Donna in carcere per essersi difesa da stupro: YAKIRI LIBRE!

Con lo slogan  ” la stessa giustizia che ci opprime nella lotta, condanna Yakiri per non voler farsi ammazzare”,  iniziava il 29 Dicembre una manifestazione che colorava le strade dal centro di Cittá del Messico di viola e bianco. Centinaie di persone di tutte l’età e generi chiedevano con striscioni e fiori in mano la liberazione immediata di Yakiri Rubí Rubio Aupart. Continue reading

Benefit Genova Infinita

 La loro legge non é uguale per noi

BiiG Soliparty Koepi KELLER; Koepenicker Strasse 137, Berlin → 27 Dicembre 2013

HOPE by Zerocalcare20.00 Veggie n Vegan cena popolare

21.00 ‘Black Block’ Doc. by C.Bachschimdt (eng sub.76″)

22.30 Knuckle up Cabaret – Knuckle up all stars

23.30 Lotterie (Paintings, Screenprints, Patches..)

00.00 IndusTrial – Hc – Acid-Tekno- SganSgan-Electro Sets:
Nekrobot
Tks Tks
JA-K.O.
Franca

Chill out – Hip hop :

Charlie chacha

Soundsystem Monotonsystem

La loro Legge

Il 20-21-22 Luglio 2001 andammo in 300.000 a contestare il G8 di Genova,  che prese decisioni economiche, sociali, ambientali e politiche che tutt’ora stiamo pagando.
A 12 anni dal Luglio del 2001 e 10 anni di processo, il tempo di pena complessivo é di 91 anni di reclusione per 10 manifestanti.
Il 13 novembre 2013 a Genova si é concluso il processo a carico dei 10 manifestanti per il G8 del 2001, che dopo la sentenza definitiva di Cassazione dello 13 Luglio 2012 sono stati condannati per i reati di devastazione e saccheggio.

«Ho visto morire Carlo Giuliani, per questo pagherò. Ho lanciato pietre, per questo pagherò.»
Pene ridotte perché agirono sotto l’influenza della folla in tumulto,per 4 degli imputati, da 1 a 3 anni di sconto. Ma sono solo briciole.
Grazie al Codice Rocco, che risale al 1930 periodo fascista, le accuse riguardano i danni, gli scontri, o la sola presenza alle giornate di Genova, i reati di devastazione e saccheggio sono stati sdoganati ed estesi a chiunque manifesti il proprio dissenso.
I capri espiatori sono stati chiamati a pagare.
8 persone condannate a pene tra i 6 ed i 15 anni di detenzione, una persona agli arresti domiciliari condannata a 6 anni. Una persona che continua a correre libera.

Sono passati 9 anni dall’inizio del primo processo, 6 anni dalla sua conclusione nel 2007, in cui sono stati nominati i capri espiatori, quando è stato tolto il futuro agli indagati. Si, perché la Condanna é cominciata, ancora prima di scontarla.
Abbiamo giá scontato 12 anni per Genova 2001, resistendo contro la globalizzazione capitalistica, combattendo ininterrottamente prima e dopo quel G8 per la glocalizzazione partecipata. Per il mondo migliore insomma.
Un movimeto che faceva così tanto paura che dovettero adibire la caserma di Bolzaneto ad un lager per le torture, uccidere un ragazzo, azzittire i media indipendenti e cercare di occultare materiali con i pestaggi della scuola Diaz.
E ora ci chiedete anche 100 anni di vita privata.

Non é uguale

Insabbiamento. Depistaggio. Falsi documenti. Intercettazioni. Promozioni… e sconcerto. Solo un esempio che vale peró per troppi dei dirigenti delle Forze dell’Ordine:
Francesco Gratteri  era il direttore dello SCO, Servizio Centrale Operativo della Polizia, il più alto in grado la notte del massacro alla scuola Diaz. Gratteri passa da imputato per la “mattanza cilena” a Questore di Bari in soli quattro anni, prima ancora di sapere come andrà a finire il processo, dove poi é stato condannato a 4 anni per falso aggravato e 5 di interdizione dal pubblico servizio. E nonostante questo diventa successivamente il responsabile della Divisione Centrale Anticrimine
Si parla della più alta carica alla mattanza, promosso nonostante l’autorizzazione a procedere.

