[Gaza] PRIMO GIUGNO A GAZA, FUCILI E BOMBE

Questa mattina a Gaza il sole non si è levato silenzioso come le altre volte, anzi è esploso prima nel cielo e poi sulle strade e ha lasciato morti e feriti.
Era notte tarda quando il nostro amico Mohamed stava camminando lungo la spiaggia. Tutto in torno era buio e l’unica cosa che si sentiva erano i suoi passi e quelli del compare col quale stava rientrando a casa.

La spiaggia di Gaza è magica quando è deserta, quando l’unica luce che vedi proviene dalle stelle o dalle barche dei pescatori che anche questa notte hanno sfidato i fucili israeliani. Quando senti sparare quei colpi, anche se lontani, anche se ti senti al sicuro, non puoi che sentirti unito al pescatore che in quel momento starà subendo l’aggressione. La mattina precedente 4 pescatori sono stati arrestati
Perché l’esercito israeliano spara sui pescatori? Perché spara sui contadini? Perché non lascia la possibilità alle povera gente di lavorare dignitosamente.
Ma lo sapete che i proiettili bucano la carne e uccidono, anche se risuonano come in un film, fanno molto male.
Quando gli israeliani sparano in mare, è quasi sicuro che danneggeranno il motore di una barca e arresteranno dei pescatori, trattenendoli ad Asdot per uno o due giorni, sotto pesante interrogatorio.
Magari è così che Israele riesce a farsi delle spie, opprimendo e spaventando e poi ricattando.
Per fortuna dalla spiaggia dove Mohamed e il suo compare stavano camminando non si sentono spari questa notte, non si vedono ombre e non si poteva immaginare che qualcuno fosse li. I due vengono aggrediti, picchiati malamente e deprivati di ogni avere: lap top, telefono, I-pod, tutto importante ma non fondamentale, a parte il passaporto di Mohamed.
A Gaza, coi problemi interni che ci sono e a causa della divisione con il West Bank perdere il passaporto significa dire addio alla possibilità di muoversi per molto, molto tempo. Non basta andare alla questura con una foto e qualche euro. Se hai il passaporto forse puoi uscire da Gaza, se non ce l’hai e lo stai aspettando può capitarti di aspettare 8 anni.

Dall’altra parte della striscia a Kan-Younis sono le 4 del mattino e le sentinelle della resistenza palestinese e quelle israeliane sorvegliano armati quelle righe immaginarie dette confini.
Ovviamente nessuno deve permettere che il nemico varchi la linea, sicurezza significa garantirsi che il nemico sia sufficientemente lontano, ma se succede come sta volta che due soldatini si incontrano, questi si si sparano. Così ne sono morti due la mattina del 1 giugno 2012. Uno a uno.
L’esercito israeliano rende noto che l’attivista palestinese stesse cercando di approfittare di una fitta nebbia per varcare il confine, altre fonti sostengono che l’incursione voleva mirare a rapire il soldato israeliano.
Ma perdere due vite non è bastato questa mattina. A Gaza Strip, poco lontano da quest’area un aereo israeliano ha bombardato un rickshaw che portava quattro uomini, attivisti Jihadisti, Uno è morto poche ore fa, un altro è in fin di vita e due sono feriti gravi.
L’ufficiale portavoce dell’esercito israeliano ha dichiarato che Israele continuerà ad operare contro chiunque usi il terrore sui i cittadini israeliani.

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NOMADS ins Berlin

[MoviengToGaza] Nakba e apartheid


Gaza City, 15 Maggio 2012: 64 anni dalla Nakba.
Il giorno della ‘catastrofe’, quando buona parte degli abitanti arabi della Palestina venne letteralmente cacciata dai confini dello Stato d’Israele, all’indomani della fine del mandato britannico sulla Palestina gli Arabi: si stima che i discendenti dei 700.000 palestinesi cacciati dalle loro terre possano essere oggi circa 4.250.000.
Abbiamo incontrato Haidar Heid, portavoce del BDS e professore di Cultural Studies dell’università Al Aqsa, che ci ha fatto un interessante parallelismo fra Apartheid sudafricana ed Apartheid palestinese: due vicende molto distanti ma unite da un profondo problema razziale.
Le continue restrizioni alla libertà del popolo palestinese sono infatti in stretta similitudine con l’esperienza che attraversò tutto il secolo scorso nella colonia del Sudafrica: leggi restrittive, limiti alla mobilità, abusi e violenze rendono oggi il conflitto israelo-palestinese un fenomeno di Apartheid, segregazione, a tutti gli effetti.

