra partecipazione abbiamo distrutto un pezzetto di carcere, come hanno suggerito i compagni/e dell'Otra di New York.

La lotta continua, Alberto e i nostri/e compagni/e indigeni/e sono ancora imprigionati nelle carceri in Chiapas e per questo dobbiamo continuare ad organizzarci e coordinarci come abbiamo fatto finora; ancora una volta gridiamo LIBERTA' IMMEDIATA per:

Alberto Patishtan Gomez (Voz del Amate)
Rosario Diaz Mendez (Voz del Amate)

Francisco Santiz Lopez (membro del EZLN)

Pedro Lopez Jimenez (Solidarios de la Voz del Amate)
Alfredo Lopez Jimenez (Solidarios de la Voz del Amate)
Rosa Lopez Diaz (Solidarios de la Voz del Amate)
Juan Collazo Jimenez (Solidarios de la Voz del Amate)
Alejandro Diaz Santiz (Solidarios de la Voz del Amate)
Enrique Gomez Hernandez (Solidarios de la Voz del Amate)
Juan Diaz Lopez (Solidarios de la Voz del Amate)

Antonio Estrada Estrada (San Sebastian Bachajon)
Miguel Vazquez Deara (San Sebastian Bachajon)
Manuel Demeza Jimenez (San Sebastian Bachajon)

E per tutti e tutte le prigioniere ed i prigionieri politici del Messico e del mondo.
ABBATTERE I MURI DELLE PRIGIONI!
RED CONTRA LA REPRESION ­ CHIAPAS

Grupo de trabajo "No Estamos Todxs"
Espacio de Lucha contra el Olvido y la Represion

[Messico] Primo Maggio di lotta delle sex workers messicane

Lavoratrici del sesso di La Merced e Tlalpan marciano il 1 maggio per il riconoscimento del settore come lavoratrici non salariate

* Contro la criminalizzazione e in difesa della lotta alla tratta di persone
* Per la ratifica del carattere gratuito dei servizi di salute sessuale

di Jaime Montejo della Agencia Indipendente di Notizie Noti-calle, México D.F. 2 maggio 2012.
Circa 350 lavoratrici del sesso di la Merced, Tlalpan e altri punti di incontro del Distretto Federale e di Michoacan sono scese in piazza questo primo maggio, per la settima occasione, convocate dalle assemblee territoriali organizzate dalla Brigada Callejera de Apoyo a la Mujer “Elisa Martínez” A.C.

Fra le richieste delle lavoratrici sessuali non conformi c’e’ il riconoscimento dei diritti sul lavoro del settore della strada pubblica come lavoratrici non salariate; la non criminalizzazione della loro attivita’ con il pretesto della lotta alla tratta di persone; la segnalazione dei femminicidi delle loro compagne; la ratifica del carattere gratuito dei servizi di salute sessuale e riproduttiva, che il Seguro Popular (un tipo di assicurazione sanitaria, ndt) offre in maniera gratuita e che i municipi o i servizi sanitari fanno pagare din maniera indebita; contro l’uso dei preservativi come prova per accusare di sfruttamento della prostituzione.

I servizi menzionati sono l’esame dell’HIV/Aids, il test di Papanicolaou, il prelievo di liquido vaginale e uretrale, il VDRL (esame specifico per diagnosticare la sifilide, ndt) e il BAAR (esame per la diagnosi della tubercolosi, ndt) fra gli altri, come accade attualmente a Oaxaca di Juarez, Jojutla, Morelos, San Martin Texmelucan e Puebla, con lo sfruttamento di coloro che sono obbligate a participare a tali programmi.

Al grido di slogan come “rispetto totale al lavoro sessuale”, “la strada e’ di chi ci lavora” e “ne’ vittime ne’ carnefici” e’ iniziato il corteo composto da donne e trans della Rete Messicana del Lavoro Sessuale e da attiviste della Brigada Callejera de Apoyo a la Mujer “Elisa Martínez” A.C., all’incrocio della strada Corregidora e Circunvalacion fino alle strade San Pablo, 20 de noviembre e lo Zocalo.