Paragonando i reati del corpo di Polizia contro le persone, con i reati contro cose dei manifestanti e nessuno contro persone, le pene sono assolutamente sproporzionate.
La magistratura ha ritenuto più grave la distruzione delle vetrine rispetto al reato di tortura compiuto dalle Forze dell’Ordine verso esseri umani.

Per noi

Chi devasta e saccheggia le nostre vite è il capitalismo

E’ nella logica delle cose che i tribunali dello Stato oggi si pronuncino così su quegli eventi, che i poliziotti responsibili della DIAZ siano a piede libero, che i dirigenti dei servi facciano carriera, o che notizie a dir poco storiche vengano ignorate e travisate dai media.
Ma se lo spirito di quanto accaduto in quelle giornate appartiene alla lotta degli oppressi, soltanto chi si riconosce in essa può custodirlo e tramandarlo.
Da Genova abbiamo imparato che i testimoni non sono mai troppi, e che la prima mossa di una strategia militarista colpisce le vie di informazione. Useremo ogni mezzo, perché venga a sapere la nostra storia anche solo una persona in piú di quelle che lo sanno oggi.

Il supporto economico é ancora fondamentale, la vita in carcere é costosa nonostante sia impedito ai detenuti di lavorare ed ancora sono scoperte molte delle spese legali affrontate.Per sostenerehttp://www.buonacausa.org/page/donate/380

Cosí come é fondamentale stare al fianco dei detenuti e dei loro familiari scrivendo a Marina, Alberto, Francesco, Luca.http://www.10×100.it/?p=915

Lo spirito continua.
Berlin Infogruppe der Genova-Gefangenen

MULTILANGUAGE MATERIAL
(DE) http://www.veritagiustizia.it/docs/deu/deutsch.php

(DE) http://www.umbruch-bildarchiv.de/bildarchiv/ereignis/g8gipfelgenua.html

(EN)http://cavallette.noblogs.org/2012/07/7869

(EN) http://www.wumingfoundation.com/english/wumingblog/?p=1945

(EN - ES) http://www.10x100.it/?page_id=36

(FR – ES) http://www.supportolegale.org/

(FR) http://quadruppani.blogspot.fr/2012/07/genes-2001-nous-avions-raison-nous.html

(ES) http://enfocant.net/noticia/genova-2001-i-la-sent-ncia-10x100-horitzonts-de-gl-ria

Refugees welcome

Nomads é stato invitato, per motivi di ricerca riguardo il nostro impegno internazionalista e in solidarietá con i rifugiati, dall´associazione no profit KIB ossia KUB in Brandeburg che si occupa di consulenza ai migranti, a visitare il centro di prima accoglienza e detenzione in attesa di espulsione di Heisenhütternstadt.

Il centro di prima accoglienza (Erstaufnahmelager) di Eisenhüttenstadt ricorda una prigione. Per entrare come visitatore devi lasciare i documenti ed essere invitato da un rifugiato che viene a prenderti all´ingresso della struttra e deposita a sua volta la sua carta d´identificazione d´appartenenza al centro. Le alte recinzioni di filo spinato rinforzano questa impressione. Anche i lunghi corridoi grigi con le porte grigie identificate da numeri continuano a ricordare le carceri. Il tutto appare desolante e sconsolato.

Per di piú i lager si trovano per la gran parte in zone isolate, di campagna e nel bel mezzo di zone xenofobe.

Quando guardano fuori dalla finestra vedono da un lato gli uffici e dall´altro la vera e propria prigione. Le loro case si trovano direttamente nel mezzo tra i due. Negli uffici é dove dovranno presentarsi per le interviste che decideranno se potranno rimanere per il primo passo verso la legalizzazione e venire poi divisi nei centri di accoglienza dove spenderanno il loro tempo in attesa della procedura di asilo. Se invece ricevono risposta negativa vengono rinchiusi nel centro di detenzione in attesa di espulsione, il palazzo che hanno avuto di fronte a loro ogni giorno aspettando la sentenza.

