[Audio] Entrevista a 3 hijxs de los presos Loxicha

El pasado 1 de julio 2013 entrevistamos Erika, Tony y Ermelo, tres de lxs hijxs de los siete presos de la region Loxicha, recien translados al penal de maxima seguridad, Cefereso 6 de Tabasco. Nos cuentan sobre la Brigada que organizaron el pasado miercoles 26 de junio para ir a visitar sus familiares y sobre las condiciones en la que se encuentran los presos.

[Messico] Intervista al CODEDI di Santiago Xanica

Il primo Maggio 2012 intervistiamo due dei componenti del Comitè¨ locale di Xanica che ci spiegano quali sono i piani futuri per la comunità: l’organizzazione CODEDI ha comprato un pezzetto di terra con l’intenzione di costruire uno spazio indipendente per la radio comunitaria (al momento Radio Roca si trova in una casa privata) ed un’altra struttura per ospitare futuri workshop; inoltre useranno questo terreno per dar vita a progetti di agroecologia (con un piccolo orto dimostrativo) e apicultura per produrre miele.

ASCOLTA Y DESCARGAS EL AUDIO DE LA ENTERVISTA

[MESSICO] Taller de Radio en Xanica

Venerdì 27, Domenica 29 Aprile due dei componenti della PIRATA hanno fatto un workshop di radio, ai ragazzi e ragazze (l’età va dai 6 ai 22 anni) di Santiago Xanica. Altri taller ci sono stati Martedì 1 e Giovedì 3 Maggio.

L’importanza di questo workshop è legata alla necessità che coloro che trasmettono quotidianamente da RADIO ROCA (radio comunitaria di questo villaggio della Sierra Sud zapoteca), abbiano le capacità tecniche per fare un buon lavoro e soprattutto che capiscano l’importanza sociale e informativa che ha la radio per dare voce alle necessità e la cultura di una comunità nativa. Hanno partecipato diverse persone, le quali hanno già una propria trasmissione.

In linea di massima i taller hanno avuto come contenuto una parte teorica sul suono in generale, la manutenzione basica degli apparati elettronici, i vari formati audio e una breve introduzione sulla questione dei virus, spam, etc. Poi c’è stata una parte pratica sull’uso del mixer, la registrazione e l’editing con audacity, sul come realizzare un’intervista e produrre contenuti.

Il risultato è stata la registrazione di notiziari radiofonici con sottofondo musicale.

Foto del taller

 

[Messico] Dichiarazione delle donne e degli uomini delle comunità indigene e contadine del COOA

Questa è la traduzione del discorso letto da una compagna dell’OIDHO, organizzazione indigena per i diritti umani a oaxaca, alla fine della marcia di Lunedì 23/04/2012 e (al principio di 3 giorni di presidio) che ha portato a Oaxaca, capitale dell’omonimo stato, più di 8000 indigeni di diverse regioni e diverse organizazzioni facenti parte del COOA, Consejo de Organizaciones Oaxaqueñas Autónomas

Dichiarazione delle donne e degli uomini delle comunità indigene e campesine che formano l’ORGANIZACIONES INDIAS POR LOS DERECHOS HUMANOS EN OAXACA, OIDHO, facenti parte del COOA, consejo de organizaciones oaxaqeñas autonomas

Compagne e compagni, popolo di Oaxaca:

Noi, abitanti delle comunita’ piu’ emarginate delle differenti regioni di Oaxaca, uno degli stati piu’ poveri della repubblica messicana, non stiamo qui (nella capitale) perche’ non abbiamo nulla da fare nei nostri villaggi. Nemmeno stiamo manifestando perche’ qualcuno ci ha trascinati ne’ per fare numero nella campagna elettorale di qualche leader o candidato. Siamo oggi qui nella capitale dello stato perche’ questo e’ stato l’accordo preso in maniera libera e autonoma nelle assemblee delle nostre organizzazioni; siamo qui per esercitare il diritto costituzionale a esprimere e manifestare la nostra opposizione di fronte alla situazione che viviamo nel nostro stato e nel nostro Paese.
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Governi vanno, governi vengono, promettono cambi, progresso e benessere, pero’ noi ogni giorno stiamo peggio. Invece di appoggiare i contadini, agevolano i banchieri e gli impresari. Invece di rispettare in nostri “usi e costumi”, cercano di liquidarli per beneficiare i partiti politici, che per la loro corruzione, per gli interessi meschini e per la totale indifferenza davanti alle sofferenze del popolo gia’da tempo hanno perso ogni credibilita’. Invece di promuovere vere riforme verso la democrazia, solo si preoccupano dei propri guadagni. Questa e’ la situazione in cui viviamo: i rappresentanti del congresso non ci rappresentano, i funzionari non funzionano, i governi non governano.