Arrivate allo Zocalo “Tesorito”, una lavoratrice del sesso transgender integrante del corso di giornalismo di “Aquiles Baeza” – uno spazio di riflessione e comunicazione della Rete Messicana del Lavoro Sessuale – ha letto uno dei documenti di base della Rete di Resistenze Autonome Anticapitaliste in cui convergono vari spazi di lotta delle zone rurali e della citta’, cosí come vari settori lavorativi di Cittá del Messico.

[Messico] 3 giorni di presidio permanente nello Zocalo di Oaxaca

Nel giorno del 23 aprile una nuova alleanza tra le organizzazioni indigene per la difesa dei diritti umani ha manifestato la propria nascita e la sua forte presenza con un presidio permanente nello zocalo della citta’ di Oaxaca. Il suo nome e’ COOA ovvero Consejo de Organizaciones Oaxaquenas Autonomas, ne fanno parte integrante le seguenti organizzazioni: Coalicion Obrera Campesina Estudiantil del Istmo (COCEI), Comite’ de Defensa Ciudadana (CODECI), Comite’ de Defensa de los Derechos Indigenas (CODEDI), Consejo de Defensa de los Derechos del Pueblo (CODEP), Frente Indigena Zapoteca (FIZ), Organizaciones Indias por los Derechos Humanos en Oaxaca (OIDHO), Organizacion de Pueblos Indigenas (OPI), Union Nacional de Trabajadores Agricolas (UNTA).

Le loro richieste sono molteplici come le comunita’ indigene che ne fanno parte e che sono venute da ogni lato dello Stato per farsi sentire da un governo troppe volte indifferente e cieco di fronte alle necessita’ reali di questi popoli che sono saccheggiati continuamente delle proprie risorse naturali e ai quali viene negata la propria cultura, lasciati ai margini della societa’ come invisibili, nonostante siano essi i popoli originari. E soprattutto hanno le idee chiare.

Gridano giustizia per i propri prigionieri e assassinii politici che il piu’ delle volte cadono nell’abisso dell’ingiustizia e dell’oblio. Chiedono giustizia per i femminicidi ancora rimasti insoluti, dove gli assassini rimangono nell’impunita’, per i quali, lo stato di Oaxaca ha un triste primato, si oppongono fortemente al saccheggio delle proprie risores naturali, dalle miniere alla distruzione dei boschi, al saccheggio dell’acqua e delle terre, dove molte volte chi si oppone a questo sciacallaggio incontra la morte violenta.

Nella loro dichiarazione esigono:
- Rispetto incondizionato ai diritti costituzionali di libera espressione, organizzazione e manifestazione.
- No alla criminalizzazione della protesta sociale.
- Porre fine agli assassinii degli attivisti politici.
- Basta con l’impunita’ con cui si danno i delitti di genere.
- Abbattimento delle strutture del potere del vecchio regime.
- Restaurazione del tessuto sociale, punendo finalmente i criminali e i defraudatori del regime anteriore.
- Costruzione di un regime democratico mediante una nuova Costituzione.
- No alla costruzione dei mega-progetti.
- No al mais transgenico*.
- Un programma emergente e sostenibile della produzione della milpa** per le comunita’.
- Una soluzione definitiva alla situazione di disoccupazione e di poverta’ nelle comunita’ e nelle colonie popolari di Oaxaca.

Il giorno del 23 aprile c’era fermento gia’ dall’alba, il punto d’incontro era il mercato S.Rosa, con le altre delegazioni e nel momento in cui tutte erano presenti, hanno bloccato la strada gia’ trafficata, e da li e’ partita la marcia tra lo sventolare delle numerose e molteplici bandiere delle differenti organizzazioni e degli striscioni. I manifestanti hanno marciato fino allo Zocalo (centro, ndt) della citta’ dove si e’ allestito un vero e proprio accampamento. E pacificamente dalle loro case e comunita’ si son trasferiti sotto i portici del palazzo del Governo. Il 24 aprile, mentre il presidio continuava nello Zocalo, ed era in corso un tavolo di discussione tra il governo e le delegazioni delle singole organizzazioni, che portavano le singole richieste delle comunita’ che rappresentavano, ci son stati diversi blocchi stradali nelle arterie principali della citta’: sull’autostrada Oaxaca-Messico all’altezza del casello 190, dove si trovano gli uffici delle infrastrutture stradali federali; sulla superstrada a Puerto Angel all’altezza dello svincolo per l’aeroporto internazionale “Benito Juarez”; e il terzo era situato sulla superstrada Internazionale in direzione San Andres Huayapam all’altezza dell’edificio dell’Instituto Statale dell’educazione Pubblica di Oaxaca.