Nei casi in cui non sia chiaro se la persona puó avere diritto di asilo in germania secondo le leggi tedesche la sentenza puó metterci anni ad arrivare. Ci é stata riportata la storia di un cinese che ha aspettato la risposta alla sua richiesta di asilo per 18 anni, o ancora ci sono voluti 5 anni per ottenere i documenti tedeschi per una ragazza il cui padre é tedesco ma la madre é messicana.

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La detenzione nei centri di prima accoglienza é di 3 mesi ma si allunga ad esempio nel caso dei siriani la cui espulsione nei paesi di origine non é concessa data l´attuale guerra nel loro paese, i siriani non ottengono indistintamente l´asilo politico ma non possono venire deportati, aspettando cosí in un limbo.

Obbligare le persone ad aspettare, vivendo in queste circostanze, crescere i loro figli all´interno dei centri, per giorni o anni, é disumano e traumatizzante!

Attualmente la legge sull´immigrazione in Germania specifica che il richiedente Asilo politico deve avere motivazioni politiche e personali, ossia non basta piú che la tua etnia o nazione sia sotto minaccia di morte ma devi dimostrare di essere tu nello specifico ad avere subito intimidazioni.

I centri di prima accoglienza suddividono le persone in base alla nazionalitá nelle diverse regioni della Germania, ad esempio nel Branduburgo c´é la comunitá keniana, anche se in realtá la prima necessitá a cui far fronte é la disponibilitá dei posti letto.

Uno dei ponti di ingresso all´Europa insieme a Lampedusa e alla Spagna é Cipro.

Un altro ponte che é stato provato ad usare é Israele come isola economica europea nel bacino del medioriente, ma é una farsa con cui sono stati solo spillati soldi a centinaia di disperati, non esiste alcuna legge sui migranti in Israele, non esiste quindi alcuna possibilitá di legalizzazione, molte persone si sono ritrovate direttamente espulse o imprigionate dopo aver percorso il viaggio della speranza.

Per entrare in Germania i flussi migratori passano frequentemente dalla Polonia. Se i migranti arrivano direttamente in Germania possono far richiesta di asilo, se vengono trovati in Polonia vengono direttamente rimpatriati.

La maggior parte degli stabili hanno bagni e cucine in comune.

Come sostentamento ricevono nella gran parte dei casi dei ticket, buoni prepagati con cui possono scegliere tra determinati generi di prima necessitá in determinati negozi (che sono piú cari della norma), che vengono poi autonomamente cucinati negli spazi comuni.

C´e´ in atto una campagna “Antira-Einkauf” (shopping antirazzista) che vede gli attivisti incontrarsi con i rifugiati al centro commerciale per comprare loro del cibo, invece di prendere i soldi dai rifugiati gli attivisti prendono questi buoni sconto. Cosí da dare una scelta piú ampia e dei prezzi equi agli immigrati.

Link:

http://www.kub-berlin.org/index.php/en/appointments/45-antiracist-shopping-in-hennigsdorf

In teoria ogni essere umano ha diritto a 6mq di spazio. In linea di massima le condizioni delle strutture sono buone, ma ancora non c´é una adeguata assistenza sanitaria.

I richiedenti asilo non possono avere un contratto di lavoro. Anche una volta ottenuto l´asilo passano da 1 a 3 anni per ricevere l´abilitazione al lavoro, e quando finalmente possono fare richiesta di lavoro la candidatura viene considerata solo se una percentuale di tedeschi precedentemente contattati ha dato risposta negativa.

Dai centri di prima accoglienza si puó liberamente uscire ma i detenuti per lasciare i confini del comune di appartenenza del centro a cui sono assegnati, devono fare richiesta scritta di un permesso di vacanza, acnhe se legalmente sarebbe gratuito viene loro chiesto di pagare il permesso tra i 10 e i 20 euro.

Molto spesso le richieste vengono rifiutate senza spiegazioni. Anche nel caso che la richiesta di lasciare il comune sia in direzione Berlino dove possono ad esempio incontrare i loro legali o andare dal dottore.

Non si capisce se non é concesso il lavoro come dovrebbero queste persone procurarsi il denaro che occorre a pagare i permessi.