Chi realmente ci governa sono le grandi corporazioni di imprenditori nazionali e le multinazionali che si stanno appropriando delle risorse naturali e dei territori degli indigeni, lasciando distruzione, contaminazione e maggiore miseria in ogni angolo del paese, in nome di un falso progresso che arricchisce pochi mentre lascia milioni di messicani senza futuro e senza sostegno. In tutte le regioni di Oaxaca i grandi ricchi vogliono imporre mega-progetti: miniere, dighe, parchi eolici, porgetti turistici e superstrade che gli porteranno maggiori profitti, perche’ le nostre necessita’, il nostro modo di intedere lo sviluppo non gli interessa.

E quando ci organizziamo e resistiamo ci dichiarano criminali e delinquenti, ci perseguitano e reprimono, incarcerano e assassinano. Mentre gli assassini e delinquenti del 2006, Ulises e la sua mafia, continuano a godere della liberta’ e dei migliaia di milioni di pesos che hanno rubato al popolo oaxachegno. Con questo denaro continuano a finanziare campagne contro quel governo del presunto cambiamento che li tollera e non li ha toccati. Con questa impunita’ continuano ad assassinare i compagni e le compagne e non gli succede nulla. Continuano intatte le loro strutture fuori e dentro del governo. Continuano a controllare gli apparati di polizia e di (in)giustizia.

Continuano impuniti anche tutti i crimini di lesa umanita’ commessi contro centinaia di donne oaxachegne, tanto che sembra che noi donne qui non siamo umane e non abbiamo diritti. Ma si dimenticano i governanti che sulle nostre spalle e col nostro lavoro si costruisce la societa’. Siamo indignate di fronte al silenzio delle autorita’ e esigiamo che si sradichi la violenza di genere. Noi donne indigene denunciamo inoltre che il programma di elemosine ufficiali chiamato “Oportunidades” si e’ convertito in uno strumento dei governi di tutti i colori per dominarci e controllarci e per impedire di organizzarci in maniera autonoma. E’ ora che le donne della campagna e quelle della citta’ lottino per un vero rispetto dei propri diritti.

Nonostante la situazione che viviamo, i partiti politici che promisero il cambiamento a Oaxaca gia’ si sono dimenticati della loro promessa. Per loro gia’ e’ cambiata la faccenda. Adesso sono al potere. Potere e denaro, questi sono gli unici principi che conoscono. Per questi sono disposti a tutto e per il popolo nulla. Niente di nuovo. Gia’ lo sapevamo. Per questo ci organizziamo dal basso, non aspettiamo che i cambiamenti piovano dall’alto, perche’ non succede mai; gia’ dai tempi di Zapata e Magon fu chiaro che il popolo stesso deve costruire i cambiamenti. Non aspettiamo che i governi, i partiti e i deputati difendano i nostri diritti, perche’ neanche li conoscono. Per loro le imposte e i fondi pubblici, per noi l’elemosina. La nostre culture indigene sono un ostacolo ai loro mega-progetti.

Pero’ qui stiamo. Noi popoli indigeni non siamo una minoranza, ne’ un gruppo vulnerabile. Siamo la maggioranza dei cittadini e cittadine. Siamo gli eredi storici di questi territori tanto ricchi in biodiversita’ e risorse naturali perche’ li abbiamo protetti per millenni. Siamo la culla del mais e i maestri della milpa. Non accetteremo il mais transgenico che ci rende dipendenti dalle multinazionali. Siamo i guardiani e le guardiane di queste terre. E saremo i suoi difensori. Difenderemo le nostre terre, i nostri boschi, i nostri fiumi e le sorgenti contro la distruzione che porta con se’ il falso progresso. Difenderemo i nostri popoli, le nostre culture, le nostre assemblee e autorita’ contro i falsi rappresenti del popolo. Difenderemo le nostre organizzazioni, le nostre alleanze e il nostro movimento contro la criminalizzazione, la persecuzione e la repressione.