I blocchi si son svolti in maniera pacifica e senza scontri, nonostante la massiccia presenza della polizia; in un primo momento nel blocco sulla superstrada Puerto Angel che portava all’aeroporto, punto strategico in quanto bloccava anche la comunicazione con Puerto Escondido, sono arrivati anche i granaderos (corpo speciale antisommossa della polizia) che hanno provato una carica pero’ i manifestanti non si sono spostati e ne’ sono scappati fino a giungere a un compromesso: liberare la strada, ma rimanere li’ agli argini aspettando le mosse del governo, e da questa posizione decidere se bloccaree nuovamente. A quest’ultimo blocco erano presenti 500 persone all’incirca, rimaste a presidiare per 13 ore, ovvero dalle 8 del mattino fino alle ore 21:00, nonostante il caldo asfissiante.

Il terzo e ultimo giorno erano ancora tutti presenti al presidio, ma sul tavolo delle discussioni non si era giunti ancora a un accordo; anche qui tutto si e’ svolto pacificamente, nel presidio regna un’aria di tranquillita’ e quel qualcosa che ricorda una festa di paese, con le signore che si affaccendano in una cucina all’aperto improvvisata di fronte al palazzo del governo, dove  si e’ creata una vera e propria comunita’. La lotta popolare messicana e’ affascinante nella propria determinazione. Questa volta al “planton” (presidio permanente) non e’ venuta la polizia a sgombrare, effetto della piu’ fine strategia del nuovo governo che vuole darsi una parvenza democratica, ma la repressione si manifesta per vie subdole e ugualmente aggressive.

Il giorno dopo mentre i manifestanti lasciavano lentamente lo Zocalo per tornare nelle loro case, caricati su autobus, offerti “gentilmente” dal governo, l’informazione istituzionale dava vita ad una vera e propria campagna mediatica per demonizzare questo movimento orgoglioso e determinato fatto da uomini e donne che chiedono solo migliori condizioni di vita e giustizia sociale. I giornali li dipingevano come selvaggi che erano venuti a danneggiare la citta’ …come se non avessero altro di meglio daa fare! Il governatore Gabino Cue tuonava dall’alto della sua posizione di potere, che non avrebbe mai piu’ permesso che i manifestanti venissero a rovinare lo Zocalo soprattutto nei giorni del 480° anniversario della fondazione di Oaxaca: chissa’  cosa avranno pensato i turisti!

Ma la cosa che l’avra’ piu’ infastidito e’ che il presidio e’ cominciato proprio nel giorno in cui stava presentando il “Pacto por la Paz y la Conviviencia”, un altro bel nome per un patto che non porta a nessun cambiamento. Il popolo di Oaxaca sta ancora aspettando le risposte del governo. Ma non hanno nessuna intenzione di arrendersi, anzi per loro la lotta continua.

note:

*La presenza del mais transgenico in Messico purtroppo e’ una triste realta’, gia’ sono note a tutti le proprieta’ distruttive di questo tipo di coltivazione e della sua capacita’ di danneggiare l’ambiente, d’indebolire il terreno, di essere causa dell’estinzione di insetti e delle piante stesse, pero’ il governo con i suoi programmi d’assistenza, chiamati “oportunidades”, regala o vende a un prezzo vantaggioso i semi transgenici, provocando cosi’ una vera e propria epidemia naturale; lo stesso fa la Monsanto che offre prestiti ai contadini poveri per indurli a comprare i semi del mais transgenico. Infine i contadini stessi s’indebitano con la Monsanto e si trovano nella condizione di chiedere ulteriori prestiti. Questo e’ gia’ successo negli Stati Uniti che per comprare questi semi, o per contaminazione accidentale si son trovati costretti a pagare diversi milioni di dollari per violazione dei diritti registrati. Dato che i semi transgenici non rendono come promesso, quello che ne consegue e’ che i coltivatori si trovano irretiti ad acquistare pacchetti tecnologici sempre piu’ cari e dannosi per la biodiversita’. Inoltre il mais transgenico mette in rischio la salute della popolazione e la diversita’ genetica nazionale del mais. Per queste momentanee facilitazioni e promesse di ricchezze future, cosa che si rivelera’ sicuramente il contrario, sta prendendo piede in Messico la coltivazione transgenica del mais. Questo tipo di coltivazione promuove solo un interesse monopolistico nell’agricoltura da parte delle grandi corporazioni agrochimiche multinazionali come Monsanto, Bayer, Syngenta, Dow Agroscience, e punta a creare una dipendenza ai propri prodotti.

** La milpa e’ un sistema di coltivazione mesoamericano, i quali principali componenti sono il mais, fagioli e la zucca, ed in alcuni regioni anche il chile, i pomodori ed altre leguminacee come le fave. Il nome della milpa deriva dalla lingua na’huatl, e’ composta dalle parole milli, “appezzamento coltivato” e pan “sopra”; quindi letteralmente “cio che viene coltivato sopra un appezzamento”. La milpa e’, quindi, tanto lo spazio fisico, la terra, l’appezzamento come le specie vegetali, la diversita’ produttiva che cresce da questa. Inoltre la milpa e’ anche riflesso delle conoscenze, della tecnologia e delle pratiche agricole necessarie per ottenere dalla terra e dal lavoro umano i prodotti utili per soddisfare le necessita’ basiche della famiglia contadina. “Hacer milpa” significa realizzare tutto il processo produttivo, dalla selezione del terreno fino alla raccolta. In questo senso, la milpa esprime un sistema di conoscenze della natura e dell’agricoltura, sinonimo della sopravvivenza e di riproduzione sociale. La diversita’ genetica delle specie coltivate, combinate con la diversita’ delle piante spontanee, fanno della milpa uno degli ecosistemi piu’ricchi e complessi dell’agricoltura tradizionale.

Fonti:

 

[Messico] Sequestrano 31 poliziotti federali nella Mixteca

SAN PEDRO NHUMI, SAN JUAN NHUMI, TLAXIACO. Indigeni di etnia mixteca del villaggio di San Pedro Nhumì, hanno sequestrato per più di 13 ore, 31 poliziotti federali, 4 pattuglie e 10 ispettori della Commissione Generale delle Telecomunicazioni (Cofetel), in seguito ad un’azione ingiustificatamente violenta da parte della polizia che aveva smantellato il radiodiffusore comunitario che trasmetteva senza permesso della federazione delle telecomunicazioni.