Non é incoraggiato lo scambio di informazioni tra dentro e fuori i centri, ad esempio non si possono fotografare gli stabili, non esiste una forma di informazione statale sulla situazione dei centri di accoglienza e deportazione, e ancor piú grave all´interno dei centri di accoglienza, i richiedenti asilo non sono informati sui loro diritti ma solo sui loro doveri.

Non esiste all´interno dei centri di accoglienza nessuna forma di scolarizzazione, intrattenimento e investimento del tempo per gli immigrati. Non esistono classi per i fgli dei migranti, anche se in Germania esiste la scuola dell´obbligo ed il diritto di accesso all´istruzione per tutti é sancito dalla costituzione tedesca.

A sopperire queste mancanze sono le associazioni no-profit e la chiesa, unici che realizzano: corsi di tedesco, offrono consulenza legale, psicologica e di integrazione sociale. Spesso le associazioni vengono limitate e contrastate dalla legge e si trovano in alcuni casi a dover lavorare in incognito per trasportare materiale informativo all´interno del centro.

Juma un emigrato africano, proveniente dal Ciad doveva essere deportato in Italia il 28 agosto 2013, secondo il patto di Dublin II. Le sue impronte digitali erano state precedentemente registrate in Italia, quindi secondo il patto di Dublin II doveva essere l ´Italia a decidere la validitá della sua richiesta di asilo e non gli era concesso aprire la pratica in un altro paese europeo. Per evitare la deportazione in Italia si é suicidato 28 maggio.

Il 19 Luglio 2013 c´é stata una manifestazione in ricordo di Juma e a sostegno dello smantellamento dei centri di detenzione e delle leggi sulla deportazione.

Purtroppo Juma non é il primo caso di suicidio per la sua disperata situazione di richiedente asilo in europa, che noi piangiamo.

http://www.anti-rar.de/doku/PE_english_20.pdf

La maggior parte delle deportazioni avviene da Frankfurth am Main, il pilota dell´aereo puó scegliere di non far volare l´aereo con un deportato sopra! Frequentemente le deportazioni non vengono annunciate al personale di bordo, proprio perché spetta al pilota la decisione se far proseguire il viaggio ad un deportato oppure no. Buona norma é quindi che l´extracomunitario in aereporto e all´atto di salire sull´aereo faccia presente a tutti la sua situazione, se necessario anche urlando.

In particolare la Lufthansa, compagnia aerea usata frequentemente per deportare, dopo la pressione attuata dai consumatori e dall´associazione piloti, si é rifiutata di ospitare future deportazioni.

Berlin Oranien platz in Kreuzberg da ottobre 2012 esiste e resiste un accampamento di rifugiati, il Refugees Camp, un iniziativa che ha riunito la forza di immigrati provenienti da diversi centri di accolgienza tedesca in una marcia simbolica da Wurzburg alla capitale, un viaggio lungo un mese per attraversare a piedi 600 km della Germania e arrivare nella capitale per chiedere il diritto di asilo, a Gennaio 2013 i rifugiati hanno anche occupato una scuola abbandonata che é ancora oggi attiva, sono state organizzate molte iniziative, scioperi della fame, occupazioni di ambasciate, incursioni in uffici pubblici.

La marcia ha avuto un grosso impatto sui media cosicché da costringere il governo a ricevere una commissione, purtroppo le richieste avanzate non sono state accettate, l´unica piccola vittoria é stata l´abolizione del Residenzpflicht in alcune regioni del paese, il Residenzpflicht letteralmente “Il requisito di residenza” è l´obbligo per i richiedenti asilo, sia chi lo ha ottenuto che le persone in attesa di risposta, a risiedere solo nella zona loro assegnata.
La protesta non é ancora finita.

http://www.refugeetentaction.net
http://www.refugeetribunal.org
http://www.anti-rar.de/doku/PE_english_20.pdf
http://asylstrikeberlin.wordpress.com/

Ci saranno mai nuove elezioni a Conakry?

La manifestazione del 18 aprile è stata organizzata riguardo la convocazione delle elezioni legislative per il 30 giugno, l’ultima data proposta era il 12 Maggio.

L’opposizione accusa il governo di aver rimandato la data con una decisione attuata in modo unilaterale. In vista della protesta le autorità hanno dispiegato quattromila uomini delle forze di sicurezza.