No pasaran!

E se esigiamo che i governi ci appogino per migliorare le nostre condizioni di vita, se esigiamo strade, luce, scuole, cliniche e programmi per il campo e’ perche’ anche noi paghiamo le tasse ed e’ ora che ci restituiscano almeno una parte di tutto quello che hanno rubato durante questi anni. Per questo abbiamo deciso che non veniamo a elemosinare ma a esigere i diritti che ci corrispondono. I governanti hanno l’obbligo di rispondere alle nostre richieste. Gia’ e’ tardi! Non basta ascoltarci bisogna avere la volonta’ politica e la decisione per risolvere i nostri problemi. Esigiamo riposte forti alle nostre richieste legittime. E le esigiamo ora!

Compagni e compagne, popolo di Oaxaca, noi comunita’ indigene e contadine e le colonie popolari organizzate nell’Oidho, organizzazione autonoma con una storia coerente di lotta sociale di piu’ di 20 anni, facciamo una chiamata a tutte le donne e gli uomini coscienti dei propri diritti come popolo, a organizzarsi dal basso e lottare per un vero cambio democratico che tutte e tutti necessitiamo.

Oaxaca di Florece Magon,
23/04/2012

ORGANIZACIONES INDIAS POR LOS DERECHOS HUMANOS EN OAXACA – OIDHO

Basta repressione e miseria per i popoli indigeni
La vittoria non e’ dei potenti ma dei miglior organizzati
Viva le comunita’ dell’Oidho
Viva le organizaazzioni del COOA

Zapata vive! La lotta continua!

[Messico] Visita a San Martin Caballero, Oaxaca

I giorni 10 e 11 marzo una delegazione dell’OIDHO di Oaxaca è andata ad incontrare i compagni di S. Martin Caballero sulla costa del Pacifico. L’invito è partito dai compagni di questa piccola comunità di una bellezza disarmante, composta da piccole capanne di palme in mezzo ad una foresta di palme e alberi di platano, e coltivazioni di ananas ( era la prima volta che vedevo come crescono gli ananas!) . E nonostante la bellezza del posto, dove sembri che non manchi nulla, gli indigeni di quelle terre soffrono molte restrizioni. Sulla costa che si trova a pochi chilometri è totalmente vietato a loro l’accesso da parte dei nuovi ricchi proprietari, tutti stranieri (europei, americani ed asiatici) che gli vietano l’accesso. Proibire il passaggio verso il mare ad un popolo di pescatori?!