Il sequestro fu provocato dalla violenta incursione attuata dai poliziotti e dai funzionari della Cofetel. Gli abitanti permisero l’irruzione della polizia nella piccola comunità, dove  questi ultimi distrussero, senza dare spiegazione alcuna, le installazioni della radio comunitaria.
Dopo questa operazione il gruppo formato da poliziotti e funzionari cercò di lasciare il paese verso le 9 di mattina del martedì, però gli abitanti si organizzarono e bloccarono tutti gli accessi del paese, e comunicarono ai poliziotti ed ai funzionari che erano stati sequestrati per volontà del popolo.
Mariano José Sanjuàn, sindaco municipale, ha reso noto la violenza di questi elementi inviati dal Governo Federale: solamente hanno violato e distrutto la tranquillità degli abitanti, in quanto realizzarono l’incursione senza aver contattato le autorità locali, e inoltre senza mai mostrare un mandato per lo smantellamento della radio.
Più di 6 persone furono aggredite dagli agenti federali, tra le quali, Juana Chàvez Santiago, la quale era sul punto di essere investita dalla polizia mentre  quest’ultima cercava di uscire dalla comunità; anche Regino Sosa Lòpez e Silvano Santiago Castro furono aggrediti e costretti a stendersi al suolo di fronte a tutta la comunità con le gambe aperte, come segno d’intimidazione nei confronti della comunità stessa.
Fu così che le persone si organizzarono per impedire il passaggio del convoglio, collocando pietre e tronchi e bloccando così tutte le uscite del paese.
Successivamente, le persone trattenute furono condotte all’auditorium municipale, dove gli abitanti li hanno trattenuti dalle 9:30 del martedì fino alla mezzanotte inoltrata del mercoledì; tempo necessario per concludere il tavolo di discussione tra le autorità locali e i detenuti e per accordarne la liberazione. Tra gli accordi stipulati tra i partecipanti c’è la riparazione, da parte delle forze dell’ordine, di tutti i danni provocati e la ricollocazione del radiodiffusore ed inoltre le forze dell’ordine accettarono di non ritornare mai più in questa comunità; l’ispettore, Francisco Javier Quezada Mata, prese l’impegno di legalizzare l’emittente al fine di evitare ulteriori scontri.
L’agente municipale, Pablo Sosa Martinéz, rese noto che almeno 800 abitanti della comunità di San Pedro Nhumì, appartenente al municipio di San Juan Nhumì, nel distretto di Tlaxiaco (Oaxaca), si sono uniti per detenere il convoglio degli elementi inviati dal governo federale, accusandoli anche di violazioni dei diritti umani.
Infine, intorno alle 00:30 di mercoledì, dopo che la situazione si distese, gli abitanti mixtechi liberarono la polizia ed i funzionari.

[Messico] Giornata di mobilitazione e protesta per l’assassinio di Bernardo Vasquez

Il giorno 21 marzo ci sono state moblitazioni in tutto lo stato di Oaxaca e nel Distretto Federale per l’omicidio del compagno e attivista Bernardo Vasquez. Solo nella città di Oaxaca ci sono state all’incirca quaranta  azioni di blocco delle strade di fronte ai palazzi e i centri di potere, per poi convergere al consolato canadese che paradossalmente, si trova situato all’interno di un hotel dove all’ingresso non c’è neanche un’insegna di riferimento. La giornata di mobilitazioni nella città di Oaxaca è stata organizzata dalla sezione 22 del magistero oaxachegno, nelle diverse sezioni locali. I componenti del direttivo di Ocatlàn  (località dove si trova la miniera Cuzcatlàn) si son dati appuntamento nella mattinata di fronte al palazzo di giustizia di Oaxaca, hanno presidiato l’ingresso senza che nessuno potesse uscire o entrare e, verso le 14, si sono spostati in corteo verso il  consolato canadese dove si sono incontrate con le altre realtà che compongono la Secciòn 22.

Tutto si è svolto senza incidenti e con determinazione  da parte del movimento che chiede senza negoziazioni la giustizia per la morte degli attivisti assassinati a S.José El Progresso, l’arresto dei suoi responsabili materiali e intellettuali, la chiusura della miniera a cielo aperto di Cuzcatlàn, e la destituzione del presidente municipale della città S. José El Progreso.

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intervista segretaria intervento rappresentante secciòn 22  

interveto rappresentante Ocatlàn seccion22

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[ Messico] Assassinano Bernado Vàsquéz, leader del movimento d’opposizione alla miniera di Ocotlàn, Oaxaca.