Almeno 15 persone sono rimaste ferite negli scontri tra manifestanti di opposizione e forze di sicurezza a Conakry.

Quattro persone, a detta del portavoce del governo, sono state ferite da proiettili “di origine ignota”, mentre le altre sono rimaste ferite quando i manifestanti hanno lanciato pietre. Ancora ci tocca sentire queste baggianate invece che assuzioni di responsabilità.

Almeno un uomo è in condizioni critiche, nel pronto soccorso dell’ospedale Donka. Il cui portavoce dichiara: “Gli hanno sparato allo stomaco. Sta sanguinando ma non abbiamo i mezzi per curarlo”.

A chi dice che le nostre passate attività di alfabetizzazione informatica e corsi audio video sono inutili in un paese che muore di fame rispondo con la speranza che si possano generare reporter, necessari allo sviluppo culturale ma anche alla controinformazione, visto che ciò che traspare nella stampa internazionale è cosparso di ignoranza in merito ai fatti e bugie istituzionalizzate.

Manifestazioni, scontri e morte a Conakry

Si è svolta una manifestazione nella capitale Conakry, Mercoledì 27 Febbraio 2013, per chiedere uan totale trasparenza riguardo le prossime elezioni e per finalizzare la transizione con il precedente governo.

Le elezioni del 2010, che furono anche le prime elezioni democratiche, da cui è uscito vincitore Alpha Condè, sono state accusate di frode e si era parlato di nuove elezioni nel 2011 poi rimandate di continuo, l’ultima data proposta è per il 12 Maggio 2013.

Durante la manifestazione sono morte almeno 3 persone, circa 200 i feriti tra cui anche militari. Una di queste morti è ambigua, probabilmente dettata da odio razziale, l’esercito ha sparato su un adolescente che stava camminando da solo lontano dalla zona degli scontri. La popolazione è rimasta delusa dalla soluzione violenta che questo governo “democratico” ha scelto di attuare, mantenendo la stessa linea delle precedenti dittature. Gli scontri di conseguenza sono proseguiti nei giorni seguenti, con scene di violenza registrate in alcuni mercati e sulle strade principali. Da Sabato i principali mercati della capitale sono quasi completamente chiusi. Oggi sono stati registrati nuovi scontri a Enville e nel principale mercato cittadino Medina. Il numero dei morti è salito a 5.

Vi segnaliamo una rassegna stampa dei fatti che stanno accadendo a Conakry

Lingua inglese:

http://www.france24.com/en/20130302-clashes-continue-guinea-despite-calls-calm

http://www.miamiherald.com/2013/03/04/3265934/guinea-attacks-on-2-private-radio.html

Lingua francese:

http://www.lejourguinee.com/index.php/fr/nouvelles/politique/950-guinee-conakry-renoue-avec-la-violence

http://www.guineeconakry.info/index.php?id=118&tx_ttnews[tt_news]=12698&cHash=17af5b266bdb0a5c29125487612ce385

TERZO GIORNO A GAZA

Partire col progetto Moviengtogaza significa cominciare  a conoscere Gaza, non più attraverso gli scritti e i filmati di altri ma coi propri occhi e le proprie emozioni, consapevoli degli eventi che hanno denotato la storia di questa striscia di terra,  sotto occupazione e strangolata dall’esterno e dall’interno.

La prima escursione di oggi la facciamo accompagnati da un video maker gazawi al centro di Gaza city, la vecchia città, popolata fin dal quindicesimo secolo a.C.

Vediamo il mercato, i luoghi di culto, i vicoli stretti e malconci. Siamo nel cuore della città e della sue tradizioni sotto un sole cocente. Vik  ha le maniche arrotolate  e  subito sente gli occhi addosso, in particolare sul tatuaggio e due uomini che parlottano e indicano. Solo alla sera scopriremo che il corano vieta di modificare il proprio corpo, perché non appartiene agli uomini ma ad Allah e la legge impedisce ai palestinesi di mostrare questo tipo di segni indelebili, cosa che anni fa era totalmente contemplata e permessa.