Parlando con loro, mi dicono che vengono trattati come straccioni, come mendicanti, e a molti se cercano di passare vengono denunciati per furto (cosa ovviamente falsa) e questo tipo di reato in Messico si paga con il carcere; a vedere poi quanto tempo ti ci lasciano…la giustizia messicana non è proprio equa con gli indigeni, anzi, non vedono l’ora di colpirli più duramente possibile. Che paradosso persone che sono nate in quel posto vengono cacciate e denunciati come ladri da parte di chi gli ha usurpato la terra per costruire hotel e nuovi insediamenti turistici. Il comitato dei contadini di S. Martin ha già ricevuto minacce di morte e alcuni dei loro raccolti sono stati distrutti.
Bisogna dire,inotre, che in Messico, non esistono più comunità indigene sulle zone costiere ma sono stati mandati tutti nell’entroterra, dove sono sempre in una situazione precaria e minacciati di sgombero. La loro lotta primaria è la lotta per la terra, ma non è l’unica, un’ altra grave privazione gli è stata inferta, ovvero l’acqua. Una terra vicina al mare, una costa contornata da una laguna piena di vegetazione folta di mangrovie eppure a queste popolazioni manca l’acqua ,che è diventato un bene raro. Questa mancanza è dovuta alle intercettazioni delle sorgenti, all’abuso che fanno e che faranno gli attuali proprietari della costa. Questo tutto in nome del progresso e dello sviluppo. Altro paradosso che solo il sistema capitalista può giustificare.
Ma questa piccola comunità sa che per difendere i propri diritti bisogna lottare, ancora una volta.
Ed è per questo che hanno organizzato questo incontro; per ciò hanno chiesto ausilio all’OIDHO di Oaxaca capitale, già matura nelle sue scelte politiche.
Il primo giorno il tema trattato è stato incentrato sul concetto di autonomia.
Qui riporto un breve riassunto dei punti toccati e delle conclusioni tratte.
L’autonomia è un concetto strettamente legato a quello di libertà, intesa come libertà popolare, come decisione compartita in maniera orizzontale, senza legami a partiti o a istituzioni governamentali.
Hanno tutti l’idea ben chiara che per questa libertà bisogna lottare, bisogna passare ad una fase rivoluzionaria. Come sostenevano inizialmente Ricardo Flores Magòn e successivamente Emiliano Zapata, la rivoluzione è la lotta per la terra e per la libertà. Ma questa è una lotta continua.
Non bisogna dimenticare che l’autonomia di un popolo è intrinseca a tutti i livelli di libertà, ovvero, economica, di alimentazione e di salute. I quattro aspetti sui quali si basa sono:
- gli usos y costumbres, intesi come legge del popolo, la forma di autorganizzarsi e di autogovernarsi. L’autogoverno è inteso sempre come una questione orizzontale… Gli usos y costumbres si basano sul mutuo appoggio e sulla “mayordomìa” come organizzarsi collettivamente nei grandi eventi popolari.
- La questione della terra: il possedimento e lo sviluppo. Questa è, come accennato precedentemente, una questione spinosa perché ai contadini vengono lasciate piccole porzioni di terra incoltivabili ed aride tanto da ottenere in media solo il 50% del proprio raccolto, ed in questo caso non hanno libero accesso nemmeno a luoghi fondamentali per il loro sostentamento alimentare come la spiaggia. I ricchi proprietari terrieri hanno occupato anche i terreni federali, ovvero terreni pubblici e che devono rimanere tali, senza causare nessun intervento da parte del governo. I contadini, i pescatori e gli abitanti di queste terre lo sanno che devono lottare per riavere una porzione di libero accesso al mare, perché i loro usurpatori sono appoggiati dal governo. Vedono ogni giorno che scempio, anche a livello ambientale, si sta compiendo su questi terreni, senza alcun rispetto per il delicato e fragile ecosistema.
- Gli aspetti economici, ovvero, di che e come vivono tutte le persone della comunità, sia a livello di salute, di alimentazione, i servizi che vengono negati da uno Stato adulatore dei ricchi capitali esteri.
- La cultura, aspetto fondamentale per creare la propria identità, partendo dalla lingua fino ad arrivare alla musica ed alla danza. Anche questo è un punto cruciale della vita indigena. Queste persone vengono discriminate solo perché parlano la loro lingua natìa e non quella della colonizzazione!? La storia a volte prende proprio strane pieghe! Ed per questo motivo per la vergogna di essere nativi , vanno perdendo le loro tradizioni, perdendo così anche l’identità. Per conformarsi ad uno stile di vita liberale e occidentale (?!).