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[MoviengToGaza] BREAKING NEWS-Carro armato israeliano spara sulle case dei contadini

[MoviengToGaza] Gaza la ami o la odi


Gaza o la ami o la odi, non ci sono mezzi termini. La sua gente ospitale e gentile, sempre allegra e positiva, che guarda avanti e accoglie gli stranieri come amici di sempre. Gaza vuole sapere tutto di te e ti trascina fra i suoi mille vialetti e situazioni. Gaza non dorme mai, coi suoi blogger che scrivono e pubblicano fino a tardo mattino. Gaza della religione e delle tradizione, Gaza degli studenti arrabbiati che vogliono un futuro di verità e libertà. Gaza di chi ne ha paura e di chi ti protegge perchè sei straniero. Gaza che ti vede come un eroe perchè sei li e potresti non starci. Gaza dove tutto è più bello solo perchè si trova qui.

Qui non si perde un secondo per vivere, arriva sempre qualcuno, ci sono manifestazioni da organizzare e seguire, c’è da crearsi delle relazioni, perchè non ti puoi muovere se non sai come farlo.

Le relazioni umane esistono, funzionano e se non le sai gestire ti affogano. Se la vuoi vivere questa terra la devi assorbire tutta, altrimenti ci passi in mezzo e non la vedi.

A Jabalia Camp dove filmiamo una scena del video clip di Antar, un rapper fra i più apprezzati nella scena locale, i vicini di casa sono amici fra di loro,anche se condividono degli spazi minuscoli e hanno case su strade anche più strette di un metro, si rispettano, si occupano a vicenda dei bambini e creano una comunità.E se tu passi di li facilmente verrai invitato per un te e poi un caffè e poi una shisha.

A Gaza puoi chiedere alla polizia se li puoi filmare con fucili mitragliatori in mano mentre sorvegliano la stazione di benzina, ma per passegiare al porto fuori che il venerdì, devi avere una autorizzazione speciale.

Le regole del gioco sono impalpabili e variabili, le conseguenze se sbagli dolorose per te e chi si rpende cura di te.

PROCESSO ARRIGONI-NAKBA-E PAL STRIKE

Oggi 14 Maggio alle ore 10 il processo per Vittorio Arrigoni che doveva tenersi è Gaza è stato rimandato al 28 di Maggio per assenza del giudice.
Nel tardo pomeriggio l’autorità palestinese di Gaza ha dichiarato terminato lo sciopero della fame in solidarietà ai prigionieri nelle carceri israeliane, che si teneva sotto le tende di piazza Al-Joundi in seguito al raggiunto accordo fra i rappresentanti dei prigionieri e le autorità israeliane. Subito sono iniziati i festeggiamenti. La notizia è stata confermata da diverse fonti palestinesi e dalla BBC diverse ore fa. E’ di pochi minuti fa la notizia che i prigionieri Thaer Halahlel e Bilal Diab in sciopero da 70 giorni saranno scarcerati, il primo il 5 di giugno, il secondo il 17 agosto. Termina per loro lo sciopero della fame.
Domani è il giorno della commemorazione della Nakba e per direttiva interna non sono permesse manifestazioni o cortei di grande portata. Così come non sarà più possibile organizzare la manifestazione sulla buffer zone che da tempo si teneva ogni martedì.
Un collettivo di studenti ha indetto alle 10 all’università Al Aqsa una incontro per discutere e ricordare il valore storico di questa giornata e per continuare a dimostrare solidarietà ai prigionieri e le loro famiglie.

[MoviengToGaza] Kan-Yunis-Khuzaa Farming Action


Mercoledi 2 maggio, Gaza.
Le incursioni dell’esercito isareliano nella cosidetta “buffer zone” (territorio palestinese al confine con quello israeliano che viene di fatto controllato da questi ultimi) mirano a impedire ai contadini palestinesi di coltivare le loro terre. In questo modo si aggravano le condizioni di indigenza di un popolo già costretto a forti sacrifici per via dell’embargo.

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[MoviengToGaza] SCIOPERO DELLA FAME A GAZA IN SOLIDARIETA’ AI PRIGIONIERI #2

[MoviengToGaza] She is only a fisherwoman

[MoviengToGaza] FINALMENTE IL LAVORO INIZIA VERAMENTE… -REPORT SECONDO MEETING-

[MoviengToGaza] SCIOPERO DELLA FAME A GAZA IN SOLIDARIETA’ AI PRIGIONIERI