Il cibo è invitante e profumato; formaggi, spezie, olive, diversi te e piante aromatiche. Qui ogni frutta ed ortaggio ha il sapore che i nostri super mercati ci hanno fatto dimenticare.

Ci muoviamo fra vie strettissime, destra, sinistra e siamo davanti ad uno spiazzo enorme, di sabbia, con alcuni ruderi al centro e svariati buchi. La vecchia prigione  e stazione di polizia, bombardata nell’ultima guerra ben 15 volte, coi detenuti al suo interno.

La prossima visita è all’associazione Shababik Gaza, o finestre su Gaza, un’associazione che si finanzia attraverso il ministero della cultura e il supporto di progetti internazionali che attraverso il lavoro di volontari cerca di dare supporto e spazio agli artisti di Gaza, attraverso corsi, esposizioni, eventi e partecipando al network delle realtà culturali della Striscia.  Vi partecipano fotografi, pittori, video maker e cerca di dare spazio a talenti che altrimenti rimarrebbero inespressi. Il coordinatore ci spiega che essere un artista oggi a Gaza non è cosa semplice. A  causa dell’occupazione, della crisi energetica e dell’orientamento fortemente religioso del potere politico che influisce sulla libertà di espressione e sui codici del linguaggio. -“Rappresentare un corpo, vestito o nudo, o un volto è possibile solo se non lo si vuole mostrare pubblicamente, se rimane un lavoro privato di studio. Per non finire  in contrasto con l’autorità bisogna cercare un metodo di rappresentazione non diretto, come con l’arte astratta” ci spiega il coordinatore del centro.

A Gaza le coincidenze paiono perfette e mentre ci intratteniamo ad intervistare la direttrice del centro, attivissima nel lavoro coi bambini che ci spiega un po’ l’evoluzione dei movimenti giovanili degli ultimi anni conosciamo anche una giovanissima regista di cinema drammatico, dell’università di Gaza con la quale ci incontreremo nei prossimi giorni per discutere il nostro progetto.

Dopo il centro Shababik Gaza andiamo all’inaugurazione di un ristorante dedicato a Vittorio dove ci viene offerta una cucina fusion italo-palestinese.

Lì abbiamo l’occasione di incontrare finalmente molti internazionali e compagni palestinesi che lavorano a Gaza nell’ambito di vari Centri per i diritti umani e Centri giovanili ed artistici.

All’improvviso, dopo il buffet, veniamo piacevolmente sorpresi da un gruppo di ragazzi del quartiere che per caso stava facendo acrobazie di ogni genere al di là della strada: figure di breakdance, un accenno di parkur, salti mortali all’indietro, e per finire una difficilissima serie di ruote e flicks degne del miglior Yuri Keki nel bel mezzo di un’incrocio trafficato…

Questa è la Gaza delle nuove generazioni: vogliosa di liberare e praticare col proprio corpo, bisognosa di esprimersi non solo con la lotta politica strettamente intesa. Rischiando con pratiche e danze estreme in un luogo dove la parola ‘estremo’ perde di qualsiasi significato. Quasi ad urlare la loro voglia di decidere quale rischio correre, essere coscienti dei loro corpi.

Torniamo a casa insieme ai ragazzi e ragazze incontrati durante la giornata per un breve scambio di idee sul nostro progetto filmico, come strutturarlo, di cosa parlare, la fattibilità etc..

Troviamo un gruppo molto interessato a partecipare, attento ed attivo: chi scrive, chi fotografa, chi semplicemente milita. Ma ognuno voglioso di confrontarsi e discutere sulla società in cui vive, affrontando anche temi difficili e tabù che la società gazawi contemporanea vorrebbe cancellare.

‘Buttiamo giù’ qualche idea di tematiche interessanti da sviluppare e il discorso si sofferma sul fatto che fra la gioventù di Gaza esistono molti lost talents, talenti mancati, che per difficoltà nello studiare, presi da lavoro, famiglie numerose e bombardamenti, confinati nella libertà di movimento, non saranno mai famosi professionisti e campioni che il mondo intero potrebbe apprezzare. Subito si accende un dibattito sul perché ciò accada, sulla responsabilità che la società gazawi ha nel permettere che questi talenti vengano ‘persi’ fra le strade di Gaza City.