Nella notte del 15 Marzo il rappresentante e leader della Coordinadora de Pueblos Unido del Valle de Ocotlàn, Bernardo Vàsquèz Sànchez è stato assassinato in un’imboscata a S. Lucia Ocotlàn. Bernardo muore nella corsa all’ospedale trasportato da un taxi. Alvaro Andrés Vàsquez Sànchez e Rosalinda Vasquez, che si trovavano insieme a Bernardo sono rimasti gravemente feriti da colpi d’arma da fuoco.
Secondo i testimoni, gli assassini erano tre uomini che si sono dati alla fuga su un auto marca Nissan di colore rosso, in direzione Ejutla de Crespo.
Gli assassini ,come i mandanti, sono ancora sconosciuti , ma sicuramente bisogna cercarli tra le file della politica che guarda in maniera ammiccante gli interessi che scaturiscono dalla costruzione della miniera a cielo aperto di Ocatlàn.
Il 19 gennaio scorso, Vàsquez Sànchez contestò duramente il governo di Gabino Cue, definendolo incapace di risolvere il conflitto che si sta consumando a San Jose del Progresso e di prestarsi agli interessi della miniera Cuzcatlàn e durante una conferenza stampa disse che fu proprio il consigliere comunale a dare l’ordine alla sparatoria che ferì due persone durante una contestazione avvenuta il 18 gennaio da parte degli abitanti della comunità di S. Jose del Progresso e gli aderenti della Coordinadora de Pueblos Unidos del Valle de Ocatlan che hanno denunciato la realizzazione dei lavori che tentavano di connettere la rete idrica della comunità per la somministrazione dell’acqua necessaria ai lavori nella miniera Cuzcatlàn. Nella sparatoria rimasero feriti due abitanti di S. José del Progreso: Abigail Vàzqquez e Bernardo Mendez Vàsquez che morì il 19 gennaio.
In un intervista per il giornale “Oaxaca en Pie de Lucha” Bernardo Vàsquez affermò che l’agressione dove perse la vita il suo compagno Bernardo Mendez Vàsquez fa parte di un piano ben strutturato e premeditato dal presidente municipale di S. José Progreso, il priista Alberto Mauro Sànchez Munhoz.
“Il loro bersaglio ero io, e confusero il compagno per me e in quanto i sicari che erano stati ingaggiati dal presidente municipale non erano del posto, non mi riconobbero e solo gli si sentì dire: “Eccolo Bernardo” e gli svuotarono addosso un intero caricatore di AK-47, l’attentato fu così crudele e sadico in quanto continuarono a sparare e gli fecero saltar via le dita della mano quando ferito, cercò di alzarsi da terra per trovare riparo dalle pallottole”.
La ditta mineraria Cuzcatlàn , filiale dell’impresa canadese Fortuna Silver che opera in S. Jose del Progresso richiede un consumo d’acqua che va dai 400 mila ai 500 mila litri giornalieri. La minieria è un vero mostro ecologico che sta distruggendo sia l’ambiente che la salute dei suoi abitanti.
Con l’assassinio di Bernardo Vasquéz Sànchez sale a 4 il numero di omicidi relazionati da quando la ditta mineraria è arrivata a S. José del Progreso. Queste morti violente sono da annettere ad una lunga lista di atroci assassini di vari attivisti ambientali come Mariano Abarca, nella località di Chicomuselo, Chiapas, morto anch’esso per essersi opposto al progetto minerario della società canadese Blackfire, Miguel Àngel Pérez Cazales, nel municipio di Tepoztlàn, Morelos, e di Santa Caterina Morelos e Beatriz Carinho e Jiri Jakkola, a San Juan Copola, Oaxaca.
Le comunità e le autorità municipali ed agrarie di Capulalpam de Méndez e los Ocotes hanno mostrato la loro solidarietà e la stessa preoccupazione per l’ingresso dei progetti minerari nella regione.
La compagnia che non ancora conclude i lavori della miniera di S. José stima, annualmente, una produzione di 5 milioni di once d’argento.
Il 17 gennaio i dirigenti della miniera canadese Fortuna Silver Mines presenziarono alla cerimonia di apertura della borsa di New York, recitando la parte dei protagonisti, per celebrare i quasi quattro mesi di bilancio positivo nella borsa newyorkese.
Questa ditta canadese, fondata nel 2004, annunciò,lo scorso novembre, che durante il terzo trimestre della sua attività fiscale (luglio- settembre) registrò un beneficio netto di 10,31 milioni di dollari.