L’idea che hanno è chiara: salvare la propria cultura e l’ambiente che li circonda, ma sanno già che questa lotta non è facile, perché dall’altra parte c’è il governo, con tutti i suoi elementi coercitivi, ma loro se rimarranno uniti e se cercheranno di coinvolgere più realtà possibili potranno esercitare la volontà popolare. Non bisogna mai isolarsi nelle proprie lotte, ma sviluppare una volontà di cooperazione. Per dare un’organicità alla lotta è necessario riunirsi in assemblea dove vige l’orizzontalità e chiunque è libero di esporre le proprie idee. Un elemento di maturità politica che ho incontrato è proprio questo: il rispetto delle idee altrui senza l’attaccare o il minimizzare le idee del compagno per quanto diverse possano essere. Ma al massimo commentarle e ragionarci su insieme. Per far si che questo sia possibile l’assemblea deve essere forte e soprattutto avere delle regole.
Il secondo giorno a mio dire si è rivelato più emozionante del primo, in quanto era incentrato sulla questione di genere e sulla figura della donna all’interno delle comunità indigene, in questo caso nella comunità di S. Martin. La prima parte si è svolta con la presenza di sole donne, al fine di sentirsi più libere di parlare. Ognuna si è presentata alle altre, parlando un po’ di sé. Erano tutte bellissime nel loro orgoglio femminile, nel loro essere donne, madri, figlie.
Anche loro hanno capito l’importanza di unirsi e di discutere insieme dei problemi legati a questo difficilissimo rapporto tra uomo e donna,
All’interno delle comunità si vive ancora una situazione di profondo maschilismo dove la donna è rilegata alla casa come serva e fattrice,come mera forza lavoro nei campi, ed in nessun caso come soggetto decisionale. Sottomessa alla volontà maschile e molte volte anche alla violenza da parte di questi.
Non è libera di scegliere della sua vita e in alcuni casi anche gli usos y costumbres non permettono alle donne di emanciparsi. Voglio citare un caso in particolare, ovvero quello della comunità di Santa Cruz Ixtepec, che proprio per la sua legge popolare (usos y costumbres) le donne erano escluse dall’assemblea non godendo, così, di nessun diritto civile e politico. Di fronte a questa realtà ben lontana dai (lievi) miglioramenti apportati negli ultimi decenni dalle lotte per i diritti umani e dai diritti umani internazionali, sono le donne e le bambine indigene come le più escluse tra gli esclusi; tra i poveri, le più povere, tra gli analfabeti quelle che formano la percentuale più alta; tra i discriminati, le più discriminate; tra i violentati, le più violentate.
Le donne già da bambine soffrono discriminazioni, in quanto già ricoprono un ruolo secondario rispetto alla prole maschile, che si ritiene come saranno loro il futuro appoggio della famiglia; questo comporta che le bambine spesso vengono escluse dall’istruzione, sono trascurate e malnutrite, sono ,in altra parole, figlie di seconda categoria. E molte volte la famiglia sceglie per loro il marito in base a scambi economici e materiali o vengono vendute nel peggior dei casi. La donna intesa ancora una volta come merce di scambio.
Ricordiamo il triste caso de las muertas de Juarez(http://es.wikipedia.org/wiki/Feminicidios_en_Ciudad_Ju%C3%A1rez), uno dei capitoli più oscuri e raccapriccianti della storia messicana.
Ma forti del loro essere queste donne non si arrendono, e combattono per miglior condizioni di vita.
A San Martin Caballero si è dato inizio a un percorso di identità femminile per le componenti di questa comunità. Hanno esposto chiaramente di fronte alla società maschile cos’è ciò che vogliono: riconoscimento dei propri diritti e di maggior rispetto verso la loro persona.
Su due grandi cartelloni appesi ad una parete di una casetta fatta di bambù, hanno scritto su uno ciò che deve fare una donna e sull’altro ciò che gli uomini devono fare.
Sul primo vi era un elenco che era un manifesto della dignità femminile, dove era mensionato il rispetto per loro stesse e le loro compagne, il valutarsi come essere umani e non come classe sfruttata, il riconoscimento partendo da loro stesse dei propri diritti, la necessità di associazione e di mutuo aiuto, il non aver paura degli atteggiamenti autoritari di cui il genere maschile si fa forza, la solidarietà fra loro stesse, la costituzione di un’assemblea e dar vita ad attività collettive.
Sul secondo cartellone, si ricordava agli uomini il rispetto che devono alle loro compagne ed al genere femminile, ad abbandonare la propria violenza, il proprio maschilismo e l’inclinazione allo sfruttamento di genere.
La seconda parte è stata partecipata dai tutti i presenti dell’assemblea e si è discusso su questi punti, c’è chi ha sorriso sopra i punti indicati nei cartelloni, ma in sostanza tutti hanno riconosciuto le necessità di queste donne.
Vedremo come si svilupperà in futuro.
Ciò che posso dire da parte mia è stato un esperimento politico interessante e molto coinvolgente. Le cose si cambiano dal basso con l’unità tra gli esseri umani e la loro collaborazione.