Ci troviamo quindi ad andare al di là della discussione su un progetto filmico, arrivando a discorsi esistenzialisti estremamente profondi. Finiamo per confrontarci in uno scambio interculturale notevole, a qualsiasi livello: sociale e politico, ma anche intimo ed umano.

Un’intimità ed umanità che spesso le tirannidi benpensanti reprimono e sanciscono, anche nell’intento di cancellare quella memoria storica che potrebbe essere arma di dissenso.

Ma questi ragazzi, la gioventù di Gaza, vuole ricordare questa memoria storica, vuole ritrovare la sua intimità, vuole ottenere la libertà che ogni essere umano rincorre e che qui più che mai ha senso ottenere.

Qui a Gaza. Non altrove, costretti ad emigrare in un altro paese.

La libertà molti di loro la vogliono nella loro casa perché ora più che mai andarsene sarebbe perdere la loro casa.

MOVIENG TO GAZA

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Visita l’articolo completo su Moviengtogaza!

Marchan miles en apoyo a demandas de estudiantes de la Normal de Ayotzinapa

Chilpancingo, Guerrero, 2 de febrero.

Miles de personas marcharon hoy en apoyo a los estudiantes de la Escuela Normal Rural de Ayotzinapa, y sus demandas de realizar juicio político al gobernador Ángel Aguirre Rivero y castigar a los autores intelectuales y materiales de la muerte de los alumnos Gabriel Echeverría de Jesús y Jorge Alexis Herrera Pino, ocurrido durante el desalojo del 12 de diciembre de la Autopista del Sol México-Acapulco.

Por la mañana, integrantes de la Federación de Estudiantes Campesinos Socialistas de México –a la que pertenecen los alumnos de las 16 escuelas normales rurales del país– efectuaron en la Normal de Ayotzinapa un acto solemne en memoria del guerrillero Genaro Vázquez Rojas, fundador de la Asociación Cívica Nacional Revolucionaria (ACNR), muerto hace 40 años.

Posteriormente, se trasladaron a Chilpancingo, donde los esperaban organizaciones campesinas de la Costa Grande, Costa Chica y Montaña, para marchar rumbo al palacio de gobierno.

Pablo Juárez Cruz, dirigente de los normalistas, rechazó los señalamientos de diputados locales y federales, sobre todo del PRD, así como de funcionarios de las Secretaría de Educación Pública y Secretaría de Educación de Guerrero (SEG) de que no procede el juicio político contra Aguirre Rivero.

Juárez Cruz anunció que una asamblea acordó que el próximo lunes regresarán a clase con maestros de la Universidad Autónoma de Guerrero (UAG) y otras instituciones educativas, porque “ya contamos con una propuesta de trabajo que esperamos sea aceptada por las autoridades educativas, que ahora dicen que por la normatividad que rige no se puede recuperar clases con maestros de fuera.

Preguntamos al gobierno de Ángel Aguirre que si cuando asesinaron a nuestros compañeros respetaron la normativa de la ley que prohíbe el uso de armas en las manifestaciones, y ahora el gobierno perredista pretende desconocer el semestre y violar nuestros derechos humanos y el derecho a la educación, agregó.

Dijo que si el gobierno estatal tiene voluntad política, entonces que ordene a la titular de la SEG, Silvia Romero Suárez, que convoque a los maestros de base de la Normal de Ayotzinapa el martes, cuando se inicia el semestre, y los obligue a impartir clases. Pero debe saber que, de todos modos, nosotros vamos a recuperar el semestre a partir del lunes venidero con los maestros externos que coordina el profesor Arturo Miranda Ramírez.

Miranda Ramírez, también dirigente de la ACNR, consideró que el ideario de Genaro Vázquez Rojas sigue vigente.

Hoy, más que nunca, la lucha contra la oligarquía mexicana se hace más que necesaria; la mejor prueba es que son más de 50 millones de mexicanos los que viven en pobreza extrema debido al sistema capitalista.

Fonte: la Jornada: http://www.jornada.unam.mx/2012/02/03/sociedad/042n1soc

Noticias sobre la Escuela Normal Rural de Ayotzinapa