[Messico] Solidarietà No Tav!


I compagni e le compagne della Piattaforma Pirata e delle organizzazioni indigene Oidho e Codedi mandano un saluto di solidarietà alla lotta contro il Tav.

DIFENDENDO I TERRITORI

Esiste una stretta connessione fra le lotte autorganizzate per la difesa del territorio ovunque esse fioriscono; dalla Val di Susa alle comunita’ indigene dello stato di Oaxaca, a quelle ribelli in Chiapas e in tutto il Messico che si oppongono ai progetti imposti dalla banca mondiale e dal FMI: dighe, autostrade, miniere, megaprogetti del capitalismo verde e poli turistici. Compagni e compagne che si battono anche qui per la difesa dei beni comuni e delle risorse naturali contro il modello di sviluppo neoliberista che saccheggia i territori e pretende di riorganizzarli rendedoli schiavi della logica del profitto.

Anche in Messico come in Val di Susa le comunita’ ribelli si organizzano attraverso assemblee orizzontali che dal basso praticano autonomia e resistenza. Dal deserto di Wirikuta, alle lotte indigene in Guerrero; dalle comunita’ organizzate in Oaxaca per arrivare ai municipi autonomi zapatisti in Chiapas un filo rosso collega, dal basso a sinistra, queste esperienze alle mobilitazioni della Val di Susa e dei comitati del “NO”.

In questi giorni con l’Alleanza Magonista Zapatista (AMZ) abbiamo tenuto un incontro politico nel quale erano presenti il Collettivo Autonomo Magonista (CAMA) di Citta’ del Messico, le Organizzazioni Indie per i Diritti Umani a Oaxaca (OIDHO), il Comitato per la Difesa dei Diritti Indigeni di Xanica (CODEDI) e nioaltri della Piattaforma Internazionalista per la Resistenza e l’Autogestione Tessendo Autonomia (PIRATA).

Si e’ parlato anche della lotta in Val di Susa, di questi giorni concitati, del coraggio di Luca e di tutti i compagni e le compagne che si stanno battendo nella manifestazioni, nei blocchi, nei presidi presenti ormai in tutto il Paese. Con una parte di cuore in valle questo vuole essere un piccolo messaggio di solidarietà dall’altra parte dell’oceano: uno striscione in cui ribadiamo che “La difesa del territorio unisce i popoli: No al TAV in Val di Susa! Daje Luca!”; una frase e un pensiero per ricordare che non siate soli/e, siamo con voi, con la resistenza di Luca, con la dignita’ di questa lotta, con chi nemmeno dentro il carcere smette di urlare NO TAV!

“Vinceremo non perché è scritto in un destino occulto o manifesto; vinceremo, semplicemente, perché stiamo lavorando e lottando in questo senso”. Subcomandante Marcos

La PIRATA:
Collettivo Zapatista “Marisol” di Lugano
Nodo Solidale (Roma e Messico)
Nomads
Grassroots Projects (Olanda)

Abraham Ramirez Vazquez, palabras de un hombre libre

Il video di un’intervista ad Abraham Ramirez Vasquez, fatto prigioniero nel 2005 e uscito di carcere innocente il 29 Aprile 2011, dopo 6 anni di detenzione ingiusta.  Abraham è stato il primo prigioniero politico del malgoverno di Ulises Ruiz Ortiz a Oaxaca, fa parte del Comite de Defensa de Derechos Indigenas (CODEDI) della comunità zapoteca di Santiago Xanica e della Alianza Magonista Zapatista (AMZ), aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona del EZLN. In questa intervista ci parla della sua esperienza, della sua lotta nelle carceri di Oaxaca e vuole essere un invito a continuare a lottare e ribellarsi.

 

 

[video] Tessendo Autonomie

PIRATA è una piattaforma di solidarietà internazionale, dal basso, autogestita e non sovvenzionata da istituzioni governative o di parti- to. È una cooperazione politica internazionalista creatasi con quattro gruppi libertari: il collettivo Nodo Solidale di Roma, il Collettivo Zapa- tista “Marisol” di Lugano, Nomads dell’XM24 di Bologna e il Grassrootsprojects di Amsterdam.
Questo video presenta i progetti e le iniziative politiche che i collettivi della Pirata sostengono in vario modo.

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